Sulle tracce di Bonatti e Mauri

Da sessant’anni nessuno è mai riuscito a ripercorrere la traccia che portò nel 1958 Walter Bonatti e Carlo Mauri, primi nella storia, sulla cima del Gasherbrum IV a 7.925 metri. Ci provano quest’estate gli alpinisti della Sezione militare d’Alta Montagna dell’Esercito Italiano e il lecchese Daniele Bernasconi. L’idea è di Marco Farina, 35 anni, di Gressan (Aosta), cuore pulsante della spedizione. Così Federico Magni, una firma del quotidiano Il Giorno e tra i più apprezzati cronisti di alpinismo, ricostruisce l’atmosfera che in questi giorni caratterizza i preparativi dell’importante spedizione.

I materiali usati nella spedizione del 1958.

Da sessant’anni un tabù

Chissà quante emozioni agiteranno l’animo degli alpinisti italiani mentre tenteranno di ripercorrere i passi di Walter Bonatti e Carlo Mauri sulla cresta Nord-Est del Gasherbrum IV sessant’anni dopo. In quella traccia c’è il peso di una delle conquiste più belle della storia dell’alpinismo su una cima mitica, temuta e ambita. Tanto spettacolare quanto pericolosa. Erano le 12.30 del 6 agosto del 1958 quando Mauri fece gli ultimi passi sulla vetta che sfiora gli ottomila metri. Per Bonatti fu la rivincita sulla tormentata vicenda K2, così come per Riccardo Cassin, che li guidò fin lassù come capospedizione.

“La foto del GIV mi ha fatto nascere una scintilla che piano piano è cresciuta inesorabile nella mia mente”, racconta Marco Farina. Della squadra farà parte anche Valerio Stella, 38 anni di Aosta, Marco Majori, 34 anni di Bormio e Maurizio Giordano, 1986, di Cuneo. Con loro ci sarà Daniele Bernasconi, 47 anni, geologo e guida alpina di Bellano e Ragno di Lecco, considerato uno degli himalayisti italiani più forti.

Il gruppo partirà alla volta del Pakistan in giugno. Dal Circo Concordia il GIV appare incastonato fra il Broad Peak e gli altri due Gasherbrum. Cime più celebri perché raggiungono la quota di ottomila metri, mentre sullo sfondo si erge imponente il K2. Nonostante la mole, la sua storia alpinistica è brevissima. Nel 1985 l’austriaco Robert Schauer e il Polacco Wojciech Kurtyka realizzarono il loro epico “tentativo”. Due visionari sulla parete Ovest. Riuscirono a superare i tremila metri della grande muraglia in stile alpino, ma dovettero rinunciare alla cima Nord a causa del cattivo tempo. La parete fu vinta e con quell’impresa scrissero una della pagine più belle della storia dell’alpinismo. L’anno successivo, il 1986, ci pensò una spedizione australiana/americana a salire in vetta lungo la Cresta Nord/Ovest. Nel 1997 i coreani dalla parete Ovest. Da oltre vent’anni nessuno sale più in cima al Gasherbrum IV e nessuno ha mai ripercorso la via aperta da Bonatti e Mauri.

Tra i componenti della spedizione guidata da Riccardo Cassin c’era anche Fosco Maraini, orientalista, scrittore, regista e fotografo. Le sue fotografie in bianco e nero e a colori Kodachrome, alcune delle quali inedite, sono oggi al centro della mostra “G4/’58. Verso la Montagna di Luce” aperta al Palazzo delle Paure di Lecco. Una spedizione dell’Esercito italiano tenterà nell’estate 2018 la prima ripetizione assoluta della cresta nord-est.

“Se tutto andrà bene e il tempo ci darà qualche chances sarà una bella salita”, dice Bernasconi. “Quando mi è capitato di essere da quelle parti per lavoro o per diletto il Gasherbrum IV mi è apparsa come una delle montagne che mi attraggono di più e quando mi è arrivata la proposta da parte degli alpinisti della Sezione militare d’alta Montagna dell’Esercito italiano sono stato felice di accettare”. L’alpinista lecchese ha salito diversi ottomila senza ossigeno ed è stato l’autore, insieme con Karl Unterkircher nel 2007, del capolavoro di una prima assoluta sulla parete Nord del Gasherbrum II in stile alpino conclusa con la prima traversata della montagna dalla Cina al Pakistan alla quale partecipò Michele Compagnoni. Il 10 giugno si imbarcherà di nuovo per Islamabad. “Penso che le difficoltà di quella salita siano sulla cresta. Si tratta di una via abbastanza ‘furba’ però. Al riparo da pericoli oggettivi. Stiamo scegliendo il materiale giusto che metteremo nei bidoni da inviare in Pakistan”.

In tutti questi anni sono pochissimi gli alpinisti che hanno raggiunto la cima, anche perchè a catalizzare l’attenzione di molti scalatori è stata soprattutto la parete Ovest, diventata un mito. In realtà ci sono anche diverse creste ancora da fare. In tutti questi anni poi le condizioni della via scelta da Bonatti e Mauri potrebbero essere cambiate. Ma non resta che arrivare lì per scoprirlo.

Federico Magni

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