L’ultima battaglia di Renata

Difficile sarà dimenticare il sorriso di Renata Viviani che un male a lungo combattuto ha portato via il 22 febbraio 2018. Ma per molti sarà ancora più difficile fare a meno della sua tempra, del suo coraggio, della sua fermezza. E di quella combattività con cui è intervenuta per fare chiarezza su una pagina oscura nella storia recente del Club Alpino Italiano. Nel 2014 è stata la Viviani, che ultimamente occupava la carica di consigliere centrale dopo essere stata presidente delle sezioni lombarde, a sconfessare in una lettera inviata al presidente generale Umberto Martini gli accordi in corso con la Federazione motociclistica italiana. L’incontro, all’epoca definito con deferenza “storico”, tra Umberto Martini e Paolo Sesti presidente della Federazione Motociclistica Italiana avrebbe dato il via nientepopodimeno a “un dialogo costruttivo che porterà a nuovi incontri e ad un tavolo di lavoro su progetti condivisi”. Erano tempi in cui, sicuri della loro maggioranza in Regione, i promotori del progetto di Legge 124 (Forza Italia e Lega Nord), primo firmatario un consigliere berlusconiano, proposero di introdurre una deroga per consentire ai Comuni di autorizzare, dove è vietato, il transito “temporaneo” dei mezzi motorizzati. E questo ha poi puntualmente deciso l’8 luglio 2014 la Commissione agricoltura della Regione Lombardia, sia pure accogliendo alcune varianti al testo originale, dando via libera al PdL 124 “Modifiche ed integrazioni alla l. r. 5 del dicembre 2008, Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale”. Renata Viviani non esitò a battersi contro questa iniziativa partecipando a un appello alla Regione che raccolse 40 mila firme e incontrando consensi nell’ambito del sodalizio e dell’opinione pubblica. Lasciò un segno indelebile, Renata, soprattutto per avere interpretato la parte buona del Cai, cioè la stragrande maggioranza dei soci pronti a battersi per l’ambiente e fermi nei loro principi. “Il fatto che una pratica contraria ai principi condivisi dal sodalizio sia ampiamente diffusa”, era scritto nella citata lettera della Viviani alla dirigenza del Cai, “non implica che essa debba beneficiare di una considerazione più favorevole ma deve spronarci alla ricerca di strumenti maggiormente efficaci per contrastarla. Nello specifico: se l’uso ludico dei mezzi motorizzati sui sentieri, sia nelle forme consentite dalla norma che in quelle illecite, sta aumentando in modo rilevante, nulla cambia rispetto agli impegni che il Cai si è dato in materia e che sono chiaramente espressi dal Bidecalogo approvato nel 2013 dall’Assemblea dei Delegati”.

Renata riceve l’abbraccio dell’attuale presidente del Cai Vincenzo Torti.

Parole e concetti, quelli più sopra riportati, di cui purtroppo ogni tanto qualcuno sembra dimenticarsi. A lasciare il segno è stato, per concludere, anche l’ intervento della Viviani sulla donna, il Cai, la famiglia, uno dei temi strategici, al centesimo Congresso del Club alpino (Firenze, 31 ottobre e 1° novembre 2015). “La donna, anche nel Cai, non è solo mamma”, precisò l’intrepida Renata prendendo spunto da una frase particolarmente contestata o poco apprezzata, “ma è entrata a pieno titolo in tutti i ruoli dell’associazione. Ciò ha fornito all’associazione un contributo importantissimo per superare una visione lungamente solo maschile e, ahimè, spesso maschilista”. Addio Renata, come darsi pace per questa tua ultima battaglia perduta contro il male? (Ser)

One thought on “L’ultima battaglia di Renata

  • 28/02/2018 at 14:06
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    ora il sole è un pò meno splendente
    ciao Renata

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