Dévar, paradis di nost montagn. Una passione che viene da lontano

La locandina dell’incontro a Milano per la presentazione del Comitato Tutela Devero.

E’ davvero un luogo paradisiaco in tutte le stagioni il Devero, e non ci si stanca di tornarci per vagabondare tra un alpeggio e l’altro, assistere al tramonto dalla val Buscagna, specchiarsi nelle acque del lago Nero, deliziarsi fra le pietraie del Pian della Rossa o nella remota Val Deserta, risalire la meravigliosa mulattiera che partendo da Goglio s’insinua tra i precipizi, attraversare il Grande Est fra torbiere e pascoli. I sentieri sono conservati con cura per evitare e contrastare il logorio del continuo passaggio, le baite vengono restaurate con metodi rigorosamente tradizionali, compresa la sapiente disposizione delle speciali beole sui tetti che vengono fatte arrivare dal vicino Vallese perché più rispondenti alle caratteristiche originali. L’area è inserita dall’Unione Europea tra i Siti di Interesse Comunitario e tra le Zone di Protezione Speciale, e tutti noi dobbiamo frequentarla in modo rispettoso, quasi in punta di piedi. Per questo motivo va ribadito che occorre contrastare con tutte le forze  il progetto di nuovi impianti sciistici che comprometterebbero lo splendore naturale di quest’area.

A operare per una ragionevole conservazione è adesso il Comitato Tutela Devero che viene presentato a Milano presso il Patagonia Store di corso Garibaldi 127 mercoledì 28 febbraio 2018 alle ore 19 con la partecipazione, tra gli altri, di un alpinista illustre quale Alberto Paleari, autore di guide che illustrano le attrattive della sua Ossola da lui definita “bella e buona”, speculazioni permettendo. La serata, come annuncia la locandina che qui pubblichiamo, è l’occasione per raccontare il progetto che prevede nuovi impianti nella selvaggia Val Bondolero per realizzare un collegamento tra la stazione sciistica di San Domenico di Varzo e l’Alpe Devero, con il rischio di compromettere inesorabilmente la bellezza e il modello di sviluppo perseguito da generazioni battendosi se necessario contro un’impiantistica invasiva e indifferente agli equilibri naturali di questo paradiso.

Precisato che il Cai si è dichiarato estraneo al comitato e avrà avuto le sue buone ragioni per farlo, è da più di un secolo che cittadini amanti del bello si battono perché il Devero non venga stravolto da speculazioni di ogni genere come ora si cerca di fare con l’intento dichiarato di “avvicinare le montagne” che viceversa stanno benissimo là dove sono. Al cavalier Giovanni Leoni (1846-1920), cittadino di Domodossola, definito il “vate dell’Ossola”, il cui centenario della scomparsa si celebra fra un paio d’anni, va il merito di avere fondato nel 1910 la Società Pro Devero per promuovere all’inizio del secolo lo sviluppo turistico, quando ancora non si parlava di ski-lift e seggiovie. “Paradis di nost montagn, che in nissun sit igh n’han un alt compagn”, lo definì enfaticamente Leoni nel dialetto ossolano (occorre tradurre?) piuttosto simile a quello lombardo.  Autobattezzatosi Torotela, come i cantastorie vagabondi che andavano di paese in paese, Leoni dedicò alla montagna che svetta sull’Alpe Devero una canzone per canto e pianoforte usando come pseudonimo, perché poco convinto dei risultati, il nomignolo di “Pastizza”. Mediocre scalatore ma ottima forchetta, volle soprattutto porre l’accento, nei suoi versi che qui sotto proponiamo, su un aspetto del Devero che particolarmente lo allettava: l’accoglienza rimasta anche oggi esemplare con la buona cucina (all’epoca) dell’albergo Cervandone che nell’odierna barbarie è stato abbandonato e dato alle fiamme in attesa di una probabile ristrutturazione. Qualcuno forse dubita che di lassù il cavalier Leoni, così affezionato al Dévar e alla valle Antigorio (dove amava soggiornare e dove lo hanno ricambiato scortecciandogli per dispetto gli alberelli del suo giardino), possa manifestare un assenso incondizionato agli odierni paladini del “paradis di nost montagn”? (Ser)

Giovanni Leoni

In Antighori i ghan ul Scervandon,

quel pizz ch’u gha la forma d’un crocant;

par nagh ugh vol un alpinista bon,

ma tornand ju glorios e trionfant

in Dévar, a l’albergo u trovarà

la tavla pronta e ‘l lecc par riposà.

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