Vita nuova in quota, ma a che prezzo?

Valorizzare le specificità dei territori e aumentare lo sviluppo puntando su innovazione, infrastrutture e coesione sociale. Gli obiettivi se li è posti Confindustria per la montagna, il network di territoriali e associazioni tenuto a battesimo il 25 marzo 2018 a Cortina d’Ampezzo. La valenza nazionale della questione montagna è stata in questa circostanza messa in evidenza dai numeri: la montagna rappresenta il 54,3% della superficie nazionale, dove vivono circa 11 milioni di persone, il 17,9% della popolazione. Il tasso d’imprenditorialità dei Comuni totalmente montani, 86,7 imprese ogni 1.000 abitanti, è superiore rispetto a quelli non montani, 84,7. Il tasso di occupazione è analogo a quello medio nazionale, così come la media di istruzione. Un quadro confortante. Eppure dalla montagna continuano ad arrivare messaggi di elevata criticità, come è stato messo in evidenza nel quasi concomitante incontro organizzato il 26 marzo dal Comune di Milano, Dislivelli, Mountcity, AASTER e Cai sui modelli di sviluppo e sinergie tra città e montagna e sulle nuove opportunità per giovani e migranti nelle terre alte, nell’ambito del settimo Forum delle Politiche sociali. “Vita nuova in montagna” era il titolo del simposio aperto dall’antropologo Annibale Salsa che ha delineato le prospettive per la montagna lombarda “fra centralità e marginalità”. Al centro del simposio coordinato da Maurizio Dematteis e Gabriele Zerbi ha tenuto dunque banco il fenomeno dei nuovi montanari. Da interpretare come un ritorno di neorurali nostalgici del “tempo che fu”? E hanno qualcosa in comune questi giovani malgari ex cittadini con i frikettoni o postsessantottini, pronti a rifiutare comodità e servizi per rinchiudersi in posti da eremiti?

“Si tratta piuttosto di cittadini”, ha spiegato Dematteis direttore di “Dislivelli” e autore del best seller “Via dalla città”, “che scelgono di vivere in montagna rivendicando a gran voce servizi e comodità. Persone che, per paradosso, nel momento in cui lasciano i centri urbani di pianura per trasferirsi in montagna, riaffermano il diritto alla città, anche nel cuore delle Alpi, vale a dire legami sociali, servizi e istituzioni capaci di offrire ai cittadini, dovunque risiedano, i vantaggi di una vita, per l’appunto, civile”. Quali i possibili interventi per sostenere questa spinta verso la montagna? Alcuni sono facilmente individuabili (infrastrutture, ricerca e innovazione, tecnologie digitali), ma occorre anche affrontare il problema attualissimo dei migranti costretti a misurarsi con problemi di integrazione in comunità comprensibilmente chiuse in se stesse come dimostrò il film “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti. E come a Milano hanno raccontato Andrea Trivero direttore di Pacefuturo onlus e Carlo Cominelli della Coopeativa K-Pax di Breno-Valcamonica mettendo in luce alcuni aspetti dei sistemi di accoglienza e sviluppo socio economico nei territori interni.

In Lombardia operano i “Casari delle Orobie” di Morbegno offrendo lavoro ai giovani in alpeggi e transumanza

A quanto si è appreso, sono di frequente questi nuovi montanari a dare vita a progetti innovativi, basati su modelli alternativi di sviluppo nel campo della green economy. Altri progetti seguono invece i concetti della soft economy basata sulla conoscenza e sull’innovazione, ma anche sull’identità, la storia, la creatività, la qualità. E’ possibile parlare di stabilizzazione del fenomeno? Alcune realtà autorizzano barlumi di speranza. In Lombardia operano i “Casari delle Orobie” di Morbegno offrendo lavoro ai giovani in alpeggi e transumanza, come ha riferito all’incontro di Milano Michele Corti docente di zootecnia montana al DISPA Università degli Studi di Milano che si è soffermato su multifunzionalità, eccellenze qualitative, scambio città-montagna. Tutte buone notizie, pur considerando che la Valtellina è alle prese con un turismo delle seconde case ormai agli sgoccioli, con i fondovalle infestati dai capannoni industriali mentre in quota si sviluppa un’impiantistica sovradimensionata rispetto ai posti letto delle seconde case occupati per non più di cinque o sei giorni all’anno.

Ma può davvero rivelarsi determinante per un rilancio l’auspicata green economy dei fondovalle diventati succursali della Brianza industriale risalita quassù come fanno i salmoni, secondo una curiosa definizione del sociologo Aldo Bonomi? Ed è reale, concreta, palpabile un’inversione di tendenza nel processo di spopolamento? Le start app che fanno bene sperare sono purtroppo localizzate, distribuite a pelle di leopardo, legate all’intraprendenza di determinati soggetti più che a progetti a largo raggio. Meglio sembra cavarsela il Trentino dove il sistema delle Reti di Riserve è uno dei progetti più innovativi, come ha riferito Luigi Casanova, uno dei più noti rappresentanti dell’ambientalismo alpino, di professione custode forestale nelle valli di Fiemme e Fassa dove risiede. La Rete, ha spiegato Casanova, non è una nuova area protetta, ma un nuovo modo di gestire e valorizzare le aree protette di Natura 2000 già esistenti, in modo più efficace e con un approccio dal basso senza dover ricorrere a dispendiose strutture amministrative.

Tra le tante relazioni ascoltate al convegno milanese su questa ipotetica vita nuova che ci aspetta in montagna, è stata accolta con interesse, per concludere, quella di Enrico Calvo dirigente ERSAF settore Montagna e Foreste sul ruolo del patrimonio forestale per lo sviluppo del territorio montano. Significativo è sembrato che a questo patrimonio forestale facciano capo anche i famosi asili nel bosco dove i bambini vivono e giocano a diretto contatto con l’ambiente secondo gli insegnamenti di Jean Jacques Rousseau: un primo passo in quel processo di alfabetizzazione sempre carente in un paese montuoso come l’Italia dove nella scuola dell’obbligo la montagna risulta estranea, sia pure con le dovute eccezioni. Una delle quali riguarda proprio Milano, nel quartiere periferico Gratosoglio, dove la montagna è entrata a vele spiegate nel plesso scolastico Arcadia con il progetto “Quartieri in quota” tenuto a battesimo l’anno scorso proprio al Forum delle Politiche Sociali, fiore all’occhiello dell’assessorato che fa capo a Pierfrancesco Majorino. (Ser)

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