Valorizzare la montagna? L’Italia littoria ci provò

“Il nostro obiettivo è valorizzare meglio il lavoro dei produttori delle zone montane. Parliamo del 17% del totale delle imprese agricole italiane e di un terzo degli allevamenti. L’economia agricola della montagna è un pilastro fondamentale per la tenuta dei nostri territori”. Le parole del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina (PD) hanno richiamato il 24 febbraio 2018, nel lanciare il marchio identificativo del regime di qualità “Prodotto di montagna” (qui a fianco il logo), l’attenzione sulla necessità di offrire un aiuto concreto all’economia dei nostri territori montani. E’ dunque sbagliato pensare che in clima elettorale latitino i progetti legati alla montagna. Ma il futuro, si sa, ha un cuore antico. E come non ricordare a questo punto, senza smettere di proclamarsi antifascisti o mal che vada afascisti, una figura di amico della montagna in camicia nera ingiustamente dimenticata anche da chi oggi per acquisire benemerenze a destra, non esita a fare apologia del fascismo? Il personaggio in causa è Arnaldo Mussolini (1885-1931). Ai tempi in cui “c’era Lui”, come ricordò Indro Montanelli, Arnaldo fu “la coscienza del fratello Benito”. Peccato che un attacco cardiaco lo abbia fulminato a 46 anni nel dicembre del 1931.

Il busto di Arnaldo Mussolini presso il cimitero monumentale di Paderno di Mercato Saraceno (ph. Andrea Riceputi da Wikipedia). Nella foto in alto una coppia di contadini di montagna a Tirano (SO) (Ph. Serafin/MountCity)

Oggi definire Arnaldo Mussolini un “verde” ante litteram può apparire azzardato. Ma di sicuro Arnaldo, assertore della Milizia forestale voluta dal regime, fu considerato all’epoca l’uomo simbolo e il profeta della “rinascita silvestre” che si concretizzò negli anni Trenta con l’istituzione dei primi grandi parchi nazionali. A questo Mussolini “minore” venne addirittura dedicato post mortem un parco, uno dei primi dell’Italia littoria. “La popolazione della montagna va difesa, protetta, aiutata”, disse Arnaldo in un discorso tenuto ad Asiago di cui riferisce il libro “Scarpone e moschetto” di R. e M. Serafin (Centro Documentazione Alpina, 2002). “E’ in questi figli sereni come il cielo, stagliati come rocce, taciturni e silenti come le alte vette nel crepuscolo, che l’Italia ha il suo presidio e la sua fortuna. Vogliamo strade per i montanari e grassi prati invece che magri pascoli. Vicino a questa ricchezza dobbiamo aumentare le piccole e grandi industrie del legno, razionalizzare i tagli, tutelare le sorgenti e la conservazione della terra aderente alle rocce, provvedere alla sistemazione dei torrenti. A questa che si dovrà chiamare la battaglia della montagna noi dobbiamo dedicare tutta la nostra buona e fervida volontà”. La crociata per la montagna del fratello del Duce è documentata anche da un discorso pronunciato nel 1929 nel padiglione dell’agricoltura alla Fiera di Milano. “Per intendere e amare veramente la montagna”, disse Arnaldo con l’enfasi tipica dell’oratoria dell’epoca, “è necessario lavorare per essa. Bisogna creare al montanaro una linea di vita sempre più confacente ai tempi moderni. Il progresso dell’attività montana sarà fonte di forza, di ricchezza, di sanità fisica e morale. Questa è veramente una conquista che fonde in modo perfetto le essenze economiche con un fattore vitale d’elevazione dell’anima e della coscienza. Risalire la montagna è pertanto una doppia fatica: e l’Italia fascista saprà compiere anche questo nuovo miracolo”. Le cose poi nell’evolversi della dittatura sono andate diversamente. Di quali miracoli saranno ora capaci i politici che in periodo elettorale hanno lanciato positivi messaggi per la montagna? Saremmo curiosi di saperlo. (Ser)

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