Ritrovare se stessi alla Brugiana

Superati gli abitati di Castagnetola, Lavacchio, Bargana e Bergiola Maggiore, la strada che sale da Massa con meravigliosa vista sulle Apuane diviene sterrata ma sempre facilmente percorribile in ogni stagione per i sei chilometri restanti in mezzo al bosco. Lassù dal 1985 opera la Comunità Monte Brugiana nata a Tirrenia nel 1982 come “concretizzazione operativa del cammino di formazione di alcuni cristiani decisi a vivere radicalmente la loro fede”. La fase di Tirrenia corrispose con un collegamento con la Comunità di San Patrignano. Poi nel 1984 la Comunità iniziò i lavori per trasferirsi a Massa, su questa piccola asperità, in completa autonomia da San Patrignano. Si legge nel sito della Brugiana che il trasferimento fu laborioso, dato che sul territorio non esistono né case, né strade. Iniziò un’epoca pionieristica durante la quale i primi componenti edificarono dal nulla, con mezzi di fortuna e materiale di recupero, l’ambiente abitativo. Il trasferimento definitivo avvenne il 22 giugno 1985. I primi ospiti furono una decina e già da allora vi erano alcuni bambini.

Il laboratorio ceramica. Gli operatori/educatori, oltre a condurre il percorso riabilitativo, sono anche istruttori nei settori delle varie attività.

Nel 1989 la Brugiana viene riconosciuta Ente Ausiliario ed è iscritta all’albo. Nel 1991 parte­cipa alla fondazione del CEART (Coordinamento Enti Ausiliari Regione Toscana). Oggi si presenta come un piccolo villaggio di montagna nel quale vivono oltre cento persone. Presupposto fondante è che la persona ha, anche se spesso in modo inconscio, il bisogno di esprimere la propria interiorità, la propria realtà profonda di natura spirituale. Imprescindibili sono valori quali solidarietà, disponibilità, condivisione, fratellanza e amicizia vera, possibilità di esprimere la creatività, apertura al vero e al bello, bisogno di senso e di trascen­denza, apertura all’Assoluto, ecc., in un assetto di vita aperto al prossimo.

Partendo dalla considerazione che la difficoltà a esprimere tali valori, per cause di natura sociale e/o psicologica, è alla base di situazioni di disagio e spesso di devianze, fra le quali la tossicodipendenza, risulta che “sia stata impostata e sviluppata una metodologia che consente all’individuo di colmare i vuoti esistenziali; di recuperare la propria capacità di ge­stione equilibrata delle problematiche attraverso la rivitalizza­zione dello spirito critico; di riscoprire e realizzare la pro­pria dimensione umana, spirituale e sociale per un reinserimento di ciascuno non solo nel tessuto sociale, ma soprattutto di ognuno nel pro­prio Sé. Ne consegue che la vita comunitaria è impostata secondo dinamiche che facilitino il recupero dei valori fondamentali della persona e avviino alla revisione e conseguente modifica dei fattori negativi e disvalori precedente­mente vissuti. Ciascuno è seguito personalmente per un lavoro di analisi e risanamento “delle ferite inconsce e delle deformazioni mentali, finalizzato al raggiungimento di un equilibrio stabile”.

Ancora dal sito si apprende che “peculiarità dell’intervento terapeutico è la scelta da parte di responsabili ed operatori/educatori di condividere la vita degli ospiti 24 ore al giorno: ciò rende possibile trasformare l’esistenza quotidiana in ‘vita terapeutica’, completata dall’affiancamento di altre figure terapeutico educative (psicologo, pedagogista, sacerdote, ecc.). Questo metodo ‘a totale immersione’ costituisce l’ossa­tura della Brugiana, dove gli operatori/educatori, oltre alla funzione di conduzione nel percorso riabilitativo, sono anche istruttori nei settori delle varie attività. I programmi sono strutturati soltanto in forma residenziale su tempi lunghi, con specifici adattamenti per ciascuna delle aree di intervento”.

Altre informazioni: www.brugiana.it

Un momento della vita nella Comunità Monte Brugiana il cui complesso residenziale appare nella foto in alto sullo sfondo delle Apuane.

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