Basta Bear Bauco

“Io mi ero fatto del personaggio, per mia superficialità, un’idea molto appartata, e devo dire piuttosto ammirata. Intento a intagliare larici, distinguere la traccia della martora da quella della faina, scrivere libri in solitaria sospensione dalle tentazioni del mondo”. Questo scrive di Mauro Corona, con la dichiarata intenzione di punzecchiarlo, il 17 aprile 2018 sul quotidiano La Repubblica Michele Serra nella sua rubrica L’amaca. Anche a Serra è saltato all’occhio, leggendo i giornali del 16 aprile, l’attivismo enologico dello scrittore e scultore di Erto al Vinitaly di Verona, la voluttà con cui si è tuffato nel circo mediatico esibendosi in brindisi con tutti i possibili futuri governanti, compresi quelli ai quali sono andati il suo voto e le sue simpatie, e addirittura porgendo nel lampeggiare dei flash una bottiglia di vino a Matteo Salvini dicendogli: “Tieni Matteo, fai ubriacare Luigi (Di Maio)”.

Notando la propensione di Corona nel correre appresso a quelli che contano anziché starsene appartato nel silenzio dei boschi, Serra finge di stupirsi che, “oltre a quelle della martora, Corona sappia seguire con tanta maestria anche le tracce di Salvini”. E aggiunge: “Mi sa che, per consolarci, ci toccherà rileggere Rigoni Stern”. Ipotesi non trascurabile. Ma sarebbe ingiusto istruire un processo a Corona che a 68 anni ha tutto il diritto di gestire come gli pare e piace il proprio pittoresco personaggio. Come ci rammenta Il Giornale di giovedì 19 aprile che lo intervista, lo scrittore ne ha ampia facoltà: anche tenendo conto dei quattro milioni e mezzo di copie vendute in 27 libri.

All’autore di Aspro e dolce, La fine del mondo storto, La voce degli uomini freddi (tutti Mondadori) e Quasi niente (Chiarelettere) si ascrivono aneddoti di ogni sorta e altrettanti ne racconta lui. Sommessamente si potrebbe però far notare all’immenso Mauro Corona che l’uso disinvolto del vino fa a pugni con l’immagine di chi come lui si proclama nei salotti televisivi tutore della montagna “non griffata” di cui sono note le nevrosi e i malesseri esistenziali: alto tasso di suicidi, alcolismo precoce e diffuso, disagio giovanile. Così come l’abuso di vino, sia pure “de quel bon”, non giova all’immagine degli alpini. Tant’è vero che in occasione dell’adunata a Bergamo del 2017, le penne nere misero al bando, quasi vergognandosene, i trabiccoli che issavano damigiane di vino da svuotare nelle loro pance ritenendoli “di discutibile eleganza”. Volendo strafare, qualche penna nera in quell’occasione addirittura indossò (foto qui in alto sopra il titolo) una maglietta con la scritta “Basta Bear Bauco”, dove bear sta per bere e bauco per bacucco, babbeo. Era l’inizio di una crociata anti alcolismo scatenata sia pure controvoglia? E vogliamo proprio che nell’immaginario collettivo alpini e/o alpinisti vengano eternamente associati al fiasco de vin?  (Ser)

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