Urla e sorrisi, Ondra scala il futuro

Ha ragione Manolo, il mago italiano dell’arrampicata libera. Arrampicare non è solo un gesto atletico, una performance sportiva, ma un atto di immaginazione in bilico tra l’ossessione e la catarsi. Per rendersene conto basta seguire l’ossessionante exploit di Adam Ondra in “Silence”, il film che racconta in 17’ come in una grotta nella falesia di Fatanger in Norvegia, l’atleta di Brno, nella Repubblica Ceca, abbia realizzato la prima via al mondo per la quale è stato suggerito il grado 9c. Questa via, considerata la più difficile del mondo, Adam è riuscito a liberarla il 3 settembre 2017 dopo mesi di tentativi. Tutto il sofferto cammino verso tale traguardo con la messa punto del suo perfetto sistema muscolo tendineo, è documentato nel film diretto dal fotografo e regista Bernardo Giménez, presentato in anteprima mondiale a Riva del Garda dallo stesso Ondra che per l’occasione ha voluto sul palco il mitico climber inglese Jerry Moffatt, l’uomo che negli anni Ottanta infranse il muro dell’8a+.

“Non scalo per sfogare rabbia o per ambizione”, spiega Adam Ondra qui con il leggendario Jerry Moffat. “Sono solo contento di farlo”. Nella foto in alto un fermo immagine di “Silence”. Ph. Planetmountain

Niente di nuovo, sotto un certo aspetto. L’esecuzione vincente è stata il risultato di una programmazione interiorizzata. Possono impressionare le urla disumane di Ondra quando supera passaggi fino ad allora considerati “impossibili”: il linguaggio del corpo si accompagna anche a questo tipo di espressione. Ma il film di Gimenéz ha il pregio di farci apprezzare la serenità interiore di questo atleta che ha fatto dell’arrampicata la sua ragione di vita. Nessuna traccia di sofferenza nel suo ordinario comportamento. “Non posso andare ad arrampicare solo per soffrire, sarebbe davvero troppo”, spiegò a suo tempo il grande Manolo. Dello stesso parere sembra che sia Ondra, definito da Reinhold Messner un ragazzo semplice e molto simpatico, che tuttavia non può non tenere conto della lezione fornita dagli allenatori di football americano. “No pain, no gain” è il loro motto. Senza sofferenza può forse esserci futuro per l’arrampicata? Nel dubbio, meglio godersi in planetmountain il film di questa arrampicata “oltre il futuro”. (Ser)

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