Comelico, sviluppo e grilli parlanti

L’ambientalismo di Mountain Wilderness viene contrapposto sui media all’operare di una regione, il Veneto, che nella difesa dell’ambiente non sta dando grandi prove con una sola attenuante: avere dirottato fuori dal bacino San Marco a Venezia, grazie alle pressioni degli ambientalisti, le enormi navi turistiche. Adesso però Mountain Wilderness deve vedersela in Veneto anche con il Club Alpino Italiano. Davide contro Golia. Questo almeno si può desumere dalle pagine del Gazzettino che nell’edizione del 7 febbraio 2018 titola su nove colonne “Il Cai scarica gli ambientalisti”. Il quotidiano si riferisce alla battaglia contro i nuovi impianti nel Comelico fieramente condotta e probabilmente persa dai “grilli parlanti” di MW, così chiamati dal presidente generale del Cai considerato persona notoriamente di spirito. Ricapitolando, risale a metà luglio l’intesa tra le Province di Bolzano e i Comuni di Sesto e Comelico superiore (Belluno) per la realizzazione di infrastrutture per l’integrazione dei comprensori turistici Croda Rossa-Monte Elmo e Comelico Superiore. Per il progetto è previsto un investimento di 44 milioni di euro, il 70% coperto con fondi pubblici e il 30% da privati. Mountain Wilderness non ci sta. “È un progetto con danni irrecuperabili per quel territorio, che interessa zone Natura 2000 e Dolomiti Unesco”, sostengono gli attivisti di MW, più che mai convinti che “puntare sulla monocoltura dello sci, per lo più a quote medio basse (Padola è 1200 metri, la cima dei Colesei 1900 metri), non è un modo lungimirante per investire cifre rilevantissime di soldi pubblici”.

A intervenire nelle pagine del Gazzettino sulla questione che vede confrontarsi i vertici di Mountain Wilderness e la comunità comeliana è il rappresentante del Cai regionale veneto Bruno Zannantonio che, a quanto informa il quotidiano, sull’argomento dialogò con MW quando ancora il progetto di collegamento tra Padola e Passo Monte Croce era in fase di studio. Ma ora che il dado è tratto, si domanda Zannantonio, a che cosa serve dialogare? L’amministrazione comunale di Comelico Superiore sta infatti attendendo il parere della Commissione di valutazione dell’impatto ambientale e il cantiere dovrebbe partire già nel 2018. E’ stata dunque una battaglia contro i mulini a vento quella dei dirigenti di Mountain Wilderness che avevano incontrato in dicembre senza esito i rappresentanti della Regola di Padola? Ai posteri l’ardua sentenza. Secondo il Corriere delle Alpi del 23 gennaio starebbe intanto montando “una vera e propria rabbia nella popolazione di Comelico Superiore a fronte delle ripetute prese di posizione di MW da alcuni albergatori accusata di arroganza e superficialità”.

Il progetto dei impianti nel Comelico superiore e nella foto in alto un’incantevole veduta invernale. Questo  settore dolomitico risulta profondamente diviso in fatto di risorse economiche. Gli effetti negativi del declino dell’industria dell’occhiale sono stati solo in parte contenuti dalle opportunità di lavoro offerte dalla confinante Alta Pusteria, in Alto Adige, dove c’è il tasso di disoccupazione più basso d’Europa. Nella vivace battaglia in corso per rilanciare lo sviluppo economico e sociale del territorio si è inserita l’associazione Mountain Widerness con una serie di proposte.

Cambiando scenario, da che parte della barricata stia di questi tempi il Cai lo si è visto su un altro fronte che impegna Mountain Wilderness assieme, in questo caso, ad alcuni albergatori: l’accordo territoriale per collegare con nuovi impianti l’area protetta dell’Alpe Devero con il domaine skiable di San Domenico in Val Divedro (vedere mountcity: http://www.mountcity.it/index.php/2017/09/26/no-a-nuovi-impianti-albergatori-schierati-in-difesa-del-devero/). Gli impianti, per ora solo sulla carta, comportano non solo skilift, funivie e seggiovie, ma strade di servizio e di accesso, posteggi e garage, alberghi, centri benessere, self-service, bacini idrici atti all’innevamento artificiale mentre gli incantevoli laghetti del Devero minacciano di prosciugarsi sotto l’incalzare del global warming. Lassù al Devero Mountain Wilderness è intervenuta dando vita a un comitato per la difesa dell’area protetta. La speranza era in un primo tempo di poter contare sulla partecipazione della commissione piemontese del Cai per la tutela dell’ambiente montano. Ma anche in questo caso la vocazione ecologica dell’associazione fondata da Quintino Sella si è rivelata poco più di un balbettio di fronte al piccolo arcipelago verde schierato con i suoi bravi grilli parlanti nella tutela attiva del territorio. E ancora una volta si è scoperto come davanti a problemi urgenti nati sull’onda di grosse speculazioni prevalgano nel club di Quintino difficoltà di comunicazione tra i diversi livelli delle strutture associative. Cioè si è constatato come la burocrazia finisca immancabilmente per fare giustizia delle buone intenzioni. Anche se, nel caso del Devero, va riconosciuto che la commissione citata ha espresso in un documento “la più profonda preoccupazione e disappunto per i delineati contenuti dell’ipotesi progettuale ‘Approfondimenti tecnici per l’Accordo territoriale – fattibilità del collegamento dei comprensori di S. Domenico e Devero, nella versione 1 settembre 2017 e le collegate tavole, presentata dalla Società San Domenico Ski a seguito della firma del Protocollo d’intesa con i Comuni di Baceno, Crodo, Varzo e Trasquera sottoscritto in data 24/3/2017 e pubblicamente illustrata a Crodo il 16 ottobre 2017″. Preoccupazione e disappunto? Ci sarebbe da aspettarsi qualcosa di più da un’associazione come il Cai “con una primogenitura che poche associazioni ambientaliste dell’ultima ora possono vantare” come ebbe a dire autorevolmente un past presidente.  (Ser)

One thought on “Comelico, sviluppo e grilli parlanti

  • 13/02/2018 at 17:16
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    dietro agli scempi ambientali di questo tipo c’è sempre l’alibi ” è la gente di montagna che deve decidere” sarà anche vero, ma questa idea poteva avere un suo valore qualche decennio fa,ora se io vado in vacanza e lascio soldi in queste zone ho anche il diritto di dire la mia,di trovare un ambiente decente,ecc.
    Ecco come si esprimeva un past presidente del cai di Bergamo a proposito del collegamento sciistico Lizzola/Colere in pieno Parco delle Orobie (per fortuna il progetto è fallito,il costo stimato era di 60 milioni di euro )
    …Quello del Cai è un atteggiamento di dialogo permanente con la gente che vive in montagna e di montagna;con un autonomia di pensiero che vale sia nei confronti delle istituzioni pubbliche,ma anche rispetto a qualsiasi associazione che pretende di avere una visione elitaria in materia di salvaguardia della natura e del paesaggio”.

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