Fierezza del fuoristrada. Quando la stampa va fuori giri

Nell’illusione che qualcuno li ascolti, alcuni blog dediti alla perenne caccia ai “mi piace” alzano di quando in quando la voce e il sopracciglio. A fare la faccia feroce sono certi columnist (si fa per dire) indignati per la pubblicità radiofonica di un suv che chiama in causa il soccorso alpino. Motivo dell’indignazione? Una voce al telefono chiede al soccorso alpino (che ha ben altro da fare) il recupero della sua vettura presso un rifugio a causa della troppa neve che la blocca. Certo, se avesse usato quella certa auto a trazione integrale della pubblicità non avrebbe avuto problemi. C’è però poco da scandalizzarsi. Soccorso alpino o stradale che sia, la montagna è da quel dì che viene impropriamente usata per reclamizzare le auto fuoristrada in un galoppante analfabetismo per ciò che riguarda l’ambiente naturale.

“La fierezza di essere un fuoristrada vero” è l’agghiacciante titolo letto sul settimanale L’Espresso dell’11 febbraio 2018. Non di pubblicità, a cui tutto è concesso, si tratta, bensì di un articolo redazionale in una pagina di rubriche intitolata “Tentazioni buone belle divertenti irraggiungibili”. Il testo, nella sua infantile ingenuità, fa cascare le braccia. “Altro che urban crossover!”, esclama l’eccitato estensore. Che così prosegue: “In mezzo a uno stuolo di tuttoterreno che giocano a fare le cittadine modello, la nuova (omissis) rivendica fiera la sua capacità di imboccare sentieri impervi e di uscirne a testa alta”. All’antropizzazione di un veicolo a quattro ruote si era finora arrivati solo nei cartoni animati e nel celeberrimo “Maggiolino tutto matto”. Ma questo è niente.

Non sarà sfuggito in questi mesi invernali un suv che fa (“a testa alta”, ovviamente) bella mostra di se nelle pagine dei giornali con le sue ruotone, parcheggiato sulle rive di un idilliaco laghetto alpino ghiacciato dove i pattinatori sembrano indifferenti allo sgradito ospite dalla carrozzeria tirata a lucido. Anche qui il messaggio che si vuole veicolare è ecologicamente ambiguo, anzi esecrabile: con quattro ruote motrici andiamo pure in alta quota a spassarcela e parcheggiamo dove ci pare. Ma quando a prevalere sono le leggi del mercato c’è poco da fare. Sul Corriere della Sera del 22 gennaio 2018 un giornalista specializzato in motorizzazione va in brodo di giuggiole nel raccontare di una nuova costosissima crossover giapponese “che supera con disinvoltura salite sterrate con pendenza oltre il 50 per cento, inclinazioni laterali quando solo una ruota o due fanno presa e discese impressionanti”. C’è sicuramente da aspettarsi un incontro ravvicinato con tale mostro lungo i sentieri, specie se tali sentieri offrono allettanti “inclinazioni laterali”. In tal caso a noi adepti del cavallo di San Francesco non resterà, al sopraggiungere del sullodato suv, che farci rispettosamente da parte. Siamo la parte debole del sistema, che cosa pretendiamo?

Qualche altro esempio? “Alzate i vostri standard” è lo slogan adottato nella pubblicità di uno dei tanti fuoristrada che furoreggiano tra zero e quattromila. “Civiltà fuoristrada” è invece il titolo che si accompagna a un bolide a trazione integrale: un’auto che con scarsa civiltà le piste di sci le affronta in discesa, così come la vettura di formula uno che in Youtube si lanciò, nello spot di una bevanda energetica, giù per la Streif innevata di Kitzbuhel. Ma poiché la “civiltà fuoristrada” non conosce confini né pendenze si scopre, sfogliando i giornali, anche l’esistenza di un suv “che ama l’aria pulita”. E infatti “mostra i muscoli” (sic) nella soffice coltre di neve senza sospettare, non è affar suo, di compromettere il delicato equilibrio tra uomo e ambiente. C’è il sospetto che i pubblicitari siano disastrosamente a corto d’idee.

Qualcuno dei blogger che si scandalizzano per l’uso disinvolto del soccorso alpino nella pubblicità alza mai la voce contro questi spot a trazione integrale? Per dire il vero, a protestare educatamente risulta che sia stato all’inizio del 2017 – e l’Onnipotente gliene renda merito – il presidente della Sat, società alpinistica trentina che gestisce più di 30 rifugi e con i suoi volontari tiene puliti seimila chilometri di sentieri. “La pubblicità rovina la montagna”, ha categoricamente sentenziato il presidente, “dando un’immagine non vera delle nostre vette e attirando turisti che non sanno come muoversi in alta quota e poi finiscono nei guai e hanno bisogno di soccorsi”. Peccato che nessun apprezzabile risultato sembrino sortire, queste parole, per riportare alla ragione gli spot sempre più insostenibili delle case automobilistiche. (Ser)

One thought on “Fierezza del fuoristrada. Quando la stampa va fuori giri

  • 13/02/2018 at 16:34
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    La mia riflessione su queste notizie è perchè non ci sono commenti. Perchè non si pubblica, si rende noto,IL NOME DELL’ESIBIZIONISTA E DELLA MULTA CHE HA DOVUTO PAGARE. Non sarebbe un deterrente? Perchè,… quanti perchè mi pongo… I PARCHI CONCEDONO QUESTA AGGRESSIONE ALLA MONTAGNA?

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