Cazzullo riapre la storia infinita del K2

Aldo Cazzullo

“Bonatti, il gigante non ebbe la grandezza della pace” titola Aldo Cazzullo martedì 17 aprile 2018 la sua rubrica sul Corriere della Sera. Bonatti, parce sepulto, non seppe in effetti darsi pace per le ingiustizie subite al K2 e su questa storia infinita scrisse libri pubblicati a più riprese in varie edizioni con tirature altissime. L’occasione per riesumarne sul Corriere la figura è la lettera di Gianmarco Ricci a proposito di una certa a suo avviso deplorevole Juventus che ha invocato la Var dopo averla osteggiata in campionato. Il lettore deplora anche le recriminazioni di Valentino Rossi “che in gioventù ha tirato più di una sportellata” e ora si lamenta se a farlo sono altri. E cita come campione di coerenza Walter Bonatti (1930-2011), “un italiano atipico”. Argomento su cui Cazzullo non si mostra impreparato avendo intervistato Bonatti e avendone devotamente letto i libri. Solo che il giornalista dichiara di essersi atteso da Walter “qualcosa in più” quando nel 2004 si celebrarono i cinquant’anni della conquista del K2 ed emerse una novità: Lino Lacedelli, uno dei due uomini di vetta (l’altro era Achille Compagnoni) “riconosceva che non ce l’avrebbe mai fatta senza l’aiuto del giovane leone Bonatti, che aveva portato su le bombole d’ossigeno; e prima di morire gli chiedeva perdono per averlo abbandonato fuori dalla tenda, la notte prima dell’ascesa finale”. Tutto ciò, osserva Cazzullo, mentre l’altro italiano salito in cima, Compagnoni appunto, da lui definito, chissà perché, “un capobranco ferito, un lupo solitario” insisté nel non voler riconoscere nulla a Bonatti.

“Di sicuro”, conclude Cazzullo, “sulle pendici del K2 Bonatti subì un grave torto. Però forse, arrivato anche lui quasi al termine di una vita felice, coronata da altre imprese e grandi amori, quella mano tesa di Lacedelli avrebbe potuto stringerla”. D’accordo caro Cazzullo, ma si deve tenere conto dell’impossibilità sempre manifestata da Bonatti di riaccostarsi ai vecchi compagni di scalata e all’illustre capo spedizione Ardito Desio che egli considerava colpevoli dell’ingiustizia da lui subita. Questo costante spirito di rivalsa applicato alla pagina scritta (i suoi diffusissimi libri sull’argomento) per lui non poteva evidentemente associarsi ad alcun tentativo di riconciliazione, anche quando a farsi avanti su questo terreno erano compagni di cordata come il mite Lacedelli. O come l’amico Rolly Marchi, che in una lettera aperta (che Bonatti non gradì) lo esortò a considerare ciò che la vita e la storia insegnano: ci può essere amore, poi odio e ancora amore con la stessa persona. E adesso, dopo questo intervento di Cazzullo che cosa succederà? Si riaprirà la storia infinita del K2? I tanti devoti alla memoria del grande alpinista ne saranno risentiti? E Messner cercherà di smorzare i toni a beneficio di questo fratello “che non sapeva di avere”? (Ser)

Compagnoni e Lacedelli nel cinquantennale della conquista del K2. In alto sopra il titolo le bombole usate nella spedizione (ph. Serafin/MountCity)

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