Olimpiadi invernali? La montagna non serve

Olimpiadi del MiTo si definiscono. E l’inedita accoppiata Milano-Torino in campo olimpico prospettata in questi giorni forse era già da tempo nell’aria. Sono due città, Milano e Torino, che con le montagne hanno stretti rapporti: Torino è circondata a perdita d’occhio dalle Alpi le cui vette le fanno corona senza l’intermediazione delle Prealpi che invece a Milano, la cui posizione è centrale rispetto all’arco alpino, rappresentano importanti quinte pittoresche. La storia del rapporto tra Milano e le Alpi è stata scritta più volte e nel 2013 fu al centro di una bella mostra allo Spazio Oberdan ideata e organizzata da Lorenzo Revojera con la collaborazione, per l’allestimento, dell’architetto Lorenzo Serafin. Ma adesso ad avallare l’ipotesi dell’accoppiata Mi-To in funzione dei Giochi invernali del 2026 si è messo anche il presidente del Coni Giovanni Malagò con una sentenza che lusinga noi milanesi: per i Giochi invernali non serve la montagna.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò.

Duro, anzi durissimo è stato il presidente Malagò con “chi sostiene che le Olimpiadi invernali non si possono fare in città che non siano in montagna”, perché “non sa di cosa parla”. E ha fatto capire che l’opzione Milano, con il dossier già pronto, poteva bastare. Ecco allora definirsi lo scenario possibile. Lo sci di fondo al Castello Sforzesco dove nel 2012 si svolsero le prove di Coppa del mondo, lo sci a Bormio, slittino, bob e skeleton a Cesana (Torino) e lo speed skating a Torino. Insomma, una santa alleanza olimpica tra Milano-Torino-Bormio per i Giochi invernali del 2026 con una sola candidata: Milano. Più portate a neve e ghiaccio, Torino e Bormio dovrebbero limitarsi a fare da compagne di viaggio. Va ricordato che Sochi, sede dei Giochi nel 2014, stava a livello del mare e poi hanno fatto impianti a due ore di distanza. Pyeongchang, sede dei recenti Giochi, è a 700 metri sul livello del mare. Montagna tra zero e ottomila, appunto. Tanto per rinfrescare la memoria, nei buoni rapporti che uniscono Milano e Torino, s’inserì nel 2016 la rassegna milanese denominata Mountcity. Il quotidiano La Stampa le dedicò ampio spazio e l’associazione torinese “Dislivelli” volle mandare agli amici organizzatori (la Società Escursionisti Milanesi in primis) un messaggio di saluto firmato dal direttore Maurizio Dematteis. “Cari amici di MountCity”, scrisse Dematteis a nome dell’associazione, “salutiamo con piacere la vostra settimana di incontri sulla montagna e vi facciamo un in bocca al lupo per l’organizzazione”. Ci volle poco, sull’onda dell’entusiasmo un po’ ingenuo degli organizzatori, a prospettare che nel futuro di Mountcity ci fosse un gemellaggio “montanaro” tra Milano e la città sabauda in nome della comune passione per la montagna. “In tal caso”, si ipotizzò in questo sito, “sull’esempio di una fortunata rassegna musicale denominata Mi-To che nel palinsesto annovera concerti nell’una e nell’altra città, anche Mountcity potrebbe essere dedicata questa volta, e se ci sarà un’altra volta, alle…montagne del Mi-To. Pardon, del Mito”. Ma intanto si apprende che in riva al Canal Grande c’è chi si mangia le unghie per non aver candidato Venezia e la sua laguna per i giochi invernali del ’26…(Ser)

Le Alpi dalla Vedetta Alpina di Torino. Nella foto in alto campionati mondiali di sci di fondo nel 2012 al Castello Sforzesco di Milano.

 

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