Unesco, che pizza

Vent’anni per ottenere un riconoscimento dell’Unesco. E ancora non è detto che l’alpinismo, cenerentola dell’umanità, possa spuntarla a differenza dell’arte del pizzaiolo che ce l’ha fatta senza troppi patemi. Se ne parla perché è da poco tornata a galla in Francia questa annosa vicenda su cui si credeva che un pietoso velo fosse stato steso. Con grande pompa e la partecipazione di pezzi grossi delle associazioni alpinistiche è infatti avvenuta a Parigi, presso il Ministero della Cultura, la presentazione della candidatura all’ambasciatore francese all’Unesco e al Cpei – Comité du Patrimoine Ethnologique et Immatériel. Ci si riferisce ovviamente alla candidatura dell’alpinismo a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

L’incontro è stato uno degli ultimi adempimenti, a quanto si legge nel portale del Cai, di un’operazione che vede impegnati i tre paesi che circondano il Monte Bianco. Tale candidatura sarà valutata entro la fine del 2019. Come dire, vent’anni dopo che il primo passo è stato fatto: correva infatti l’anno 2009 quando qualcuno piantò la stentata pianticella della candidatura. L’alpinismo, se promosso, oggi sarebbe in buona compagnia. Anche la dieta mediterranea, l’opera dei pupi, il tango (considerato un ballo peccaminoso per il fronte cattolico che ne ha addirittura auspicato l’abolizione) e l’Arte del pizzaiolo napoletano (Art of Neapolitan ‘Pizzaiuolo’) sono stati nel frattempo iscritti senza troppe formalità dall’Unesco nel registro dei patrimoni dell’umanità. Ricapitolando, risulta che vent’anni fa sia stata la Convenzione delle Alpi, di cui qualcuno conserva il ricordo, a esaminare per la prima volta alcune candidature a patrimonio Unesco, alpinismo compreso. Leggendo in questi giorni il quotidiano La Stampa, risulta che, successivamente, l’idea di un alpinismo patrimonio immateriale dell’umanità sia stata attribuita a Walter Bonatti. Di sicuro però, il grande Walter si riferiva a un alpinismo epico, by fair means, rispettoso dell’ambiente mentre oggi rientrano nella pratica alpinistica anche attività opinabili come l’“heliskialpinismo” (sci alpinismo elitrasportato) magnificato nella pagina fb delle Guide alpine lombarde aderenti al Club Alpino Italiano. Non parliamo del groviglio di interessi che gravano intorno all’alpinismo himalayano e ai suoi protagonisti con la complicità di sedicenti giornalisti specializzati.

L’alpinismo sarà candidato a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità come lo è da tempo l’Arte del pizzaiolo napoletano (all’opera qui nella foto).

Quanto al Monte Bianco, oggi chiamato in causa come luogo deputato a dare un senso all’alpinismo in quanto patrimonio immateriale dell’umanità, è noto che da quando la Skyway ha inaugurato il più alto luna park del mondo (300 mila visitatori all’anno secondo Wikipedia) più che l’alpinismo lassù contano i dollari, gli yen e i rubli. E una nota stonata appare, fino a prova contraria, associare l’alpinismo come bene culturale immateriale dell’umanità al Monte Bianco che risulta l’unica montagna di statura continentale a non avere ancora un Parco. Però, caro Unesco, lasciacelo dire: che pizza sono queste tue candidature! (Ser)

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