Ultra trail, più delle gambe conta il cervello

Classe 1974, nato a Vitoria Gasteiz nei Paesi Baschi, Javier Dominguez è un fisico, un ricercatore. La corsa ad alta quota, la sua specialità, la considera solo un hobby. L’anno scorso vinse il Tor des Geants qualificandosi come uno dei più forti specialisti mondiali sulle lunghe distanze. “Al mondo non esiste solo la corsa”, ha raccontato però durante una serata a DF Sport Specialist, “le cose importanti della mia vita sono la famiglia, gli amici, la salute. Ho tanti altri hobby, come fare birra artigianale o cucinare. Ma correre mi piace, mi diverte sia che lo faccia per un’ora sola sia che lo faccia per 20 o 30 ore. Ti permette di togliere dalla mente i pensieri negativi: quando corro, penso: sono esattamente dove vorrei essere. E sono felice.” Dominguez si è avvicinato alla corsa verso i 30 anni. “Nei paesi baschi ci sono molte gare di running e molti appassionati. Ho iniziando seguendo gli amici e l’ampia esperienza fatta sulle montagne di casa mi ha permesso di vivere più seriamente questo sport”.

Javier Dominguez, vincitore del Tor des Geants, con Sergio Longoni che gli dona una piccozza dorata. Nella foto in alto di Stefano Jeantet, il campione durante l’ultimo Tor des Geants.

Nel 2013 è arrivato terzo all’Ultra Trail Mont Blanc entrando tra i grandi dell’ultratrail a livello mondiale. Dopo un fermo per infortunio, nel 2016 conquista il 3° posto alla Lavaredo Ultra Trail, il 5° posto nell’UTMB e altri preziosi risultati fino alla storica vittoria al Tor des Geants del settembre 2017. Con i suoi 330 km di percorso e 24.000 metri di dislivello positivo tra i sentieri delle Alte vie valdostane, il Tor è considerato “il trail più duro al mondo”. Quella di Dominguez è stata una performance incredibile: alla sua prima partecipazione, è riuscito a battere il campione di casa Franco Collè e ad abbattere il muro delle 70 ore, battendo il record precedente e completando il percorso in sole 67 ore e 52 minuti. “Il Tor è come una spedizione himalayana”, racconta, “devi programmare l’avvicinamento, il giorno della vetta. Devi lottare con la testa, perché il tuo pensiero può cambiare tutto, anche la percezione del dolore. Il cervello dà più potenza delle gambe: bisogna sempre essere positivi”.

Sara Sottocornola

 

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