Quelle Dolomiti ridotte a discoteca

Quando uscì, nel 1964, nessuno poteva immaginare che “Apocalittici e integrati” di Umberto Eco sarebbe diventato un testo sacro per chi, ora come allora, si sforza di comprendere la cultura (e l’incultura) di massa. E alla cultura di massa basata sul business appartiene indubbiamente la manifestazione musicale che, in alta quota e in un’area protetta (il Parco naturale Adamello Brenta), ha portato nelle vacanze di Pasqua 2018 la bellezza di 3.800 persone trasformando in discoteca questi siti. Si avvertiva forse il bisogno di questa iniziativa promozionale? Gli affari in Trentino stanno andando bene. Sono aumentate, stando a buone fonti, dell’11,5% le presenze rispetto a un anno fa nei primi tre mesi della stagione invernale, da dicembre a febbraio. Non solo. Da novembre a Pasquetta il consorzio Skipass ha registrato nelle Dolomiti un più 15 per cento di passaggi e incassi. Pasqua è stata la migliore degli ultimi cinque anni, con un incremento di presenze del 17 per cento. E lo sarebbe stato anche senza la ciliegina del concerto “live”.

L’adunata nelle meravigliose Dolomiti del Brenta, attuata a quanto si sa con il consenso del Parco naturale Adamello Brenta, ha registrato un alto indice di contestazioni oltre che di gradimento. Basta cercare nei social media. “Le mie modeste arrampicate degli anni ’70”, scrive Carlo Possa, “erano accompagnate da un sottofondo musicale immaginario suonato dai Jefferson Airplane o dai Pink Floyd. Ma quando andavo e quando vado in montagna la musica era nella mia testa. Intorno, la musica che mi piaceva, e mi piace, è il silenzio”. A protestare non risulta che siano stati soltanto quegli esagitati che Eco considerò “apocalittici”. Cioè a pensare che l’alta montagna non può essere considerata una discoteca a cielo aperto non dovrebbero essere stati solo gli snob o certi irriducibili ambientalisti: ovvero, per dirla con Eco, chi ancora crede che “la cultura è un fatto aristocratico, la gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di un’interiorità che si affina e si oppone alla volgarità della folla”.

Due modi di trasformare la montagna in palcoscenico a cielo aperto. In alto un aspetto del recente concerto di Bob Sinclair sul monte Spinale nel Parco Adamello Brenta (da La voce del Trentino). Qui, un’immagine dei “Suoni nelle Dolomiti” con il violoncellista Mario  Brunello.

A proposito di dissensi, in una lettera al Corriere Trentino di venerdì 6 aprile 2018, un lettore particolarmente irato ricorda con nostalgia come si presentavano ai suoi occhi quelle meravigliose Dolomiti del Brenta nei primissimi anni Sessanta. “Oggi”, scrive il lettore, “questi dolci ricordi passati si scontrano con una realtà diversa. Le mie emozioni personali sono devastate e frantumate da una manifestazione musicale che in alta quota ha portato 3.800 persone. La rabbia si accompagna all’accettazione dell’inutilità di reagire”.

Inutile reagire, come sostiene l’arrabbiatissimo lettore del Corriere Trentino? Alla corrente di pensiero degli integrati, ancora secondo la classificazione di Eco, appartiene la replica del giornale. “La montagna”, si chiede farisaicamente il quotidiano, “può diventare anche un palcoscenico a cielo aperto per ospitare live musicali oppure deve rimanere a uso e consumo della contemplazione?”. E aggiunge salomonico: “Le correnti di pensiero sono diverse e tutte sorrette da una loro razionalità”. Ci si domanda allora quale razionalità possa esserci nell’accreditare, nelle persone e nelle comunità, la convinzione che non vi sia alcun limite alle proprie scelte e al proprio agire. Ci si domanda che senso abbia affermare che, trasformandola in discoteca, la montagna può diventare un luogo di partecipazione attiva, quindi vissuto. E comunque c’è modo e modo per suscitare eventuali e non sempre desiderabili partecipazioni attive. E’ evidente che il concerto live dello Spinale ha ben poco in comune con un’iniziativa come “I suoni delle Dolomiti”, con quella serie di eventi inseriti con discrezione nel silenzio delle crode senza sparare decibel come se ci si trovasse allo stadio di San Siro. Qualcuno che si fa apostolo dell’attuale incultura di massa è proprio sicuro che tutte le correnti di pensiero vadano rispettate? (Ser)

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