In montagna con Walter (1)

Compagno di scuola negli anni del dopoguerra, amico di famiglia, Dino Perolari ha condiviso con Walter Bonatti momenti indimenticabili, legandosi più volte alla sua corda. Di Bonatti e dei suoi cari conserva indelebili ricordi che in parte ha trasmesso ad Angelo Ponta, autore del bel libro “Walter Bonatti una vita verticale”. Ora Perolari, imprenditore di Bergamo dove svolge anche una benefica attività con gli amici delle Penne Nere, affida a mountcity queste memorie in quattro puntate: un’inedita, preziosa testimonianza sull’indimenticabile alpinista, scrittore e viaggiatore scomparso a 81 anni nel 2011. E va subito notato che dal racconto di Perolari emerge come Bonatti, benché trascinato in interminabili polemiche, un buono lo è stato davvero.

Ragazzo sensibile, scolaro esemplare. Walter Mauro Bonatti nasce a Bergamo in via Guglielmo d’Alzano n.2, lunedì 22 giugno 1930, dopo 40 giorni la famiglia si trasferisce a Monza. Successivamente e per la precisione il primo giugno del 1967, Walter porta la propria residenza a Courmayeur. Perché il nome Walter? Il papà Angelo, un giorno, mi confidò che durante il servizio militare, nella guerra 1915/18, conobbe un ufficiale austriaco, che era prigioniero a Verona, dotato di una grande personalità e contemporaneamente una cortesia che tutti ammiravano, si chiamava Walter e fu così colpito da quell’uomo, da riproporsi che, quando fosse riuscito a sposarsi ed avere un figlio maschio, l’avrebbe chiamato Walter. Angelo Bonatti nasce a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, il 18 marzo del 1888 e conosce le sorelle Appiani di Castelcovati (BS) sul treno. Infatti è un funzionario delle Ferrovie dello Stato sulla linea Brescia-Bergamo-Milano, mentre le quattro sorelle Appiani, lavorano alla Filatura Albini di Fiorano al Serio: partono il lunedì mattino presto da Chiari e scendono a Bergamo, dove prendono il trenino per la valle Seriana fino a Gazzaniga, che dista circa 200 metri dallo stabilimento dove lavorano.

Walter Bonatti (1930-2011) riceve l’abbraccio del padre Angelo al ritorno da una delle imprese che lo hanno reso famoso.

Durante la settimana, le sorelle alloggiano presso il convitto di proprietà della ditta Albini, gestito dalle suore ed il sabato sera tornano a Castelcovati. La sorella maggiore, Caterina, ha sposato un operaio di Semonte, Pietro Gusmini; la secondogenita, nonchè nonna dell’alpinista Agostino Da Polenza, si è sposata ad Albino; la terza, Agostina, nata a Castelcovati il 2 giugno del 1899, sposa Angelo. Morirà a Monza il 7 agosto del 1951, a causa di un malore dopo aver partecipato tre giorni prima a una serata organizzata dal Comune e dalla Società Pell e Oss, per la consegna della medaglia d’oro e l’onorificenza al figlio Walter per l’ascensione sul Grand Capucin; la quarta ed ultima sorella, Giuseppina, detta anche zia Pina, non si è mai sposata ed è morta a Fiorano al Serio nel 1959. Il 27 febbraio del 1935, nasce a Monza la sorellina di Walter, Ermelinda Giuseppina, che purtroppo muore poco dopo a Semonte, il 14 luglio del 1936, di difterite. Da quando la famiglia si trasferisce a Monza, d’estate, Walter con la mamma Agostina, è ospite della zia Caterina a Semonte. Nell’ottobre del 1936, Walter va a vivere dai familiari del papà Angelo, dove frequenta le scuole elementari, fino alla quarta classe, perché in quel periodo Angelo ha perso il posto di lavoro e la mamma ha trovato un’occupazione lontano da casa. Nel 1940 torna a Monza, dove finisce le scuole elementari e la prima media, ma a causa dei bombardamenti degli Alleati su Sesto San Giovanni e precisamente alla Falk ed alla Breda, Walter e la mamma vengono a Semonte dalla zia Caterina: che però non riesce ad ospitare entrambi a causa del poco spazio a disposizione, così Walter entra nel Collegio di Malta Casa del Fanciullo di Gazzaniga, gestito dalle suore, dove inizia la seconda media.

Nel giugno del 1945 supera l’esame di terza media a Bergamo, presso il Collegio Sant’Alessandro, in quanto le medie di Gazzaniga non sono parificate. Poi, verso la metà di giugno terminata la guerra, torna a Monza con la mamma e successivamente li raggiunge anche il papà. Durante questi tre anni, abbiamo vissuto fianco a fianco, essendo compagni sia a scuola sia nel tempo libero. Le mie esperienze condivise con Walter sono raccontate da Angelo Ponta nel suo libro “Walter Bonatti una vita verticale”.

Oltre a ciò, mi preme rimarcare la grande sensibilità che caratterizzava Walter, oltre a tante altre doti non comuni che non ostentava affatto. Anzi, al contrario, con grande umiltà, faceva di tutto per non apparire migliore di noi ed anche le suore lo portavano ad esempio per il Suo comportamento esemplare. Ricordo in particolare un fatto che Lo colpì molto: un sabato pomeriggio, rientrando a casa dalla zia Caterina, viene a sapere che in Valle Vertova c’è stata una sparatoria tra partigiani e repubblichini e cinque partigiani sono morti, tra i quali anche un giovane di Vertova. Tra una notizia e l’altra, pare che siano stati lasciati a terra, sul sagrato della chiesetta di San Lorenzo, come monito per la popolazione vertovese. E allora Walter insiste perché andiamo insieme a vedere. Io sono contrario, ma poi accetto.

Dino Perolari in un’immagine recente tratta da Internet sullo sfondo di alcuni cimeli. La sua amicizia con Walter Bonatti risale ai tempi in cui erano compagni di scuola alle elementari.

Quando arriviamo fuori dalla chiesa, i corpi dei partigiani non ci sono più, sono stati portati all’interno, davanti all’altare, uno in fianco all’altro, martoriati dai proiettili. Allora titubanti entriamo in chiesa, Lui davanti ed io dietro e ciò che vediamo per noi è uno shock. Rientriamo a Semonte senza aprir bocca. Arrivati davanti al portone di casa mia, Walter mi dice: “Avevi ragione, era meglio non andare!”. In seguito, dopo tanti anni, ricorderà questo fatto anche nei Suoi libri. Tornato a Monza, non essendoci il telefono, ho Sue notizie dal cugino Battista, il più giovane dei fratelli Gusmini, classe 1928. Pratica ginnastica artistica ed ha iniziato ad arrampicare in Grigna. Walter torna in Val Seriana nel 1950, per effettuare, assieme all’amico Roberto Bignami, la prima ascensione al torrione dal passo Bressamonti all’Alben, di 5° e 6° grado, che verrà poi chiamato Torrione Bonatti. Al rientro passa dalla zia Caterina per salutare e poi da casa mia, ma io sono in Val Gandino con mio papà e purtroppo non riusciamo a vederci. Qualche giorno dopo, gli spedisco una mia fotografia scattata al rifugio Curò, con una lettera, e molti anni dopo, scopro che l’ha conservata nel cassetto della Sua scrivania quando Ponta, recuperando il materiale per il Suo libro su Walter, la trova ancora lì e così decide di pubblicarla. Dal 14 marzo al 18 maggio del 1956, Walter, con il capitano degli Alpini Lorenzo Longo, attraversa le Alpi con gli sci da est ad ovest. Il resoconto dettagliato della traversata è riportato sul Suo primo libro “Le mie montagne”. Successivamente ho scoperto dalla rivista della Sezione Alpini di Ceva (CN), che il 22 giugno del 2008, in occasione della ricorrenza del 50° anniversario della realizzazione del Monumento all’Alpino denominato “Al dolore delle madri” e situato nei giardini della stazione ferroviaria di Garessio, Walter, essendo transitato proprio da lì durante la traversata, ha voluto essere il primo finanziatore dell’opera. Quel 22 giugno era anche il giorno del suo 78° compleanno.

Dino Perolari

1 – Continua

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