Quarant’anni fa li presero per matti

Sono passati quarant’anni anni dalla prima salita all’Everest senza bombole di ossigeno, un’esperienza che cambiò la storia dell’alpinismo. Era l’8 maggio del 1978 e Reinhold Messner e Peter Habeler dimostrarono che alla quota di 8848 metri si può sopravvivere senza l’allora abituale maschera indossata dagli scalatori a quelle quote. Per ricordare l’evento è stato organizzato in questi giorni un viaggio in Nepal al campo base con gli alpinisti che fecero parte di quella prima ascensione sul tetto del mondo. Otto sono ancora in vita: fra loro Messner e Habeler oltre al capospedizione Wolfgang Nairz. Si apprende che è stato predisposto un quadro dipinto per la ricorrenza e ne sono state fatte 100 copie firmate dai protagonisti dell’impresa. Il ricavato va alla gente del luogo e l’evento viene documentato da una troupe televisiva composta da Siegfried Giuliani, Marco Polo e Dietmar Löffer che gira un documentario Orf e Rai con immagini recuperate anche negli archivi storici. Messner aveva allora 33 anni. “Habeler e io eravano ormai abituati a essere considerati dei folli”, racconta in “Tutte le mie montagne” (Zanichelli, 1984), “e nel 1978 era ritenuto assolutamente impossibile salire il monte più alto del mondo senza la maschera di ossigeno. Ma Peter e io non ci lasciammo scoraggiare”. Non fu proprio una passeggiata questo coraggioso viaggio oltre le colonne d’Ercole della fisiologia conosciuta. “Il tempo era fosco, ci dovemmo affrettare; scambiandoci a turno in testa, lottando nella neve polverosa e inconsistente e sul pilastro della cima meridionale, ci trascinammo allo stremo delle nostre forze fino al punto più alto”. Nella foto Habeler e Messner l’8 maggio 1978 posano soddisfatti sulla cima dell’Everest. (Ser)

Commenta la notizia.