In montagna con Walter (4 – Fine)

Dino Perolari conclude con questa quarta puntata il suo memoriale. Compagno di scuola di Walter Bonatti negli anni remoti del dopoguerra, amico di famiglia dei Bonatti, l’Autore condivise con Walter momenti indimenticabili, legandosi più volte alla sua corda e gli fu vicino fino agli ultimi istanti di vita che qui rievoca con particolare trasporto.

Quel giorno lo ho tradito

Settembre del 1979. Da tempo Giulia insiste per organizzare la salita sul Monte Bianco per la via Mayor. Walter farebbe il capocordata, Lei sarebbe salita da seconda ed io per ultimo. Ogni volta che ne parliamo, io cambio discorso, perché non ho il coraggio di dirLe che, per motivi di lavoro, non posso assentarmi per tre giorni di seguito. Invece ahimè, Giulia chiude il negozio una settimana, sale a Courmayeur con Walter, controlla le previsione meteo ed il mercoledì mi telefona dicendomi che il mattino seguente sarebbero saliti al Rifugio Torino, dove avrei dovuto raggiungerli il giovedì sera. La notte seguente non riesco a prendere sonno, pensando a come fare per comunicare loro, che proprio non posso salire per impegni improrogabili. Il mattino seguente, decido di mandare un telegramma al Rifugio Torino, indirizzato a Walter e Giulia Bonatti, dove mi scuso e comunico che purtroppo, per un imprevisto, mio malgrado non li posso raggiungere.

Bonatti in viaggio con il padre Angelo che Perolari ebbe caro a sua volta. Nella foto in alto l’alpinista negli anni Ottanta con la borraccia ammaccata a cui era affezionato (ph. Serafin/MountCity)

Auguro un in bocca al lupo, sicuro che comunque si sarebbero divertiti salendo la via Mayor anche senza di me. La settimana dopo, Giulia mi chiama: è un po’ risentita e mi ripete che tutti e due ci tenevano che ci fossi anch’io. Mi racconta che comunque, all’ultimo momento, dopo aver ricevuto il mio telegramma, sono riusciti a reclutare un giovane aspirante guida alpina francese, che ha fatto da terzo e sono riusciti ad arrivare in vetta. Praticamente questa è stata l’ultima uscita insieme. Infatti poco dopo, nel 1980, Walter e Giulia decidono purtroppo di separarsi. Negli anni a seguire, non mi sento più con Giulia, forse perché, essendo io ancora in contatto con Walter non voglio metterla a disagio, ma l’amicizia rimane intatta, sia con me, sia soprattutto con mia moglie Bianca. Dopo tanti anni, ho la fortuna di risentirla telefonicamente nel 2012, in occasione della mostra fotografica al Palazzo della Ragione e, come ai vecchi tempi, mi saluta ancora con il nostro solito “elvira”!

Poi, tramite mia nipote Katia, che passa a trovarla a Milano, Le prometto di organizzare un incontro, ma noto che vuole stringere i tempi, come se avesse fretta di rivederci. Passa meno di un mese e quando finalmente riesco a liberarmi per chiamarla, purtroppo riceviamo la triste notizia che anche Lei ci ha lasciati.

Parlando poi con il Suo collaboratore del negozio di Milano, scopriamo che da tempo era malata, ma non l’ha mai fatto pesare a nessuno. Anzi, era positiva e di buon umore anche se sofferente. Allora capisco perché aveva così fretta di rivederci, sapeva che aveva ancora poco da vivere. Ci è dispiaciuto moltissimo non essere riusciti a rivederla, anche se comunque ci rimane di Lei un bellissimo ricordo, così com’era trent’anni fa! Vorrei a questo punto, aggiungere due particolari che La riguardano: Giulia parlava correttamente sette lingue, era figlia di un Alto Ufficiale dell’Esercito e Suo bisnonno era Ministro del Governo Cavour.

Quando si sono sposati, Walter mi ha telefonato subito dopo essere uscito dal Municipio, dicendomi che aveva sposato un “harem”. Al momento non avevo capito il significato, ma poi aggiunse che Giulia aveva sei cognomi! Era una grande sportiva e riusciva bene in tutto quello che faceva.

Dopo la separazione, Walter attraversa un periodo difficile, non solo moralmente, ma anche fisicamente. Poi conosce Rossana Podestà e per Lui inizia una nuova vita. Quando decide di prendere la casa di Dubino, organizziamo il trasloco da Milano e saliamo a controllare il sito per le eventuali manovre con i mezzi di trasporto. Appena vedo la casa, rimango a dir poco sorpreso: è completamente da ristrutturare, ma Walter è entusiasta ed allora concordiamo su cosa c’è da fare.

Per sistemare il “Castello”, così viene chiamato a Dubino, Walter si trasforma in muratore, falegname, manovale e quant’altro, ma purtroppo tutti questi sforzi gli procurano grossi problemi soprattutto alla schiena e viene ricoverato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bergamo. I dottori non riescono a capire da cosa siano causati i forti dolori che lo perseguitano e viene sottoposto a due interventi chirurgici.

L’ammirazione per Bonatti non conosce frontiere…

Ma purtroppo continua a peggiorare e lo staff medico non riesce a trovare una soluzione. Walter non ne può più ed allora decidiamo con Rossana, di contattare Pierre Mazeaud che, in qualità di Ministro del Governo Francese, si attiva subito e fa ricoverare velocemente Walter in una clinica a Lione (contro il parere dei medici di Bergamo). Qui trovano la causa del Suoi problemi e riescono a salvarlo in extremis!

Successivamente ci vediamo spesso a Dubino e Lui mi mostra con soddisfazione il grande lavoro di ristrutturazione che è riuscito a compiere. In effetti, ora la casa è tutta un’altra cosa, davvero uno spettacolo. Riusciamo ad organizzare ancora un’uscita in Presolana, con Rossana e due amici. Partiamo dal passo e quando siamo alla Grotta dei Pagani. Io e Walter proseguiamo da soli verso la cima, mentre Rossana, Foresti e Salvador preferiscono rientrare. Noi due saliamo e ritorniamo subito indietro, fa molto caldo e quando li raggiungiamo, Rossana è assetata ma noi, non solo siamo senza zaino, in quanto avevamo appunto previsto una toccata e fuga, ma tanto meno abbiamo delle borracce con l’acqua. Allora cerco di rincuorarla dicendoLe di tenere duro che sicuramente giù alla malga Cassinelli c’è qualcuno che può fornirci da bere. Quando siamo ormai a pochi metri dalla baita, il contadino-rifugista, appena riconosce Walter, ci corre incontro entusiasta e dopo i saluti gli chiedo subito se ha dell’acqua per la signora. Lui rientra di corsa nella dispensa e poco dopo esce con una ciotola piena e la porge a Rossana sottolineando che è bella fresca. Lei non ci pensa su un attimo e ne beve un sorso, ma subito getta un urlo e cade a terra con la ciotola, era grappa!

Fortunatamente, uno dei due amici è appunto il professor Foresti, primario del reparto di Radiologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo e riesce a risolvere la situazione e rimettere in piedi Rossana. Penso che se in quel momento Walter avesse potuto, non so cosa avrebbe fatto al quel personaggio, ma è bastato il Suo sguardo per fulminarlo sul posto.

In questi anni Walter è sceso ancora da noi, sia a Semonte sia a Ponteranica dopo il nostro trasloco, ma ormai sono più le volte che salgo io da Lui. L’ultima volta che ci siamo visti a Dubino è stato il 25 aprile del 2011. Quando passo da Dubino è perché ho un appuntamento da un cliente di Chiavenna e come al solito, a tutti i costi mi devo fermare a pranzo. Dopo il caffè facciamo un giro dietro la casa perché Walter vuole mostrarmi la nuova serra, ma noto che fatica a camminare e spesso si ferma per appoggiarsi, sarà stanco, penso tra me e me.

Circa un mese dopo, una mattina alle 8.30 suona il telefono, è Rossana disperata, mi dice che è appena uscita dal Policlinico Gemelli di Roma dove gli hanno comunicato che Walter ha un tumore al pancreas e purtroppo non c’è più niente da fare! Io non so cosa dire, ma Lei aggiunge di non prendere impegni per Walter, di non dirlo assolutamente a nessuno, perché non vuole che Lui lo sappia ed avviserà subito solo Mazeaud.

Durante l’estate ci sentiamo spesso al telefono, Walter mi dice di sentirsi stanco ed aggiunge che deve essere colpa della cura che gli stanno facendo: infatti Rossana, come mi aveva detto, riesce a fare in modo che non sappia della Sua malattia fino alla fine. Il 13 settembre alle ore 9.00 suona il telefono, è Rossana che mi comunica angosciata della morte di Walter e del fatto che al Pronto Soccorso, non l’hanno lasciata entrare ad assisterlo mentre spirava, in quanto, essendo Sua compagna, ufficialmente non risultava come parente.

Ultime scalate con Carlo Mauri, vecchio compagno di cordata.

Tre giorni dopo a Lecco, alla Villa Gomes, c’è il saluto con rito civile. Successivamente, sono salito a Dubino per trovare Rossana con mia moglie Bianca, perché ha deciso di rimanere a vivere lì da sola, ma ultimamente, quando ci sentiamo al telefono, noto che ha come dei vuoti di memoria. Dopo una breve malattia, nonostante un intervento, che a detta dei chirurghi è andato bene, anche Rossana ci lascia il 10 dicembre del 2013. A questo punto, vorrei segnalare il legame che c’è sempre stato tra Walter e la frazione di Semonte. In particolare negli ultimi anni, quando veniva a trovarci, voleva sempre alzarsi presto e, quando non c’era nessuno in giro, passeggiava con i miei figli per le stradine del centro storico, ricordando i tempi della gioventù e fermandosi spesso, a raccontare gli aneddoti che aveva vissuto ai tempi. Poi, i Suoi cari sono rimasti sepolti nel cimitero di Semonte fino al 1998. Dal 1958 è sempre stato socio del gruppo Alpini di Semonte, ha partecipato a diverse manifestazioni “alpine” organizzate dal nostro gruppo ed ha organizzato serate presso il nostro Oratorio, proiettando le diapositive delle Sue spedizioni in tutto il mondo. Una serata che ricordo particolarmente e che ebbe un grande successo come partecipazione del pubblico, è stata quella organizzata, con il patrocinio dell’ANA di Bergamo, nell’Auditorium del Seminario in città alta ed il cui ricavato venne totalmente devoluto per la Casa dedicata ai disabili di Endine Gaiano. Ora i Bonatti riposano nella tomba della famiglia Podestà nel cimitero di Portovenere.

Dino Perolari (4 – Fine)

 

I link alle precedenti tre puntate:

http://www.mountcity.it/index.php/2018/04/24/in-montagna-con-walter-1/

http://www.mountcity.it/index.php/2018/05/01/in-montagna-con-walter-2/

http://www.mountcity.it/index.php/2018/05/04/in-montagna-con-walter-3/

 

Bonatti con Reinhold Messner e Riccardo Cassin in un’immagine del 2009 scattata dal figlio Guido in occasione del centesimo compleanno dell’alpinista lecchese.

 

 

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