Addio Galasso. La sua legge ci difende dai disastri ambientali

E’ stato un grande difensore della natura Giuseppe Galasso, lo storico napoletano morto a 88 anni a Napoli lunedì 12 febbraio 2018. “La sua legge che poneva limiti precisi alla possibilità di improvvide antropizzazioni sia in quota, sia in riva al mare, ci ha salvati da molti disastri (non da tutti, purtroppo!)”, ha detto nell’apprenderne la scomparsa Carlo Alberto Pinelli, insigne ambientalista, presidente onorario di Mountain Wilderness. Galasso è stato deputato della Repubblica e sottosegretario, dall’83 all’87 durante il governo Craxi, del ministero dei Beni culturali. È stato anche presidente della Biennale di Venezia dal dicembre 1978 al marzo 1983 e della Società Europea di Cultura dal 1982 al 1988. Dal 1977 era socio dell’Accademia dei Lincei.

“Il rilievo scientifico di quasi settant’anni di studi e di ricerche che ha reso Giuseppe Galasso uno degli storici più importanti degli ultimi 50 anni è sotto gli occhi di tutti. Ma oggi”, spiega Lucio d’Alessandro Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli dove lo scomparso insegnava storia moderna, ”mi piace ricordare soprattutto un altro grande lascito di Galasso al nostro Paese: il concetto di tutela del paesaggio come bene culturale, un concetto prima culturale e poi normativo a cui si è dedicato per lunghi anni ed in particolare durante i quattro anni da sottosegretario di Stato al Ministero per i Beni e le attività Culturali (1983-1987) fino alla stesura della legge ‘pilastro’ del settore della tutela paesaggistica in Italia che giustamente porta il suo nome: la legge 431 del 1985 ‘Disposizioni per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale’, da tutti conosciuta come Legge Galasso”.

Giuseppe Galasso riceve nel 2012 la laurea honoris causa all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Alla sua destra il rettore Lucio D’Alessandro, alla sua sinistra Emma Giammattei preside della Facoltà di Lettere. Secondo la legge che porta il suo nome, le regioni vengono obbligate alla redazione di un piano paesaggistico che tuteli il territorio e le sue bellezze. In particolare, i piani possono anche porre la totale inedificabilità in aree alpine al di sopra dei 1600 metri.

Per ricordare al meglio il concetto cardine dei “beni ambientali come beni culturali” il Rettore D’Alessandro, che nel 2012 al Suor Orsola aveva consegnato a Galasso, alla presenza dell’allora Ministro del MIBACT Lorenzo Ornaghi, la laurea magistrale honoris causa in “Conservazione e restauro dei beni culturali”, si affida alle parole dello stesso Galasso contenute nel volume “La tutela del paesaggio in Italia” (Editoriale Scientifica, 2007). “La divisione tra l’ambito dei beni culturali e quello di beni ambientali”, scrive Galasso, “è, indubbiamente, artificiosa come e più di quella tra paesaggio e urbanistica. Mi sono sempre chiesto, di fronte a quel ‘miracolo’ (come lo definiva D‘Annunzio) del Duomo di Orvieto, assiso come si sa su una rupe di più che dubbia stabilità, che ha destato e deve sempre destare grandi preoccupazioni, come si faccia a distinguere l’ambientale dal culturale, il monumento dal paesaggio, il paesaggio dal terreno. E questo non è affatto da ritenere un caso-limite. Nella famosa, anzi famigerata Valle agrigentina dei Templi la situazione è almeno per alcuni versi la stessa”.

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