Amicizia e condivisione per i “portatori di speranze”

“Proprio perché gli obiettivi che ci poniamo sono ambiziosi abbiamo bisogno delle persone che ci sono vicine, tutte. E del loro caloroso sostegno”. Questo scrive nell’editoriale di Mountain Wilderness Notizie il presidente onorario Luigi Casanova. Si tratta del primo fascicolo del 2018 che fin dalla copertina punta su un Appennino nuovo e in fermento anche grazie alla nascita di un “laboratorio”, da attivare per ora in Abruzzo, mentre nella selvaggia Val Borbera si annuncia un parco naturale sulle cui caratteristiche si esprime Toni Farina. Ecco quanto scrive Casanova.

Il nuovo volto dell’ambientalismo in montagna. Forse è troppo arduo essere indivi­dualmente degli Hoffnungstràger, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le ina­dempienze e le delusioni che inevi­tabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa og­getto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere. Con queste parole Alex Langer ricorda­va Petra Kelly, la leader dei Verdi tede­schi che si era uccisa nel 1992. Pochi anni dopo ci lascerà anche lui, proba­bilmente travolto dallo stesso peso, incapace di sciogliere i troppi nodi, gli impegni che noi tutti avevamo accu­mulato dentro di lui. Questa triste fra­se mi porta a condividere con voi una riflessione. Stiamo vivendo anni di crescente individualismo, di sfiducia verso i nostri vicini, verso la politica, di rigetto verso chi ci è lontano o è diver­so da noi, non solo per “razza”, ma an­che per cultura, religione o pensiero. Questa situazio­ne ci porta anche dentro una profonda crisi dell’am­bientalismo: le associazio­ni non sono in crisi solo per errori loro (eccesso di centralismo, supponenza, incapacità di confronto). È entrata in crisi la militanza, cioè la capacità che aveva­mo tutti noi di condividere pensieri, tempi, azioni. Di sentirci parte di un per­corso che aveva e ancora ha alte pretese: cambiare questo mondo egoistico, portare rispetto verso ogni forma di vita, verso il paesaggio, saper ragiona­re in modo globale e allo stesso tempo impegnarci nelle situazioni di criticità che ci sono vicine, nella difesa della natura, delle montagne, della salute nostra e di Gaia.

Il fascicolo primaverile distribuito in versione cartacea agli iscritti.

Come evitare che pochi “resistenti” debbano accumulare un eccesso di pesi e comunque sentirsi ugualmente inadeguati ad affrontare i complessi problemi delle nostre società? A mio avviso c’è un solo sentiero da percor­rere. Difficile e faticoso non solo per­ché si tratta di salita ardua, ma perché presuppone in tutti noi una profonda capacità di capirci, di rimanere vicini anche nel momento del dissenso. In Mountain Wilderness è fondamentale che questo avvenga perché siamo una piccola associazione, strutturata sul volontariato più totalizzante che coin­volge non solo la vita dell’attivista, ma la sua famiglia, le economie della sua vita, il lavoro, le amicizie che coltiva.

Nel nostro impegno non possiamo permettere di lasciare isolata una sola coscienza che lavora per salvare l’integrità delle montagne del mondo, dobbiamo tendere a costruire e consolidare alleanze. Proprio perché gli obiettivi che ci poniamo sono ambiziosi abbiamo bisogno delle persone che ci sono vicine, tutte, abbiamo bisogno di sentire il loro caloroso sostegno, abbiamo bisogno di lavorare in gruppi e che questi gruppi solidarizzino fra loro. Il fatto di vedere gente delle Alpi che collabora con altri amici degli Appennini è significativo.

Costruiamo un dialogo di conoscenze, di approfondimenti, ci facciamo forza dei successi di alcune località per ali­mentare speranza laddove si sentono abbandonati. Chi vive una situazione migliore (le Alpi nei confronti dell’Ap­pennino?) verrà comunque arricchito, di contenuti certo, ma specialmente in termini di umanità. Pensiamo alle zone del terremoto del Centro Italia: una di­sgrazia immane può rilanciare in modo più convinto il legame con i territori, con le aree protette. Costruire anche a livello istituzionale i corridoi ecologici è un passaggio strategico per il futuro della natura. Tra di noi soci di Mountain Wilderness dobbiamo appro­fondire ancora di più la rete di conoscenze, di collaborazioni, di stima che ci aiuta a lavorare come associazione, come in­sieme di persone. Per evitare che ogni nostro sapere, ogni nostra energia rifluisca nell’ab­bandono dell’impegno e per evitare anche la stanchezza che ad un certo punto ha invaso, in modo irrimediabile, i due ami­ci citati nella introduzione. Ci sono parole chiave che traccia­no il nostro percorso comune: resistenza, sobrietà, rispetto, condivisione, amicizia.

Luigi Casanova

Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia

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