La scalata al Badile che inaugurò il ’68

Il libro di Franco Rho che rievocò l’impresa invernale del ’68 sul Pizzo Badile (3308 m)

I giovani volevano “tutto e subito” pur di abbattere i pilastri del mondo borghese. Era il ’68. Sono passati cinquant’anni. Con largo anticipo, l’atmosfera di quegli anni è stata esemplarmente ricostruita a Milano nella mostra “Revolution” aperta alla Fabbrica del Vapore. Rivoluzionaria fu giudicata l’impresa che aprì nel ’68 l’annata alpinistica: la prima invernale “in stile himalayano” sulla parete nord est del Pizzo Badile, 3308 m, in val Bregaglia, lungo la via tracciata nel 1937 dai lecchesi Cassin, Esposito e Ratti. Con tempismo, Alessandro Gogna la rievoca nel suo blog con qualche aggiunta rispetto al racconto che egli stesso ci regalò in quattro pagine del suo celebre “Alpinismo di ricerca” pubblicato da Dall’Oglio nel 1975. E rivoluzionario fu di sicuro l’impegno con cui Gogna con i compagni Paolo Armando, Camille Bournissen, Gian­ni Calcagno, Michel Darbellay e Daniel Troil­let, dal 21 dicembre 1967 al 2 gennaio 1968, vinsero quella parete corazzata di ghiaccio e spazzata dal vento, una struttura che non trova riscontro in alcun’altra montagna delle Alpi.

Gogna, Bournissen, Armando, Troillet, Calcagno e Darbellay il 2 gennaio 1968 al  rifugio Gianetti.

Furono necessari in quelle gelide festività natalizie ben 10 bivacchi in parete più uno in vetta. “L’impresa”, ricorda Gogna, “è stata generalmente apprezzata ed esaltata dai competenti. Chi era stato negli anni precedenti all’attacco del­la parete e chi l’aveva tentata, riconobbe apertamente che con il metodo alpino non sarebbe stato possibile. Lo stesso Ric­cardo Cassin si è congra­tulato con noi, pur dicendosi un po’ dispiaciuto per il nostro abbandono della sua via negli ultimi 100 metri avendo noi preferito, per le condizioni particolari, tirare diritto invece che traversare a sinistra”. Non mancarono tuttavia le critiche per le corde fisse e per l’elicottero utilizzato per raggiungere la base della parete, ma su questo punto è doveroso rimandare a quanto scrisse Gogna pochi mesi dopo, nell’aprile del 1968, oggi puntualmente ripreso nel suo blog. Per concludere, è appena il caso di ipotizzare che il mondo alpinistico non perderà in questo 2018 l’occasione per celebrare come si conviene l’evento del Badile e rendere omaggio ai compagni di Gogna che non ci sono più: Paolo Armando precipitato nel 1971 sulla Nord del Gruetta, Gianni Calcagno morto nel 1992 sul McKinley mentre con il compagno Roberto Piombo, pure deceduto, stava tentando di ripetere un’altra famosa via tracciata da Cassin, e Michel Darbellay morto nel 2014 nel suo letto. Va tenuto conto che Il 15 marzo 1968 fu pubblicato da Tamari “Capodanno sulla Nord-est del Badile” scritto dal giornalista Franco Rho e con un’introduzione di Carlo Graffigna. Il libro si esaurì rapidamente, tanto che nel 2004 l’editore Nordpress ne fece una seconda edizione. Per saperne di più: http://gognablog.com/vita-dalpinismo-01-1a-invernale-alla-nord-est-del-pizzo-badile/

PS. E’ possibile incontrare Alessandro Gogna a Parma giovedì 15 febbraio 2018 alle ore 12.30 alla prima edizione di “Turismo&Outdoor”, una fiera che ha lo scopo di avvicinare i luoghi del turismo outdoor al mondo dello sport all’aria aperta. Gogna insieme con il collega guida alpina Stefano Michelazzi affronta il discorso alla frequentazione della montagna: oggi, a tutti i livelli di difficoltà, muoversi responsabilmente e accompagnare in montagna significa aver maturato varie esperienze, da quella personale a quella tecnica. Turismo&Outdoor si tiene nel Quartiere fieristico di Parma, in Viale delle Esposizioni 393A. Sul sito della manifestazione tutte le informazioni generali: http://teofestival.it/tickets-e-orari/

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