Di padre in figlio nella fabbrica dei sogni

Sulla continuità generazionale nelle aziende familiari si discute a Courmayeur venerdì 2 marzo 2018 nel corso di un workshop organizzato dalla Fondazione Courmayeur e Deloitte. Ad attirare l’attenzione degli appassionati di alpinismo è la presenza degli esponenti dell’illustre famiglia Gobbi titolare della Grivel che da varie generazioni produce a Courmayeur piccozze e ramponi esportati in tutto il mondo. L’incontro prevede una relazione introduttiva a cura di Ernesto Lanzillo, Private & Family Leader di Deloitte in Italia, che illustra l’atteggiamento delle imprese familiari a fronte di cambiamenti strutturali di scenario, con un particolare focus sul tema della continuità generazionale. In una tavola rotonda tocca a Oliviero Gobbi, amministratore delegato Grivel srl e amministratore unico ABC Company srl, esprimersi sulle opportunità che le aziende familiari incontrano nei loro percorsi di crescita e alternanza delle generazioni. Relatori sono altri personaggi di spicco dell’economia valdostana: Massimo De Salvo, amministratore delegato Gruppo Servisan; Marco Linty, presidente Banca di Credito Cooperativo Valdostana; Laura Roullet, maître de maison Bellevue Hôtel & Spa; Federico Sella, amministratore delegato Banca Patrimoni Sella. L’iniziativa sarà aperta dal presidente del Comitato scientifico della Fondazione Lodovico Passerin d’Entrèves, dal Sindaco del Comune di Courmayeur Stefano Miserocchi, e da Alessandro Puccioni, Partner Deloitte responsabile Audit & Assurance dell’area Valle d’Aosta.

Oliviero, Betta e Gioachino Gobbi. La foto è di Enrico Romanzi. Nell’immagine in alto Tony e Romilda Gobbi in una foto dell’archivio di Gioachino.

“Noi vogliamo mantenere le nostre tradizioni, tenendoci così in contatto con le montagne e con l’uomo che vuole sfidarle. Non negozieremo la nostra essenza per il profitto e non rischieremo di perderla insediandola in altre regioni”. Questa frase è scritta nel sito della Grivel che fin dalle origini si sviluppò di padre in figlio prima che entrassero in scena i Gobbi. I primi ramponi moderni furono infatti realizzati da Henry Grivel nel 1909 e, più tardi, il figlio ebbe l’intuizione di progettare i ramponi a due punte anteriori, che nel ’38 permisero di violare la parete nord dell’Eiger, ultima via inesplorata delle Alpi. Il passaggio di mano avvenne per merito di Toni Gobbi, gloria dell’alpinismo negli anni Sessanta che svolse il servizio di leva presso la scuola militare Alpina di Aosta nel ’39. Quando scoppiò la guerra, Toni fu trattenuto in Valle dove conobbe Romilda discendente della famiglia Grivel di Courmayeur. Con loro l’azienda si rimise in moto. Artefici dell’evoluzione high-tech di ramponi e piccozze sono poi stati Gioachino, figlio di Toni, e Betta, entrambi alla guida dell’azienda dagli anni ’80 con il loro staff di ricerca.

Un esempio di “grivelart”. La scultura è stata realizzata nella fucina di Courmayeur dove si forgiano piccozze e ramponi.

Alle piccozze e ai ramponi Grivel si affidano alpinisti di tutti i continenti. In catalogo anche chiodi, moschettoni, caschi, zaini e quant’altro è necessario per realizzare sogni e progetti spesso impegnativi. Curiosamente altre famiglie si sono imposte in Italia nella produzione di articoli per l’alpinismo, principalmente i Cassin, eredi del grande alpinista Riccardo che fondò l’azienda a Lecco, e i Codega che a Premana nel Lecchese da tre generazioni reggono brillantemente i destini della Camp. Senza voler fare antipatici paragoni, va detto che Betta, Gioachino e ora Oliviero si sono sempre dimostrati disponibili nell’offrire sostegno a iniziative culturali legate alla montagna. Alcuni amici giornalisti ricordano come nel luglio 2001 la Grivel contribuì a dare vita ai Giornalisti Italiani della Montagna sotto l’egida della Federazione della Stampa. Betta arrivò con sollecitudine a Cervinia dove si svolgeva l’assemblea istitutiva e alla neonata associazione offrì generosamente una serie di storiche piccozze quale prezioso suggello all’evento. Una di queste piccozze, per la cronaca, fu consegnata “all’intrepido Rolly Marchi che tanto ha fatto”, come si lesse nella motivazione, “per la diffusione e la conoscenza degli sport in quota con i suoi scritti e le sue iniziative”. E quel souvenir accompagnò fino alla fine Rolly, giornalista di spicco e raffinato narratore. (Ser)

www.fondazionecourmayeur.it

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