Lombardia, è tempo di lupi

La presenza del lupo in Lombardia è al centro del convegno del 10 maggio 2018 nell’Aula Magna del Museo di Storia Naturale di Milano (corso Venezia 55), organizzato nell’ambito del progetto Wolf Alps. Alle ore 17 Bruno Cozzi presidente Società Italiana di Scienze Naturali introduce i lavori con Gabriele Zerbi (Commissione scientifica culturale CAI SEM) e Michela Podestà (Conservatore del Museo di Storia Naturale di Milano. Le relazioni si susseguono dalle ore 17.10 a cominciare da “La presenza storica del lupo in Lombardia” a cura di Aldo Oriani e Roberta Castiglioni – Società Italiana di Scienze Naturali). Seguono alle ore 17.35 “Il lupo: biologia e human dimension” (Adriano Martinoli – Università degli Studi dell’Insubria), ore 18.00 “Il ritorno sulle Alpi” (Eugenio Carlini – Istituto Oikos srl – esperto per Regione Lombardia), ore 18.25 “Il progetto LIFE WolfAlps” (Elisabetta Rossi – Regione Lombardia), ore 18.50 “Status sulle Alpi Lombarde” (Davide Righetti – esperto per Regione Lombardia, Francesco Bisi – Università degli Studi dell’Insubria – Istituto Oikos srl esperto per Regione Lombardia). Alle ore 19.15 dibattito e conclusione dei lavori. Qui a seguire la locandina.

Il lupo (Canis lupus) è una specie dotata di grande adattabilità il cui areale originario durante l’Olocene (da circa 11.000 anni fa) comprendeva tutta l’Europa e l’America settentrionale: dovunque ci fossero ungulati selvatici da cacciare, lì c’era anche il lupo. In seguito, la competizione con gli esseri umani ha portato a una drastica diminuzione dell’estensione dell’areale di questa specie, fino ad arrivare all’attuale distribuzione frammentata che include una gran varietà di ecosistemi, dalla tundra artica al deserto, in America come in Eurasia. Considerato nel passato una specie nociva e sterminato in Europa centrale fino alla sua totale scomparsa nei primi decenni del Novecento, il lupo ha subìto una progressiva riduzione tra il Settecento e l’Ottocento anche in Europa orientale e sulle Alpi raggiungendo il minimo di popolazione tra gli anni ‘30 e ’60 del Novecento. Tuttavia, alcune popolazioni isolate sono sopravvissute in parti dell’Europa e in Italia. Nel nostro Paese i lupi, sterminati sulle Alpi agli inizi del XX secolo, per decenni sono rimasti confinati a sud del fiume Po con una popolazione in declino fino agli anni ‘70 del Novecento, quando fu stimata la presenza di solo un centinaio di lupi in un’area limitata dell’Appennino centrale e meridionale.

Successivamente, diversi fattori di natura ecologica e sociale hanno permesso una lenta ripresa del lupo. Tra questi fattori, l’elevata plasticità ecologica della specie, in grado di nutrirsi di ogni fonte di cibo disponibile, la sua alta capacità di dispersione e la sua possibilità di spostamento anche in habitat sfavorevoli. Per di più, lo spopolamento di ampie zone rurali e della maggior parte delle valli alpine nel secondo dopoguerra ha causato l’abbandono da parte dell’uomo di vaste estensioni di aree collinari e montane che, ritornando allo stato naturale, sono state rioccupate dagli ungulati selvatici, le prede favorite dei lupi. Dagli anni ’70, la popolazione di lupo in Italia è aumentata dai 100 individui allora stimati ai circa 220 esemplari del 1983, fino ad arrivare a circa 1500 nel 2015.

Dati aggiornati ed oggettivi sulla presenza del lupo e sulla consistenza della popolazione sono di fondamentale importanza per poter conoscere nel dettaglio lo sviluppo di questa ricolonizzazione naturale e per poterla gestire al meglio. Per questa ragione una delle prime azioni intraprese dal Progetto LIFE WolfAlps già nel 2014 è stata quella di organizzare un monitoraggio del lupo coordinato su tutto il territorio alpino italiano. Questo campionamento si basa su una raccolta di dati da parte di personale istituzionale opportunamente preparato per l’applicazione di protocolli standardizzati. La metodologia adottata è focalizzata sul rilievo della presenza di branchi, di coppie e di individui solitari con territorio stabile e ha permesso di evidenziare come la popolazione di lupo sulle Alpi italiane sia cresciuta negli anni totalizzando nell’inverno 2015/2016 31 branchi, 8 coppie e 5 individui solitari stabili, per un totale di 44 territori stabili di lupo accertati.

Il risultato più importante conseguito dal Progetto WolfAlps è quello di aver uniformato la strategia e le tecniche di monitoraggio del lupo portando alla condivisione, tra tutti gli Enti territoriali competenti per la gestione faunistica, di un protocollo standardizzato omogeneo e coordinato con le altre Nazioni alpine, condizione indispensabile per definire correttamente una strategia a lungo termine e a larga scala di gestione e di conservazione del lupo. La sfida è ora quella di puntare alla costruzione di una consapevole convivenza tra il lupo, l’uomo e le sue attività.

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