Il lungo cammino di Michieli

“E’ con grande piacere che vi comunico l’uscita del mio ultimo libro ‘Andare per silenzi’. Spero vi accompagni una buona lettura. Lo presento, insieme con l’amico Roberto Mantovani, alla Libreria Hoepli il 24 maggio”. All’annuncio dato in FB da Franco Michieli dell’evento che lo riguarda – congiuntamente organizzato da Alpes e Sperling & Kupfer – è seguito a stretto giro in chi scrive, come un riflesso condizionato, l’impulso ad acquistare il volume. Non solo per curiosità. Michieli ci ha abituato a letture appassionanti, vedasi il libro sull’Huascaran che si meritò un Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, forse il migliore uscito dalla sua penna. Ebbene, sugli scaffali della Feltrinelli questo nuovo saggio di uno dei guru più modesti a appartati nel mondo dell’avventura è lì che mi aspetta. Acquistarlo per me è stato un vero affare. In quanto novità, il libro è in vendita con un appetibile 15 per cento di sconto. “Andare per silenzi” (Sperling&Kupfer, 248 pagine, 16,90) fin dal titolo rispecchia la personalità di questo solitario emulo di Thoreau, celeberrimo autore della “Vita nei boschi”. Michieli trascorre in effetti molto del suo tempo nei boschi della Valle Camonica e si professa profeta della “corsa selvaggia” (argomento del suo precedente volume). E’ avverso a qualsiasi sovrastruttura tecnologica (bussole e GR compresi) che considera responsabile di minare alla base il rapporto diretto con la natura. E’ un fervido animatore delle battaglie di Mountain Wilderness nella sua veste di garante internazionale. E’ scrittore fertile e instancabile. E’ padre di famiglia, transfuga dalla metropoli al pari del collega scrittore Paolo Cognetti e, in passato, dell’indimenticabile Ermanno Olmi. Michieli, sia infine detto per completezza d’informazione, è laureato in geologia e autore di una trentina di lunghe traversate a piedi di catene montuose e terre selvagge che sotto i suoi passi sprigionano un surplus magia.

Tra i libri di Franco Michieli si ricordano “Scrivere la natura” (con Davide Sapienza, Zanichelli, 2012), “Huascarán 1993. Verso l’alto. Verso l’altro” (Club Alpino Italiano, 2013), “La vocazione di perdersi” e “L’estasi della corsa selvaggia” (Ediciclo Editore, 2015 e 2017). Qui l’autore in cammino nel Grande Nord (archivio Michieli)

Anche questa volta, come in altre opere di Micheli, viene elaborata “la meravigliosa avventura di un camminatore nelle terre senza confini”, ovvero quel suo vagabondare da un capo all’altro della Norvegia, su isole popolate solo di nidiate di uccelli, in mezzo a paesaggi rocciosi e selvaggi, per giorni o settimane, senza compagni e senza mappe, nel silenzio più assoluto. In teoria Michieli sarebbe da invidiare da noi comuni mortali per questa sua vita errabonda eppure saldamente ancorata alla famiglia che in qualche pagina assume un ruolo di primo piano assecondando senza problemi le sue impegnative scelte di vita. Restiamo incantati ad “ascoltarlo”, Franco, quando ci spiega che laggiù o lassù nel Grande Nord l’attenzione si acuisce, la presenza si fa costante. “Solo così il cammino”, spiega, “è vero incontro con un ambiente partecipe. Le acque che scorrono tracciano il percorso, il vento e la pioggia dettano il passo, gli animali si allertano e seguono l’andare umano”. Non ha ricette da suggerire ma ogni riga, ogni virgola è un invito a rispettare l’ambiente che provvisoriamente ci ospita. Completata la lettura del libro, in cui Michieli si misura a lungo anche con la Genesi (ma qui il discorso si farebbe lungo e occorrerebbe sentirsi all’altezza di cotale argomento), non rimane che un auspicio. L’auspicio che Michieli continui a lungo a farci dono dei suoi sogni e, perché no?, delle sue utopie. Anche se sa benissimo che la maggior parte dei concittadini milanesi, in primis chi scrive, non rinuncerebbe alla smart city e al corrispondente “modello Milano” per tutto l’oro del mondo. Un solo dubbio. Nella fiera delle vanità dell’alpinismo odierno, fra tante primedonne, c’è ancora posto per Michieli? (Ser)

Commenta la notizia.