“Biciclette ritrovate” nella Milano che pedala

Ancora una volta in un cortile di corso Garibaldi si è reso omaggio alla bicicletta. Merito di Rossignoli, negozio storico per Milano, che da cinque generazioni viene tramandato di padre in figlio. “Biciclette ritrovate” era il titolo della mostra inserita, in questo aprile 2018, nel palinsesto del Salone del Mobile. Bici di tutti i tempi erano offerte alla venerazione di appassionati di ogni età. Un colpo d’occhio per chi attraversava l’androne d’ingresso dal cui soffitto pendevano le magliette indossate dai campioni e due gonfaloni che inneggiavano al cavallo d’acciaio (uno è quello pubblicato qui a fianco). In fondo al cortile faceva bella mostra l’ammiraglia della Bianchi, tutta dipinta d’azzurro come lo erano le bici e le maglie della squadra che aveva Fausto Coppi come alfiere.

Un orologio a pendolo collegato con i meccanismi di una bici. Questo invito a pedalare è stato esposto a Milano nella storica bottega di Rossignoli. Sopra il titolo un raduno a Pergine (TN) di “eroici” cicloamatori.

Bartali, Coppi, Binda, Moser, Saronni, Pantani, ogni campione era ritratto in piena azione con la sua bici. E accanto alla gigantografia di ciascuno c’era il loro cavallo d’acciaio con i puntapiedi nei pedali anziché le moderne placchette, i palmer incollati sui cerchioni, gli improbabili deragliatori dei cambi: logori catorci che “Ginettaccio” Bartali & C domavano lungo strade sconnesse e polverose. Con un sussulto, chi si avvicina agli ottanta come il sottoscritto ha ritrovato l’esile Bianchi da pista con cui, sotto suoi occhi!, Coppi sfidò nel dopoguerra al Vigorelli l’implacabile Anquetil, ed ebbe ragione del coriaceo australiano Patterson e del simpatico Bevilacqua detto “Bevi” dalla zampa di velluto in gare a inseguimento fino all’ultimo respiro. Peccato solo che la “pista magica” dove si battevano questi gladiatori del pedale, benché recentemente restaurata, non ospiti più inseguimenti, volate, “americane” a coppie, stayer e quant’altro faceva la felicità di folle osannanti. Milano è sempre stata una città piena di appassionati ciclisti ed è fatta per la bici, piatta com’è, con temperature e precipitazioni più favorevoli di quanto non siano le città del nord Europa. Eppure la mobilità in bici, per quanto in aumento, è ben lontana da quella di altre capitali europee. Per andare a scuola o al lavoro, a Milano solo 4 cittadini su 100 usano la bici mentre a Copenhagen sono 50, seguono Amsterdam con 26 e Monaco di Baviera 14.

Una maglia che onora il ciclismo milanese.

Basterebbe a Milano progettare meglio e di più piste ciclabili; promuovere un intervento a livello culturale (a partire dalle scuole) con programmi formativi anche nelle aziende (a Londra – solo per citare un esempio – sono moltissime le aziende che concedono spazi per le bici, spogliatoi e docce per chi arriva sudato in ufficio, meccanici per la manutenzione delle bici) e anche stabilire benefit economici per chi va al lavoro in bicicletta evitando se possibile le moto che, soprattutto in centro, rappresentano un vero flagello soprattutto quando sono in sosta accatastandosi su ogni marciapiede e costringendo i superstiti pedoni ad assurdi contorcimenti per passare. Deplorevole è poi l’incuria in cui molte piste vengono lasciate, insufficiente la progettazione frammentata di molti tratti. Insomma, sarebbe bello apprendere che le “Biciclette ritrovate” di Rossignoli hanno riacceso l’interesse degli amministratori su questo aspetto tutt’altro che marginale di una smart city che in altri campi sembra pedalare egregiamente. (Ser)

Molto ammirata l’ammiraglia della Bianchi tirata a lucido.

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