Montagna e sostenibilità. Breve storia della virtuosa educazione alpina

Un compendio rivolto in particolare ai docenti interessati è in preparazione da parte del progetto “Quartieri in quota. La montagna fa scuola” la cui presentazione, giovedì 31 maggio 2018 a Milano, è inserita nel cartellone del Festival dello Sviluppo Sostenibile giunto alla seconda edizione. In diversi brevi capitoli si esaminano in questo particolare “libro bianco” ancora in preparazione  i risultati conseguiti lungo “l’alta via dell’educazione” grazie all’impegno degli insegnanti, delle guide alpine, dei volontari e all’indispensabile sostegno delle istituzioni, a cominciare dal Club Alpino Italiano con il suo attivissimo alpinismo giovanile. Il progetto “Quartieri in quota. La montagna fa scuola” in corso da tre anni al quartiere periferico milanese del Gratosoglio si colloca in una costellazione sconfinata: portare la montagna, scuola di vita, tra i banchi è un impegno che risale nella notte dei tempi e che ha fin dall’origine comportato problemi organizzativi facilmente comprensibili. Lo si può desumere da storiche esperienze come i famosi “viaggi a zig zag” dell’educatore svizzero Topfer, sulla scia degli insegnamenti di Jean Jacques Rouseau, che risalgono addirittura alla prima metà dell’Ottocento, o dalle altrettanto celebri Carovane scolastiche del Club Alpino Italiano e dalle più recenti Classes de neige francesi che dal dopoguerra a oggi continuano a fare testo al di là delle Alpi. In anteprima e per sommi capi, ecco una breve e certamente lacunosa storia di questa “virtuosa educazione alpina”. Per saperne di più, l’appuntamento è quindi giovedì 31 maggio a Milano in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018 promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). Al centro della giornata, in programma dalle ore 9 presso la sede Comunale de La Casa delle Associazioni e del Volontariato del Municipio 1 (via Marsala 8), viene presentato il citato progetto “Quartieri in Quota – La montagna fa scuola” con il corredo di diversi laboratori riservati ai ragazzi. Nell’immagine sopra il titolo un insegnante con i suoi allievi in escursione a Zermatt in una rara stampa inglese dell’archivio Aliprandi (Ser)

1837. Il ginevrino Rodolphe Töpffer intraprende con i suoi alunni una gita attraverso le Alpi passando attraverso il Col du Bonhomme, il Col des Fours e il Col de la Seigne e ritornando per il Sempione. Altre escursioni consimili le effettua con i suoi scolari negli anni successivi al 1840. Nel 1842 compie il giro del Monte Bianco inoltrandosi nella Valle del Rodano. Queste gite alpine scolastiche, le prime di cui si è a conoscenza, vengono da Töpffer descritte in due volumi dal titolo “Voyages en zig-zag”.

1856. Allievi del Collegio Nazionale, poi Umberto I di Torino, attraversano il Gran San Bernardo e nell’anno successivo i convittori dello stesso Istituto valicano il Monginevro e il Col du Lautaret passando in Francia e ritornando per il Colle di Tenda sotto la guida del loro preside, l’abate Monti. Analoghe escursioni vengono compiute dallo stesso Collegio Nazionale negli anni. Le notizie relative a tali viaggi alpini sono registrate in una monografia presentata dal Rettore del Collegio, il teologo Parato, all’Esposizione generale di Torino del 1884. Lo stesso rettore in una relazione sui viaggi d’istruzione del Collegio Convitto nel 1888 e 1889, presentata al Ministero dell’Istruzione pubblica, parla di salite fatte dai convittori al Moncenisio e al Colle dell’Assietta della Novalesa e infine di un’ascensione compiuta da dodici allievi al Rocciamelone.

1863. La nascita del Club Alpino Italiano voluta dallo statista Quintino Sella si accompagna all’evolversi del socialismo umanitario. In questa ottica Sella esprime in una lettera l’idea dell’alpe educatrice nata da una sintesi tra i valori dell’Italia risorgimentale laica e liberale e lo sguardo filantropico del socialismo. Tra gli obbiettivi del Club alpino c’è quello di formare la gioventù per consolidare il processo di unificazione e forgiare una coscienza nazionale. Per dare il buon esempio, Sella mobilita il gruppo di figli e di nipoti e li porta con sé, prima sulle facili montagne del Biellese e poi in imprese più impegnative su per le vallate alpine.

1865. L’ingegnere Felice Giordano, geologo e ispettore minerario del Regno d’Italia, dopo avere invano tentato di scalare il Cervino su invito di Quintino Sella scrive parole amare sugli ideali e le funzioni educative del Club Alpino che evidentemente non lo soddisfano. “Questa nobile e virile istituzione era intesa svegliare la parte eletta della nostra gioventù e indirizzandola alle escursioni in montagna, aprirle un arringo di severo esercizio e insieme di utili studi, quali vengono praticati on tanto amore e vantaggio dalla gioventù tedesca e inglese…E’ inutile certo parlare di grandi sensazioni a chi è pigro e timoroso…”.

1874. Su iniziativa del Club Alpino Francese un tentativo di istituire e generalizzare “carovane di scuola” viene avviato in Francia con il supporto di personalità vicine al Ministero della Pubblica Istruzione.

1876 Esce Il Bel Paese dell’abate Antonio Stoppani (1827-1891) che ebbe numerose ristampe. È suddiviso in 32 capitoletti che corrispondono ad altrettante serate animate da un ipotetico “zio naturalista”, la voce narrante. I nipotini ascoltano, pongono domande, interrompono il mite oratore. E le nozioni entrano discrete nella forma antica del dialogo, dilettando il lettore. Capitolo dopo capitolo vengono svelati i misteri della montagna per la prima volta al grande pubblico.

1891 Nascono a Biella le “carovane scolastiche” considerate le prime iniziative dell’Alpinismo giovanile del Cai. Hanno lo scopo di “spingere la gioventù a correre verso la montagna, additargliene le bellezze e i benefizi per l’educazione della mente e del fisico”. Domenico Vallino, promotore dell’iniziativa, racconta di “piccoli gruppi di studenti o di giovani laboriosi dai 13 ai 25 anni, intellettualmente e fisicamente sani”. Le escursioni durano più giorni, previste anche ascensioni “colla scorta di guida provata”.

1893. Sulla Rivista mensile del Cai (n.4, pag. 108) il marchese Vincenzo Ricci riferisce di escursioni alpine al tempo delle vacanze scolastiche effettuate dal regio Collegio Carlo Alberto di Moncalieri sotto la guida di padre Denza. “Anche il sesso gentile ci dà l’esempio di escursioni alpine scolastiche”, annota il marchese Ricci. “Nel 1891, per parte di una comitiva di circa 80 signorine tra le quali figuravano anche bambine di poco superiori ai sei anni sotto la guida del cav. Scandurra della Sezione di Palermo e rettore dell’Educatorio femminile Whitaker di quella città si compivano una serie di ascensioni e di escursioni in Sicilia salendo sino a 1300 metri”.

1903. Il 6 settembre al pranzo del XXXIV Congresso degli alpinisti italiani, Edmondo De Amicis, l’autore di “Cuore”, declama: “A voi egregi commensali, alla gioventù e alla fanciullezza che voi educate ed educherete all’amor virile e gentile delle Alpi, affettuosamente auguro fortuna in ogni forma di ascensione della vita, poiché vivere nell’alto significato della parola, è salire, auguro quanta felicità è possibile in un mondo dove legge è la lotta…”. L’alpinismo si candida come il veicolo simbolico di un riscatto morale rivolto alle giovani generazioni.

1910 Il ministro della Pubblica Istruzione ordina con una circolare che in tutte le scuole d’Italia un giorno al mese venga dedicato a una passeggiata. L’ordine viene eseguito fino alla prima guerra mondiale (Bruno Credaro in “1863-1963, i cent’anni del Club Alpino Italiano”).

1911 Nel cinquantenario dell’unità d’Italia, Mario Tedeschi (1873-1944), presidente del CAI Milano, parte da Milano con la prima delle “gite alpine popolari” – alimentate soprattutto da lombardi – al passo di Zocca (2749 m) in Val Masino, appoggiandosi al “Corriere della sera” e ad altri organi di stampa, nonché a una compagnia di Alpini per i pernottamenti in tenda. Il successo è straordinario: 626 sono i partecipanti dei ceti più diversi. Tutti compiono la traversata fino alla Val Bregaglia e in 200 raggiungono la vetta della Cima di Castello (3215 m). Tedeschi raccoglie le sue conferenze sull’uso sociale della montagna nel volume “Le Alpi al popolo” pubblicato nel 1945.

1914 Guido Rey, il vate del Cervino, nipote di Quintino Sella, esprime il suo vangelo con la frase “Credetti e credo la lotta con l’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede”. Vi si possono individuare i temi archetipici della religione della montagna con cui si intendono indottrinare le giovani generazioni. La frase è stata a lungo riportata nella tessera degli iscritti al Cai.

1924 Pier Giorgio Frassati, futuro beato della Chiesa, scrive: “Queste ascensioni alpine hanno in sé una strana magia, che per quanto volte si ripetano e per quanto si assomiglino tra loro, non vengono mai a tedio, nel modo stesso che mai ci tedia l’eterna e uguale vicenda della primavera…Non bisogna però dimenticare che se gli esercizi fisici irrobustiscono il corpo, è necessario che altrettanti e forti principi morali affinino e irrobustiscano l’animo”. Frassati, al quale è oggi dedicata una rete di sentieri in vari punti della Penisola, diventerà il modello di generazioni di preti decisi a trascinare i ragazzi sui sentieri per trarli in salvo dalle insidie della città.

1927 Il Cai s’inquadra nel Comitato olimpico italiano. A parole, l’alpinismo giovanile viene considerato un volano della politica del regime fascista. Ma non ha vita facile. “Le preoccupazioni politiche e militari, mentre facevano più abbondanti i mezzi e più facili le mobilitazioni, toglievano sincerità e spontaneità alle manifestazioni” (Bruno Credaro in “1863-1963, i cent’anni del Club Alpino Italiano”).

1948 Il Touring Club Italiano da vita al Turismo scolastico organizzando gite sciistiche e mandando i ragazzi del nord a visitare le bellezze dell’Italia meridionale e insulare. Il Consiglio centrale del Cai ripropone intanto l’annoso problema dell’alpinismo giovanile, affidando a una commissione lo studio e la risoluzione “partendo da una larga base di escursionismo scolastico alpino o appenninico per passare poi, nel periodo delle vacanze estive, all’organizzazione di attendamenti e accantonamenti” (1863-1963, i cent’anni del Club Alpino Italiano).

1950 Gli alunni di una classe di una scuola pubblica primaria di Vanves (Ile-de-France) soggiornano per una settimana a Praz-sur-Arly (lta Savoia). L’esperienza viene battezzata “classe de neige” (classe di neve): i giovani possono scoprire la pratica degli sport invernali pur continuando la mattina a seguite le materie scolastiche tradizionali con i loro insegnanti. L’esperienza si evolve nelle “classi di natura”, nelle “classi di mare”, nei “soggiorni linguistici”. Il nome si trasforma in seguito in un generico “classi di scoperta”. A usufruirne sono soprattutto gli alunni delle scuole di città. Il costo del soggiorno viene in parte coperto dal Comune di residenza.

1995 L’alpinista francese Marc Batard dà vita all’associazione “En passant par la Montagne” per aiutare i giovani che vivono situazioni difficili come emarginazione sociale, insuccesso scolastico, malattia o handicap, a trovare nella montagna le motivazioni necessarie per superare il loro disagio. A questa iniziativa s’ispirerà in Italia pochi anni dopo, nel 2004, l’associazione Attraverso la Montagna capofila del progetto Quartieri in quota.

1998 Il 23 aprile il Consiglio centrale del Cai approva il Progetto educativo che si apre con la frase “L’Alpinismo Giovanile ha lo scopo di aiutare il giovane nella propria crescita umana, proponendogli l’ambiente montano per vivere con gioia esperienze di formazione”. L’attività presa in considerazione è “essenzialmente l’escursionismo di montagna”.

1998 Esce in Francia il film “La classe de neige” di Claude Miller (in italiano “La settimana bianca” tratto dal romanzo di Claude Carrere. Nicolas è un ragazzino di dieci anni solitario, oppresso dalla figura del padre che lo accompagna in auto nella località dove parteciperà alla classe de neige. Accolto con affabilità da un’insegnante e dal maestro di sci, Nicolas è turbato dall’incubo di fare la pipì a letto. In più è privo dello zaino rimasto nel bagagliaio dell’auto del padre che, una volta ripartito, si rivela irraggiungibile. Un amico e il maestro di sci cercano di confortarlo, ma la tragica sorte di un ragazzo del villaggio lo fa precipitare in un incubo senza fine.

2004 Nasce in Italia l’associazione “Attraverso la Montagna” su modello dell’organizzazione francese di Marc Batard “En passant par la Montagne”.

2007 L’Accademia della montagna di Trento vara il Progetto “Scuola – Montagna” della Provincia Autonoma di Trento, previsto dalla delibera di Giunta n.1510 20/07/2007, che stabilisce che il curriculum scolastico, dalla scuola primaria alle superiori, venga arricchito con l’inserimento di esperienze di avvicinamento concreto alla montagna per legare maggiormente i ragazzi al proprio territorio. Il progetto si propone perciò di far entrare nella scuola il territorio e, viceversa, far uscire la scuola sul territorio, coinvolgendo tutti gli studenti trentini chiamati ad acquisire, in modo graduale e continuativo, conoscenze e abilità specifiche nelle attività relative all’ambiente della montagna, estivo e invernale, all’ambiente antropico: usi e costumi/sicurezza e prevenzione. Nell’ambito di questo progetto è presente l’iniziativa “100 ragazzi al rifugio”, un concorso  che Accademia, assieme alla Provincia autonoma di Trento- Dipartimento della Conoscenza, ed IPRASE ripropone ogni anno agli Istituti scolastici. Nel periodo settembre/ottobre oltre 20 ragazzi per Istituto hanno l’opportunità di frequentare un rifugio e soggiornare due giorni, accompagnati da un insegnante e una Guida alpina. I ragazzi al termine dell’esperienza organizzano una giornata per illustrare i propri racconti, le emozioni vissute attraverso video fotografie e presentazioni.

2012 Esordio ufficiale in provincia di Biella per il GAS – Gruppo Alpinistico Scolastico – delle Scuole di Mosso e della sezione di Mosso del Club Alpino Italiano. E’ il risultato di un’esperienza quasi trentennale. Risale infatti al 1987 l’inizio della attività educativa in montagna – e specificatamente in Alta Valsessera – della scuola media di Mosso. Nel 2014 l’iniziativa riceve il Premio Marcello Meroni del CAI-SEM di Milano e i responsabili decidono di intestare il gruppo all’istruttore milanese al quale è dedicato il riconoscimento. In quell’occasione viene premiata Nicoletta Gatteschi, coordinatrice del gruppo con Giuseppe Paschetto e Riccado Ongaretto. La storia di questa innovativa esperienza è raccontata nel libretto “Il Gruppo Alpinistico Scolastico del CAI di Mosso e Marcello Meroni” pubblicato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.

2014 Nasce a Milano il progetto “Quartieri in quota”.

2017 Il 25 febbraio a Palazzo Marino il progetto “Quartieri in quota” viene presentato al Forum delle Politiche Sociali nell’ambito del convegno “Incluse le vette”. L’iniziativa è dell’Assessorato Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano. Nove sono le esperienze che si susseguono nel simposio.  Il 21 novembre, a Palazzo Marino, riceve la menzione speciale della giuria del Premio Marcello Meroni assegnato dalla Società Escursionisti Milanesi l’insegnante Stefano Piana di Genova che si presenta con tre giovani allievi. Piana coordina il progetto “Le classi della montagna”. La giuria lo ritiene meritevole “per la contagiosa capacità di coinvolgere e entusiasmare gli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Campomorone Ceranesi sui temi legati alla cultura e alla natura delle montagne”. Viene infine riconfermato il 19.10.2017 il documento che definisce il ruolo del CAI nella scuola: si tratta del Protocollo d’Intesa CAI-MIUR, che all’art.2 recita: “Il MIUR e il CAI, nel rispetto dei propri ruoli e delle competenze istituzionali, nonché dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, collaborano nell’attuazione di un programma comune a favore delle scuole di ogni ordine e grado…”.

http://festivalsvilupposostenibile.it/2018

http://www.quartieriinquota.it

One thought on “Montagna e sostenibilità. Breve storia della virtuosa educazione alpina

  • 29/05/2018 at 13:41
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    Mio figlio l’altro giorno è tornato da un’escursione in montagna con la sua classe letteralmente entusiasta, “l’esperienza più bella vissuta in ambito scolastico”. Era come se il gruppo classe si fosse improvvisamente scoperto e compattato sui valori della solidarietà e dell’amicizia, attraverso la fatica di salire e la gioia di farcela. Grazie a Mountcity per il bell’articolo e l’impegno per diffondere la pratica della montagna.

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