E il Cervino svetta in via Cenisio

Kurt Lauber, secondo da sinistra, con l’autore della cronaca che state leggendo (alla sua sinistra) e con Laura e Giorgio Aliprandi, celeberrimi studiosi milanesi della cartografia storica delle Alpi. Nella foto in alto Lauber incontra Oreste Ferré, salito tre volte in vetta al Cervino anche per la difficilissima parete nord (ph. Serafin/MountCity).

“E’ il mese di agosto: sono seduto nella mia piccola cucina della capanna Hornli, a 3260 m di altezza ai piedi del Cervino, circondato da un paesaggio di ghiacciai e da ventinove quattromila, Fa freddo, fuori nevica da due giorni… non c’è molto da fare, così ho tempo di meditare su Dio e sul mondo, e per farlo non esiste posto migliore di questo”. Così inizia, con il racconto di una gelida giornata di otto anni fa, il libro “Il guardiano del Cervino” (Bellavite editore) che l’autore Kurt Lauber ha presentato la sera di giovedì primo febbraio presso la sala Bramani della sezione SEM del Club Alpino Italiano in via Cenisio. Un personaggio semplice, una guida di Zermatt che da ventitre anni tiene aperto per tre mesi d’estate il rifugio più ambito dagli appassionati che vogliono salire il Cervino dalla via classica svizzera, quella scoperta da Whymper nella sua epica e tragica scalata del 1865. Kurt ha scalato la sua montagna più di quattrocento volte ed ha partecipato a più di duemila spedizioni di salvataggio e, talvolta, di recupero. Ma non racconta quasi nulla delle sue ascensioni, ci parla della sua giornata tipo assieme al suo team, della levataccia quotidiana alle tre e mezza per accendere il generatore e svegliare guide ed alpinisti, per preparare le colazioni, sbucciare fino a cinquecento chili di patate al giorno (“arriviamo a servire anche trecento pasti a pranzo”), occuparsi delle manutenzioni. E poi informare gli alpinisti, preoccuparsi della loro sicurezza e della loro attrezzatura. E poi la cena. Forse per questo una giornata di neve in cui restare isolati non è poi così male.

Intervistato da Roberto Serafin, Kurt ci dice che fra due anni lascerà la capanna ad un’altra guida, più giovane, soddisfatto per il lavoro fatto: dal 2015 la capanna è stata rimodernata, diminuiti i posti per la notte ora più comodi, migliorato il servizio diurno con una cucina più efficiente ed una sala più spaziosa. I prezzi sono aumentati e di conseguenza la clientela è diventata più scelta e responsabile, la percentuale degli alpinisti con guida è aumentata all’80% ed il numero degli incidenti mortali “prima del 2015 erano da dodici a venti ogni stagione” è sceso. “Nessuno nel 2016, non accadeva da quarant’anni”. Una vita intensa, un bel traguardo. Gli alpinisti ringraziano.

Dario Monti

www.viestoriche.net

Lauber posa alla Società Escursionisti Milanesi con alcuni rappresentanti del Comitato culturale e scientifico che ha organizzato la serata (ph. Serafin/MountCity)

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