Scalare con la nitroglicerina

Tra i farmaci utilizzati alle alte quota per migliorare le prestazioni degli alpinisti sembra che si faccia uso di cerotti alla nitroglicerina. Che non è soltanto un composto chimico esplosivo ma anche un farmaco. Un preparato usato off label, c’è da supporre, come tutti quelli per prevenire il mal di montagna (Diamox, Viagra, Adalat, ecc). Si definiscono ‘off label’ perché nessuno di questi, salvo errori, è autorizzato dalle Agenzie di Farmacovigilanza al loro utilizzo in questa forma. Compreso il Diamox, diffusissimo. Ma che dire della nitroglicerina? Del suo uso fin troppo disinvolto si viene a conoscenza dalle pagine del bel libro “Il cacciatore di ottomila”, terza fatica letteraria del valtellinese Marco Confortola (Hoepli, 178 pagine,19,90 euro). Sono pagine scritte con la schiettezza e la professionalità di questo alpinista indomito, guida alpina, sciatore impeccabile. Confortola trova il modo nel libro (da poco sugli scaffali) di riprendere il bandolo di una carriera tormentata sempre con gli ottomila in testa, prima e dopo che i suoi piedi hanno subito gravissime amputazioni per il gelo. Riparte dunque, in questo “Cacciatore di ottomila”, dalla vetta del K2, raggiunta nel tardo pomeriggio del 1° agosto 2008; da quella drammatica e interminabile discesa, funestata da valanghe e incidenti, e costata la vita a 11 compagni di cordata; dalla dolorosa amputazione di tutte le dita dei piedi, dalla lunghissima convalescenza, dalla riabilitazione.

Nel suo nuovo libro, Marco Confortola racconta di avere fatto uso di cerotti alla nitroglicerina nella scalata al Broad Peak per prevenire i congelamenti.

E stata dura per lui rialzarsi, ma Marco si è abituato in fretta a quei piedi ridotti ai minimi termini e alle scarpe studiate apposta per potersi muovere nell’aria sottile degli ottomila con i quali si ostina ad avere un conto aperto. Un caso il suo, che ricorda quello del piccolo grande eroe Cesarino Fava, compagno di Maestri al Cerro Torre benché sull’Aconcagua, in un impeto di generosità, i suoi piedi si fossero ridotti a moncherini. Dopo la prefazione di Carlos Soria Fontan, dopo l’introduzione, il libro di Confortola si divide in due parti, la prima delle quali dedicata alla preparazione, all’attesa e all’azione. Nella seconda parte Marco gira all’indietro la moviola, una spedizione dopo l’altra, in quindici capitoli più uno conclusivo che lo proietta verso nuove imprese. E qui nel racconto della scalata al Broad Peak ci si imbatte nell’inquietante episodio della nitroglicerina.

Poco prima di avviarsi verso la vetta con Gnaro Mondinelli, Confortola racconta infatti che un medico, una dottoressa piemontese per l’esattezza, propone ai due di utilizzare dei cerotti alla nitroglicerina “che, dice, sono fantastici per i congelamenti”. Gnaro a quanto pare diffida, ma poi si lascia convincere. La dottoressa spiega che “in genere vengono dati ai cardiopatici perché vasodilatano, cioè dilatano i vasi e il sangue scorre più fluido e veloce”. E’ vero, i cardiopatici ne fanno uso, specie nottetempo. Senonché a quelle quote si affacciano per i due compagni di cordata effetti collaterali non indifferenti: prima un gran caldo, poi un gran freddo, arrivo in vetta al limite e forse anche oltre. In discesa capiscono. Raccontano di un’illuminazione: i cerotti! “Di colpo ci rendiamo conto”, scrive Confortola (pag. 86), “che i cerotti, si, vasodilatano ma, facendolo, abbassano la pressione sanguigna, generando debolezza e perdita di calore”.

In chi legge non può che restare aperto qualche interrogativo che i medici di montagna dovrebbero possibilmente chiarire. E’ il caso a quelle quote e con le incognite di quelle salite al limite affidarsi a sussidi mai prima sperimentati? E’ lecito aprofittare della buonafede di ignari alpinisti senza nemmeno informarli degli eventuali effetti indesiderati? Leggendo il “bugiardino”, chi fa un uso domestico dei cerotti può facilmente apprendere che possono provocare nausea e vomito, mal di testa, brusco calo della pressione. E comunque sembra logico ritenere che, dal punto di vista terapeutico, la nitroglicerina forse è meglio che venga buona soltanto quale ausilio ai cardiopatici. Soprattutto per prevenire attacchi di angina. E soltanto se è un medico di fiducia a prescriverla. Ma ci si può fidare dei medici incontrati casualmente lungo le pendici del Broad Peak? (Ser)

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