Dolomiti 1865, l’irresistibile diario di W. D. Freshfield

Dal 1860 al 1870 W. D. Freshfield si dedicò all’esplorazione delle Alpi, compiendo una lunghissima serie di prime ascensioni. Si unì spesso in cordata con Francis Fox Tuckett e Leslie Stephen.

Con “Le Alpi Venete”, nella collana “Pionieri dell’Alpinismo Dolomitico”, è uscito in gennaio un fascicolo con la pubblicazione inedita della prima parte del diario autografo dell’inglese William Douglas Freshfield (1845-1934), scritto tra fine maggio e metà luglio 1865 durante la traversata dalle Dolomiti alle montagne della Svizzera. “Ten days in the mountain of Venetia”, titolo dato da Freshfield, è l’emozionante testimonianza della prima grande traversata alpinistica delle Dolomiti da Agordo a San Candido. E’ grazie al non semplice lavoro di decifrazione del manoscritto autografo che appartiene alla sua collezione e di traduzione compiuto dal milanese Angelo Recalcati e da sua sorella Maddalena (che purtroppo non c’è più) se adesso possiamo goderci la lettura percorrendo i paesi, le valli, i passi e le creste delle Dolomiti di più di 150 anni fa al seguito di una fantastica cordata composta dal ventenne ma già esperto alpinista inglese con le due guide Francois Devouassoud di Chamonix, suo compagno inseparabile, e Peter Michel di Grindelwad, ma anche da Francis Fox Tuckett, John Henry Backhouse e George Fox. L’avventura di Freshfield comincia il 29 maggio 1865 con partenza da Venezia, prima in gondola fino alla stazione di Santa Lucia e poi in treno fino a Conegliano e da qui in carrozza fino a Belluno. Da non perdere sono le pagine che raccontano i 10 giorni di viaggio da Londra a Venezia passando da Parigi, Salisburgo, Vienna, Graz e Trieste, l’Europa di allora. Il 30 maggio i sette esploratori pionieri partono prima dell’alba da Belluno e vanno in carrozza fino ad Agordo, quindi proseguono a piedi mentre i loro bagagli vengono mandati a dorso di mulo fino a Caprile. “Alle nove circa”, annota Freshfield, “tutti i nostri preparativi erano terminati e ci incamminammo a piedi. La processione ‘armata’ causò un piccolo sconcerto nelle supposizioni della gente del posto che, come ci raccontarono più tardi le guide, era giunta alla conclusione che i nostri attrezzi, così strani a vedersi, servissero a frantumare le rocce in cerca di oro e che eravamo un gruppo di minatori che vagavano sulle montagne in cerca di luoghi favorevoli all’apertura di una miniera”. Gli attrezzi così strani a vedersi erano le piccozze e i rotoli di corda.

Il fascicolo distribuito con “Le Alpi Venete”. Nell’immagine in alto alpinismo nelle Dolomiti alla fine dell’Ottocento.

Il giorno dopo, nel Primiero, così lo racconta Freshfield: “La gente del Trentino come la maggior parte dei suoi vicini sono desiderosi di scrollarsi di dosso il giogo austriaco e gli insofferenti ci sospettarono di essere ingegneri francesi che rilevavano il territorio per scopi militari, animati della inverosimile speranza che l’Imperatore Napoleone III volesse ancora completare il suo ‘programma di Milano’, per il quale l’esercito francese si sarebbe quanto prima alleato con l’Italia”. Non va dimenticato che in montagna a quell’epoca ci andavano cacciatori, pastori, cercatori d’oro e pochi altri. Di pagina in pagina cresce l’interesse per questo diario finora inedito che, oltre a farci vivere le tappe della traversata, la meraviglia delle valli e delle cime e le emozioni del gruppo di esploratori, riesce a raccontare anche i pensieri e le abitudini degli abitanti delle località attraversate e il mondo di allora, in montagna ma anche nelle città. Merito di Recalcati l’avere fatto uscire dall’oblio questo irresistibile diario. E merito della redazione di “Le Alpi Venete”, rassegna triveneta del Cai (per informazioni scrivere a: redazione@lealpivenete.it), di cui è direttore responsabile Angelo Soravia e caporedattore Mirco Gasparetto, l’averlo confezionato con tanta sensibilità e ricercatezza grafica.

Marina Nelli

Commenta la notizia.