Canalone della morte, botta e risposta con i francesi

Rimuovere i cavi dal canalone del Gouter lungo la normale al Monte Bianco? Se lo domanda il 12 febbraio 2018 in Francia il quotidiano “Le Dauphiné Liberé” alla luce dell’ennesima ecatombe. Sedici sono stati i morti nel 2017 e la causa principale viene indicata, dall’autore del servizio Antoine Chandellier, nell’illusoria sensazione di facilità indotta dall’attrezzatura installata sulle rocce: corde, scalette, infissi vari. In base a una statistica sui tanti incidenti che ogni anno si ripetono con puntualità esasperante, si scopre secondo il quotidiano che la maggior parte riguarda alpinisti senza guida soprattutto in fase di discesa e che l’affaticamento accumulato nell’ascensione può essere considerato il maggior responsabile in quel deleterio allentarsi della concentrazione al ritorno verso valle. Niente comunque che riguardi, secondo il quotidiano, le ben note frane che si abbattono nel canalone del Gouter. In un rapporto stilato da Pascal Chappelland, presidente della compagnia delle guide di Saint-Gervais, e da François Marsigny, responsabile della Scuola nazionale di sci e alpinismo (Ensa), sarebbe opportuno fare più o meno piazza pulita dei cavi che hanno trasformato questa salita in una via ferrata. Gli incidenti però si registrano, secondo “Le Dauphiné Liberé” là dove i cavi sono assenti. Che cosa concludere? Chappelland rimane della sua idea. “Facilitare l’accesso a questo itinerario”, spiega, “significa aprirlo a gente impreparata a salirlo. D’altra parte risulta difficile mettere in atto un provvedimento che consenta la salita solo a chi dimostra di essere in grado di farlo, come vorrebbe Jean-Marc Peillez, sindaco di Saint-Gervais”. Sull’argomento interviene  Luciano Ratto, presidente onorario e fondatore del Club 4000 (www.club4000.it) che conta 665 soci di 12 Paesi diversi. Autore di un dossier sull’annoso problema del canalone della morte pubblicato anche in questo sito, Ratto esprime sconcerto, in una lettera mandata in questi giorni al “Dauphiné Liberé”, per “l’indifferenza che finora le autorità competenti hanno dimostrato verso il canalone della morte”.

La via attrezzata nel couloir du Gouter. In alto il Dome de Gouter che domina la salita (ph. MountCity)

”In Italia”, scrive Ratto, “questa mia denuncia ha avuto molta eco su tutti i media (stampa, blog, siti internet); spero che la stessa attenzione si possa registrare anche in Francia, ma non mi sembra che sia così. Ho letto che è in corso uno studio approfondito ma francamente i risultati non mi sembrano convincenti quanto potrebbe esserlo la soluzione proposta nel mio dossier che prevede di attrezzare una via sulla costola destra orografica del canalone. Una soluzione sostenuta anche da Dumler e Burkhardt come risulta a pagina 10 del dossier. Questa via peraltro è suggerita come la variante 192 dalla Guida Vallot, a pagina 111: si presenta nel suo insieme, secondo la Vallot, della stessa difficoltà (PD) della solita via, ma è assolutamente sicura e porta sulla cresta Payot, all’altezza dei Rochers Rouges, da cui facilmente si raggiunge il Rifugio del Goûter”.

“Alpinisticamente”, sostiene Ratto, “questa variante parrebbe perfino più interessante dell’attuale via e potrebbe essere messa in sicurezza, su indicazione delle Guide Alpine di Saint-Gervais, con impiego di imprese locali, attrezzandola con cavi, fittoni, corde, scale, protezioni varie. Ritengo che potrebbe essere realizzata in poco tempo (qualche mese di lavoro) e con spesa contenuta: comunque tra tutte le soluzioni ipotizzabili sarebbe senza dubbio la meno costosa e la meno impattante sull’ambiente naturale. Inoltre mette conto osservare cha sarebbe in linea con i principi dettati da Paul Petzl, Presidente della Fondazione Petzl”.

Grazie alla soluzione che Ratto giudica opportuna, vale a dire l’attrezzatura della via di salita sulla destra orografica del canalone verso la cresta Payot impedendo quindi drasticamente l’attraversamento del canalone sottoponendosi a micidiali scariche di pietre, si potrebbe porre fine al massacro. “Sarebbe un risultato grandemente soddisfacente e meritorio per tutti noi, francesi e italiani”, conclude Ratto invitando a diffondere questa sua proposta presso le pubblicazioni di montagna francesi ritenute più qualificate. (Ser)

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