Lettera a una conduttrice

Fino a che punto il duetto tra Mauro Corona e la conduttrice Bianca Berlinguer nella trasmissione di Raitre “Cartabianca” può contribuire a diffondere un’immagine positiva della montagna che con tanta sapienza lo scrittore e scultore di Erto ha promosso in questi anni con i suoi apprezzati best seller? Ammiccamenti sul modo di vestirsi e rustici annunci di effusioni non vanno forse troppo per le lunghe lasciando ben poco spazio ai richiami della montagna italiana di cui, volente o nolente, Corona è uno dei maggiori testimonial? Questo vorrebbe essere il senso della lettera alla conduttrice che una gentile lettrice affida a mountcity, ritenendola (bontà sua) una delle ultime spiagge della comunicazione alpina libere da condizionamenti. Ci sembra una riflessione pacata e rispettosa, meritevole di pubblicazione, anche se si può essere certi che resterà inascoltata nelle stanze della Rai. (Ser)

 

Gentile signora Berlinguer,

Le confesso che sono curiosa di sapere come si comporterà Mauro Corona nella puntata della sua “Cartabianca” di lunedì 21 maggio 2018. Questa volta in studio e non più in diretta dalle sue montagne, quindi a distanza ravvicinata, Corona potrebbe scoccarle quel bacio sulle labbra che ha pubblicamente annunciato nella precedente trasmissione con grande spasso di tutti, Lei compresa. Sempre che Lei stia al gioco da quella persona di spirito che è. Perché Lei, signora Bianca, deve ammettere che si diverte un sacco a dar vita ai duetti con Mauro il cui argomento principale e ormai piuttosto stiracchiato sembra essere quel suo modo di vestirsi alla montanara a cui corrisponde un fin troppo colorito modo di esprimersi con il suo vocione da orco.

Che anche Mauro stia piacevolmente al gioco è sotto gli occhi di tutti. E che abbia un debole per le conduttrici televisive non è un mistero. D’altra parte è notorio che più delle sue montagne, che pure tanto ama, frequenta e difende, Corona è attratto irresistibilmente dalle belle donne e dal buon vino. Ogni tanto ci rammenta che la giacca che talvolta indossa gliela prestò la conduttrice televisiva Daria Bignardi, altra sua ammiratrice, che lo pungolava ai tempi delle “Invasioni barbariche”. L’episodio della giacca imprestata dalla Bignardi, Corona fa di tutto per ricordarcelo con la civetteria che gli è congeniale. Anche la Bignardi dimostrò di avere un debole per Corona trattandolo come un simpatico alieno la cui presenza ebbe sicuramente il merito di alzare lo share delle sue trasmissioni.

Capisco benissimo che funziona, e come funziona!, sui teleschermi lo stereotipo del montanaro duro ma puro di cuore che dice quello che pensa, inselvatichito ma al tempo stesso uomo di mondo con una personale visione della politica! Avercene di uomini così fra tanti bru bru della politica senz’arte né parte! E pazienza se, al pari dell’indimenticabile Fred Buscaglione, l’acqua minerale è una cosa che a Mauro fa tanto male mentre il buon vino sembra soprattutto giovare al suo umore. Ma non vorrei, da quell’irriducibile ammiratrice di Mauro che ritengo di essere, che dai e dai l’amico Corona venisse assimilato nell’immaginario collettivo a un folcloristico pazzariello alla Totò, a un Capitan Fracassa sbruffone e spaccone, a uno Zanni astuto e spregiudicato. Nè vorrei che la sua notevole personalità venisse compressa in quella macchietta sentenziosa messa in evidenza in una delle più riuscite imitazioni di Maurizio Crozza. Un’imitazione più che legittima, ma in cui diventarono oggetto di scherno – ricorda? – anche i suoi “togliere, togliere” che rappresentano un invito attualissimo a una vita più essenziale, legata alle cose che davvero contano secondo una diffusa filosofia.

Un po’ pazzariello, un po’ Capitan Fracassa: sui teleschermi Mauro Corona mette a frutto da attore consumato la sua vena popolaresca. Nella foto il grande Totò nell’interpretazione del pazzariello.

Quello che mi permetterei di raccomandarLe, signora Bianca, ben conoscendo la professionalità con cui Lei conduce le sue trasmissioni, è di fare emergere anche la “vera” faccia di Mauro Corona e non solo quella piuttosto scontata del montanaro dalla scarpa grossa e dal cervello fino che le spara grosse. Come certamente saprà, Corona è un artista talvolta inarrivabile, sia quando scolpisce i suoi legni nel laboratorio di Erto, un atelier che richiama in questo paesello “in salita” ondate di turisti, sia quando si cimenta con la parola scritta, sua grande passione fin da piccolo. Io stessa ho avuto il privilegio di conosce Mauro come un uomo sensibile, generoso e sincero, sempre pronto a mettersi a disposizione anche senza bisogno di essere inquadrato dalle telecamere: come quando di recente si è recato nel carcere di Mondovì e gli amici detenuti avrebbero voluto tenerlo tra loro a tempo indeterminato.

Un aspetto ritengo infine che vada ribadito. Mauro, che a Erto vive aggirandosi fra quelle quattro mura diroccate come il gatto nella legnaia, amato a apprezzato da tutti i compaesani, rappresenta degnamente una montagna “non griffata” che sempre più oggi si rivela marginale. Forse anche di questo si potrebbe far cenno nella sua pregiata trasmissione senza invece dilungarsi in modo stucchevole sulle collanine con i denti di camoscio che Corona sfoggia e sui baci che lui vorrebbe ardentemente rubarLe. Mi lasci dire, gentile signora Bianca, che i 1.384.000 spettatori della recente puntata costituiscono una platea preziosa, un bene da non scialare per noi che amiamo la montagna e che tanto di raro riusciamo a bucare gli schermi della Rai in questo nostro paese balneare.

Ecco perché Le vorrei rispettosamente chiedere, pardon, raccomandarLe, di non ridurre in via definitiva l’immagine di Corona a quella già citata macchietta trash satireggiata da Crozza che ne ha fatto un simpatico babbeo a cui tutto si è disposti a perdonare. La gente si lascia facilmente condizionare dalla Tv e dai social. Non diffondiamo immagini di montanari – e Corona è tra questi – che non corrispondono alla realtà. Lei a sua volta si sforzi, la prego signora Bianca, di ricordare ai distratti che Corona è un grande artista, allievo prediletto del grande scultore Augusto Murer, uomo di lettere che ha contribuito come pochi a far leggere gli italiani sfornando best seller di grande valore etico. Mi risulta, tra l’altro, che sia un padre tenero ed esemplare, ma questo poco c’entra con quanto le sto dicendo. Di una cosa sono infine certa: la notorietà di Corona non dipende dalle esibizioni folcloristiche a cui ci ha abituato sotto la spinta degli addetti al marketing editoriale, incalzato da conduttori e conduttrici che ne hanno messo in rilievo soprattutto quel certo rustico narcisismo. Noi che, a differenza di Lei, amiamo e frequentiamo la montagna, siamo un po’ stufi di vedere un nostro idolo relegato in una parte che a nostro avviso lo imprigiona alla sua immagine. Ma potrei avere preso un granchio. Mauro sa benissimo come deve comportarsi e non ha bisogno di suggeritori. La ringrazio, signora Berlinguer, per la cortese attenzione che vorrà riservare a questo mio scritto se mai Le capiterà di leggerlo.

Nella Marini

 

One thought on “Lettera a una conduttrice

  • 23/05/2018 at 07:55
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    Corona è grande e vaccinato,come si dice a volte,ed è consapevole di cosa fa,di come si veste,ecc, nel senso che ci sta al gioco che sia dalla Berlinguer o al Vinitaly a sbevazzare con Salvini o a tirare porconi nella trasmissione La Zanzara e via dicendo.
    Sinceramente i suoi libri non mi attirano più ,diciamo abbastanza ripetitivi.
    Un consiglio per la signora Marini,mettere sullo stesso piano Totò e Corona è offensivo per Totò
    La Berlinguer fa il suo mestiere (bene o male)

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