Tanta neve ma calano gli sciatori

Si parla molto dell’inevitabile declino dello sci, argomento scabroso per gli imprenditori del Comelico e dell’Ossola dove le ruspe sono pronte a entrare in azione per creare nuovi faraonici impianti destinati ad “avvicinare le montagne”. Non è un caso che, nonostante le abbondanti precipitazioni, la stagione dello sci si appresti in questa primavera del 2018 a chiudere in rosso. E’ quanto emerge dai dati che l’Associazione valdostana impianti a fune (Avif) ha consegnato il 28 marzo 2018 alla quarta Commissione della Regione Valle d’Aosta e che si possono leggere sull’Ansa (http://www.ansa.it/valledaosta/notizie/2018/03/20/tanta-neve-ma-meno-sciatori-in-vda_f308a927-cb8a-4ed7-811c-deb86b1367a1.html). Sta di fatto che, per quanto riguarda il fatturato lordo (dal primo ottobre all’11 marzo), è stato registrato in Valle d’Aosta un calo complessivo del 10%.

Il calo di sciatori in Italia è documentato in questo grafico dell’annuale International Report on Snow & Mountain Tourism.

Lo svizzero Christophe Clivaz, docente di sostenibilità all’Università di Losanna che ha recentemente dato alle stampe il libro “Turismo invernale, la sfida climatica”, ne è certo, come ha riferito mountcity.it: ancora due generazioni e lo sci sarà sparito dalle nostre montagne. Chi vorrà andrà a sciare nei giganteschi impianti indoor che stanno nascendo in tutto il mondo, non si sa con quali fortune. La conferma viene anche dall’annuale International Report on Snow & Mountain Tourism (http://www.vanat.ch/RM-world-report-2017-vanat.pdf) che mostra, in un grafico che qui riproduciamo, come sul versante italiano delle Alpi si registri un costante declino nel numero degli sciatori.

Lo sci è un’attività cui si dedica solo il due per cento più ricco della popolazione europea. Lo si apprende dalla lettura del documentatissimo libro di Paolo Martini “Bambole di pietra”.

Quello che emerge dalle statistiche, e lo si legge nel citato dossier, è che dovunque nelle ski aree si rende necessario ricercare nuove soluzioni per attirare i non sciatori sempre più numerosi. Non conta dunque estendere e aggiornare gli impianti, ma occorre puntare su qualsiasi iniziativa che porti a rendere fruibile in modo compatibile la “mountain experience” rendendola sempre più attraente. Dovrebbero tenerne conto gli improvvidi sostenitori di una visione scicentrica, quelli che intendono “avvicinare le montagne” a suon di seggiovie e di impianti per la neve artificiale. Lo sci, del resto, è diventato, stando alle ricerche di marketing, un’attività cui si dedica solo il due per cento più ricco della popolazione europea. Il dato è riferito nel documentatissimo libro di Paolo Martini “Bambole di pietra, la leggenda delle Dolomiti” (Neri Pozza, 128 pagine, 12,50 euro) tenuto a battesimo nella Settimana santa al Touring Club. Martini, giornalista di lungo corso, nel suo libro offre delle Dolomiti e delle Alpi in genere un’immagine assai realistica, molto vicina a quella ai militanti di Mountain Wilderness che egli stesso cita per la benemerita azione che svolgono, a cominciare dalla Marmolada “sporcata e umiliata dall’uomo come poche cime al mondo”. Peccato che gli strateghi della nuova cementificazione delle cime, nell’Ossola come nel Comelico, abbiano del turismo invernale una sola concezione: quella che riguarda le “persone in coda sulla neve artificiale, distratte dal Wi Fi sugli impianti, tutti intruppati con quei bip elettronici al cancelletto e poi sotto con i ritmi ossessivi della musica techno e house sparata per gli inevitabili riti dell’aprés ski”. Parole di Paolo Martini. Parole sante. (Ser)

One thought on “Tanta neve ma calano gli sciatori

  • 13/04/2018 at 10:11
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    La cosa ancora piu’ drammatica e’ che anche sull’appennino ed in special modo nelle aree colpita dal sisma sia dell’ aquila che di amatrice vanno avanti e si moltiplicano progetti di mega stazioni sciistiche. Terminillo, Gran Sasso, Velino Sirente, gli amministratori anziche’ cercare soluzioni piu’ semplici, piu’ economiche, meno costose e piu’ redditizie per tutti continuano da anni a bloccare il vero sviluppo turistico che sarebbe fantastico ed unico in Europa con soluzioni monotematiche sullo sci. E cercando di aggirare I vincoli ambientali con ridicole SOLUZIONI POLITICHE da proporre all’ Europa nel nome di un falso e fantomatico PUBBLICO INTERESSE (che di pubblico ha solo I nomi delle solite persone)

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