Quando Quilici si tuffò nelle Alpi

Morto a Orvieto il 24 febbraio 2018, Folco Quilici legò la sua fama di documentarista anche a una serie dedicata alle Alpi che nel 2001 venne distribuita in dvd dopo la pubblicazione in videocassette. Nella sterminata produzione di Quilici, si tratta però di una parentesi forse troppo in fretta dimenticata. Invano si cerca un cenno a questo suo “tuffo” negli abissi delle Alpi nei tanti “coccodrilli” pubblicati dai giornali alla sua scomparsa. “Scrittore, naturalista e divulgatore”, si legge su La Repubblica, “fu uno dei più influenti pensatori al mondo (come riconobbe Forbes nel 2006) in tema di ambiente e culture, ricordato per i suoi tanti film pluripremiati dedicati al rapporto tra uomo e mare”. Antonio Cianciullo, sempre su La Repubblica, ricorda come Quilici sia stato “il pioniere che mostrò agli italiani la natura negli abissi” riferendosi evidentemente ai magistrali “Sesto continente”, “L’ultimo paradiso”, “Ti-Koyo e il suo pescecane” che incantarono generazioni di spettatori.

Folco Quilici (1930-2018) con Wolfgang Thomaseth che curò le riprese alpinistiche dei documentari sulle Alpi. Ph. Serafin/MountCity

Di sicuro Quilici fece amare la natura più di qualsiasi altro cineasta, ed è un peccato che le sue Alpi siano considerate un’opera minore e/o poco considerata come c’è da aspettarsi in un paese balneare come l’Italia. Ma forse il grande documentarista ebbe qualche problema esistenziale nel passare dagli amati abissi del mare alle rocce e ai ghiacci delle Alpi, ambiente in cui sembrò sentirsi estraneo. Con il titolo “Le Alpi di Folco Quilici”, i tre dischi raccontano soprattutto le Alpi dal cielo con lunghi e insistiti piani sequenza realizzati dall’elicottero e commentati dalla voce dello stesso Quilici. Non mancano in questa “grande opera filmica” (così la promosse il Cai che vi investì alcune delle migliori forze del volontariato), sequenze alpinisticamente interessanti. Notevole è la scalata del gruppo dei Rondi al celeberrimo Spigolo giallo in Lavaredo sul quale offrì grandi prove Emilio Comici. I documentari illustrano rispettivamente: 1) Le Giulie e le Carniche, le Dolomiti del Venerto, le Alpi dell’Alto Adige, 2) Le Alpi del Trentino e di Lombardia e, 3) Piemonte, Valle d’Aosta e Marittime e Liguri. Ideazione e coordinamento sono di Bruno Delisi con l’assistenza operativa di Italo Zandonella Callegher, alpinista accademico, scrittore, che pochi anni dopo questa esperienza è stato nominato socio onorario dell’associazione. Il contributo ai testi è di Oreste Forno, Teresio Valsesia, Giacomo Priotto, Alberto Re, Aldo Varda, Claudio Smiraglia. Le riprese alpinistiche sono state affidate all’esperto Wolfgang Thomaseth, mentre direttore della fotografia risulta Riccardo Grassetti. Incaricata della distribuzione è stata a suo tempo la Multimedia San Paolo.(Ser)

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