Scarponi che valgono un tesoro

Il piumino usato da Ugo Angelino, una novità nell’abbigliamento tecnico degli anni Cinquanta.

La notizia l’ha data Leonardo Bizzaro sabato 10 febbraio 2018 sul quotidiano La Repubblica. Bolaffi mette all’asta il 28 febbraio parte dei cimeli della spedizione italiana del 1954 al K2 appartenuti a Ugo Angelino. Tra questi il piumino, la piccozza, le scarpe e diverse fotografie conservate a Biella dove l’alpinista, che fece parte dello squadrone di Ardito Desio, si è spento a 93 anni il 23 dicembre 2016. Il ricavato servirà a finanziare iniziative in ricordo di Angelino perché, si sa, nell’alpinismo il futuro ha un cuore antico. Commerciante e titolare con il fratello di un’impresa, accademico del Cai, Angelino si recò all’epoca in Karakorum in occasione della spedizione italiana che conquistò il K2 occupandosi degli aspetti logistici. Delle polemiche che seguirono quell’impresa, con Bonatti a rivendicare il suo ruolo nella conquista della vetta dopo essere sopravvissuto a un bivacco all’aperto a più di 8 mila metri di quota, Angelino non volle mai parlare. “Quella polemica nacque più avanti sui giornali. Allora non vi fu nulla tra noi”, era solito ripetere. Tra gli uomini del K2, del resto, l’intesa era perfetta e nulla fece presagire le polemiche che avrebbero alimentato la stampa per anni e anni. Aveva 31 anni, Angelino, quando il Cai lo selezionò per “portare l’Italia in cima al mondo” con la spedizione del geologo Ardito Desio. Stette in Pakistan sei mesi a coordinare 600 hunza (i portatori) e fare da retroguardia ai quattro che piantarono l’ottavo campo a 7627 metri per poi abbrancare gli 8611 della cima: Compagnoni, Lacedelli, Bonatti e Gallotti.

È il 30 luglio del ’54. Compagnoni e Lacedelli piantano la bandiera in vetta, Bonatti e il portatore Mahdi passano la notte all’addiaccio a 50 sotto zero. I primi due accusano di essere stati abbandonati da Bonatti (al quale erano state affidate le bombole) senza ossigeno, il capo spedizione Desio conferma e la leggenda si offusca. Ci vollero 50 anni perché il mondo sapesse e la relazione ufficiale venisse ufficialmente ritenuta non veritiera. “Certo, la storia ha dato ragione a Bonatti”, spiegò Angelino, “ma adesso è finalmente venuto il tempo di dimenticare e ricordare Walter per tutte le grandi cose che ha fatto”. Il grosso dei cimeli del K2 fa ora parte delle raccolte del glorioso Museo Nazionale della Montagna al Monte dei Cappuccini di Torino. (Ser)

Ugo Angelino, a destra, accanto all’americano Charles Houston che nel 1953 guidò una tragica spedizione al K2. Sulla sinistra Achille Compagnoni che nel 1954 calcò la vetta con Lino Lacedelli. In alto gli scarponi oggi conservati al Museo della Montagna. Ph. Serafin/MountCity

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