Walter e Dino, una coppia di ferro

Dopo le quattro puntate pubblicate in mountcity dalle quali è emerso un inedito ritratto di Walter Bonatti (1930-2011), dal bazar di Dino Perolari escono ora altri scampoli di un’amicizia lunga e bella. Perolari affida a mountcity anche questi indelebili ricordi che illuminano non senza qualche innocente penombra, la personalità di una gloria dell’alpinismo internazionale, di un reporter sempre alla ricerca del nuovo e dell’insolito, di un italiano entrato nella leggenda. Del nostro caro, indimenticabile Walter.

Quelle indimenticabili serate al Cai

Ripensando ad una vita trascorsa in amicizia con Walter, devo ammettere che certe volte mi sono dovuto proprio impegnare per portare pazienza. Infatti, avevo mille impegni, la famiglia, il lavoro, gli alpini, gli atleti della Sezione ANA di Bergamo e quant’altro, quindi, quando mi telefonava o scriveva per confidarmi dei problemi personali, da un lato ero onorato perché era una dimostrazione della profonda Amicizia che ci legava, ma dall’altro diventava per me un’ulteriore fonte di preoccupazioni. Nel settembre del 1980, il segretario del CAI, della Sottosezione di Alzano Lombardo, mi chiese se potevo sentire Walter se era disposto a venire ad Alzano, per una serata come quella effettuata l’anno prima presso il Seminario di Bergamo, in città alta e organizzata dagli Alpini a favore della Casa per giovani handicappati di Endine Gaiano, che tra l’altro ebbe un gran successo. Purtroppo Walter si era appena separato da Giulia ed in quel periodo era a Costa Rainera (IM), dove non aveva il telefono ed allora riuscii a rintracciarlo tramite un amico del posto. Quando mi chiamò, concordammo per il secondo mercoledì di ottobre e come pro memoria gli spedii una lettera al nuovo indirizzo di Milano in via Gentilino.

La sera stabilita, mi recai ad Alzano verso le 18, convinto che Walter, preciso come era, fosse già sul posto per controllare e provare tutta l’apparecchiatura, proiettore, microfono ecc… Il segretario del CAI, signor Suardi, era già pronto con l’elettricista ed alcuni soci per dare una mano, ma Walter non era ancora arrivato. Strano, pensai subito. Passavano i minuti e le perplessità degli organizzatori si manifestavano sempre di più con insistenti domande sul motivo di tale ritardo (tra l’altro l’ingresso era a pagamento) ed io prendevo tempo, attribuendo la colpa al traffico.

Dino Perolari all’attacco di una via di roccia con Walter e la moglie Giulia, eccellente alpinista, da cui si separò prima di incontrare Rossana Podestà, la donna della sua vita. Nella foto in alto sopra il titolo Walter e Dino in vetta alla Grignetta. Le foto sono dell’archivio di Perolari, per gentile concessione.

Erano ormai le 19, la gente iniziava ad arrivare ed io ero sempre più preoccupato. Nei pressi della sala cinematografica c’era un bar e con una scusa provai a telefonare a Milano, la linea era libera, ma non rispondeva nessuno. Nel frattempo Suardi era sempre alle mie costole e probabilmente aveva capito che c’era davvero qualche problema.

Dopo un po’ tornai al bar per telefonare, ma ancora a vuoto, allora chiamai il nostro amico comune Celestino Salvador (che era con Walter nei ginnasti della Forti e liberi) pregandolo di chiamare Walter ininterrottamente perché qui ormai era un gran casino e, nel momento in cui l’avesse trovato, di venire assolutamente con un taxi, così avremmo potuto prendere la scusa di un guasto alla Sua auto.

Gli lasciai il numero del bar, così avrebbe potuto avvisarmi non appena ci fossero novità. Nel frattempo ormai erano arrivate le 19.45, la sala era piena e fortunatamente notai che tra il pubblico c’era anche mio cugino Romeo Crotti, grande appassionato di montagna e famoso perché bravissimo a raccontare barzellette. Lo presi in disparte e gli chiesi se per favore poteva intrattenere il pubblico finché Walter non fosse arrivato. Detto fatto, Romeo salì sul palco ed iniziò il Suo spettacolo.

Finalmente verso le 20 mi richiamò Celestino dicendomi che era riuscito a parlare con Walter, che era appena partito ed avrebbe confermato la versione concordata appena sarebbe arrivato. A questo punto tornai in sala, Romeo aveva quasi esaurito il Suo lungo repertorio, il pubblico iniziava a rumoreggiare, erano le 20.30 passate e la serata doveva iniziare alle 20.

Allora presi coraggio e salii sul palco spiegando che purtroppo Walter aveva avuto un problema con l’auto e sarebbe arrivato di lì a poco, poi, per prendere ancora un po’ di tempo, mi misi a raccontare qualche aneddoto della nostra amicizia.

Finalmente alle 21 passate arrivò Walter, la tensione era alta e temevo ci fosse qualche lamentela, invece scoppiò subito un forte applauso che stemperò la situazione. Tutto poi per fortuna filò via liscio, l’intervallo tra i due tempi fu più breve del solito e verso mezzanotte le proiezioni erano terminate. Le gente entusiasta non voleva saperne di andare via e così iniziarono le varie domande, seguite da fotografie e dediche autografate sui Suoi libri. Quando riuscimmo ad andare a mangiare un panino alla sede del CAI, era ormai l’una del mattino.

Pochi giorni dopo ho ricevuto una lettera di Walter da Costarainera, con dei ringraziamenti particolari, che conservo gelosamente ed ogni volta che la leggo riesce sempre a commuovermi. Successivamente, ogni volta che ho incontrato Suardi, mi ha sempre fatto la stessa domanda: cioè, se fosse vera o no la scusa della macchina. Io ho sempre tergiversato ed ora, dopo tanti anni, posso svelare effettivamente come andarono le cose!

Una sera del 1982 ero appena rientrato da una trasferta in Toscana per lavoro, quando Walter mi telefonò per confidarmi che era preoccupato per l’atteggiamento ostile del Suo vicino di casa a Dubino, il quale non voleva saperne di ragionare. Infatti, pochi giorni prima, mi ero recato da Walter per portare delle funi metalliche, del peso di circa 190 kg, che servivano come protezione dietro la casa perché, con i temporali, dal bosco franavano dei massi anche di grosse dimensioni ed erano pericolosi. Così Walter è sceso ad aprirmi il cancello per transitare con la macchina carica fin sotto casa, in quanto era praticamente impossibile trasportare a mano le funi per tutto il vialetto, ma il Suo vicino non voleva che nessuno passasse vicino alla Sua proprietà e diede in escandescenze insultandoci entrambi.

Siccome non era la prima volta che succedeva, Walter mi chiese se ero disposto a testimoniare nel caso ci fosse stata una denuncia. Naturalmente diedi la mia disponibilità e così Walter, nel processo, vinse la causa. Paradossalmente da allora l’atteggiamento del vicino cambiò completamente, divennero amici e Walter non chiese alcun risarcimento. Per Lui l’importante era poter convivere in pace.

Ricordo un altro particolare che riguarda questa persona; il giorno successivo alla morte di Walter, la salma venne portata a Dubino per dare la possibilità agli abitanti del paese ed agli amici di dargli l’ultimo saluto. Erano circa le 11.30 del mattino ed io ero in soggiorno con Rossana, dove c’era la bara, quando tra la gente che passava c’era questo signore, che riconobbi nel vicino di casa, il quale, dopo averci salutato si avvicinò alla bara chiusa ed iniziò a maneggiare sulle viti, poi mi chiese se avevo per caso un cacciavite perché Lui voleva vedere ancora una volta Walter fisicamente e non “solo” in fotografia. Cercai di dissuaderlo, spiegandogli che non era possibile aprirla, ma Lui insisteva e finalmente dopo continue spiegazioni da parte mia e di Rossana, riuscimmo a convincerlo. Quando se ne andò via, non era soddisfatto e continuava a brontolare. Penso che questo fatto spieghi il personaggio!

Un’altra sera, Walter mi chiamò perché aveva un problema che riguardava una casa editrice bergamasca, ma io in quel periodo avevo dei grossi problemi di lavoro a causa di un nuovo impianto a Vigevano e dopo averLo ascoltato gli dissi che mi faceva star male, e Lui mi rispose testualmente: “Hai ragione e Ti chiedo scusa Dino, ma sai che é fortunata quella persona che ha un amico al quale confidare i propri segreti?”. Non sapevo cosa rispondergli e dissi solamente di stare tranquillo che avremmo risolto anche questa.

E’ noto che Walter ha sempre avuto un rapporto diciamo così “difficile” con il CAI di Bergamo, io ho sempre cercato di mediare, ma effettivamente ci sono stati dei rappresentanti del CAI che si sono comportati in modo scorretto con Lui. Poi, con il passare degli anni, con la Presidenza di Paolo Valoti, le cose sono migliorate ed anche Lui è diventato Suo caro amico.

Nel 1992 Walter venne ricoverato agli Ospedali Riuniti di Bergamo per un’ernia del disco. Dopo tre settimane e due interventi, anziché migliorare, le Sue condizioni erano sempre più gravi, si sospettava addirittura avesse un tumore. Era in una camera con due letti e Rossana era sempre con Lui, approfittava di uscire per le commissioni quando scendevo io a darLe il cambio. Era dimagrito in modo impressionante, non era mai stato così nemmeno al ritorno delle Sue spedizioni più dure!

Visto che passavano i giorni e la situazione continuava a peggiorare, Rossana telefonò a Pierre Mazeaud, che oltre ad essere un caro Amico, era anche Ministro della Repubblica Francese. Partirono subito con un aereo per Lione ed i medici francesi scoprirono che un virus, preso durante l’intervento a Bergamo Lo stava praticamente consumando. Gli somministrarono una potente cura di antibiotici e subito migliorò, infatti venti giorni dopo era già a Dubino. I medici francesi consigliarono a Walter di sporgere denuncia contro gli Ospedali Riuniti, ma Lui lasciò perdere.

Walter e Dino durante un’escursioni tra i calcari delle Prealpi. Perolari seguì di frequente l’amico anche durante le applaudite serate organizzate dalle sezioni del Club Alpino Italiano, contribuendo all’organizzazione.

Nell’arco di oltre 40 anni, solo in Bergamasca, si sono organizzate molte serate con e per Walter, caratterizzate da forti emozioni e grande partecipazione di pubblico. Ricordo in particolare quella organizzata dal CAI di Treviglio nel 1995, in occasione del 50° di fondazione della Sezione. L’Amico trevigliese Luigi Invernizzi, mi disse che la data fissata era il 6 maggio, raccomandandomi di non mancare, perché voleva conoscere Walter personalmente.

Il CAI di Treviglio, ha sempre avuto una grande stima per Walter, infatti sul monte Alben gestiscono il rifugio Casina Bianca, di proprietà del sodalizio stesso. Sul fronte opposto della montagna, c’è il torrione inizialmente denominato Corna Rossa, che nel 1950, Walter e Camillo Barzaghi (entrambe dei “Pell e oss”) salirono per la prima volta sul lato sud, su una via di 5° e 6° grado e che in seguito diventerà il Torrione Bonatti.

Tornando alla serata di Treviglio, Luigi mi assicurò che mi avrebbe tenuto libero un posto in seconda fila, anche se fossi arrivato in ritardo e fu di parola. Arrivai verso le 21, molta gente era rimasta fuori, mi avvicinai alla biglietteria e mi presentai, uno degli addetti mi disse che Invernizzi, preoccupato, era già uscito dalla sala due volte per sapere se fossi arrivato ed aveva spiegato loro dov’era il mio posto libero. Uno dei due giovani prese una torcia dal cassetto e mi fece strada, c’era gente in piedi da entrambe i lati della sala, Walter stava proiettando le diapositive e, cercando di non disturbare nessuno, arrivammo alla seconda fila dove c’era il mio posto.

Al termine del primo tempo, si accesero le luci, Walter sostituì il caricatore delle diapositive e salì sul palco con il giornalista Nino Filippini Fantoni per rispondere alle domande del pubblico. La prima domanda, come accadeva spesso, fu sulla spedizione al K2, Walter tagliò corto cercando di evitare ulteriori polemiche e precisando che ne avrebbe poi parlato durante la seconda parte della serata. Poi un giovane, in fondo alla sala, gli chiese come mai le Sue più grandi scalate le avesse effettuate in solitaria e se ciò fosse dovuto al fatto che non trovava colleghi alpinisti al Suo livello.

Walter fece un sospirone e si spostò sul lato del palco proprio di fronte a dov’eravamo io e Luigi e, mentre stava spiegando che non era quella la causa, bensì c’erano state una serie di coincidenze, a causa delle quali chi doveva accompagnarlo non aveva potuto per vari motivi, quando di colpò si fermò e mentre io cercavo di nascondermi dietro la prima fila, Lui scostandosi per vedere meglio esclamò: “Cosa fai qui Dino? Ecco, vedete quel signore lì seduto in seconda fila? Voi non immaginate quanti bidoni mi ha tirato, Lui è la risposta alla Sua domanda!”. Poi aggiunse: “Io e Te comunque ci vediamo dopo!”. Io sarei sprofondato e appena Walter scoppiò in una risata cercai di abbozzare qualche scusa per giustificarmi. Finita la proiezione ci ritrovammo alla sede del CAI per cenare tutti insieme e ricordare le bidonate!

Dino Perolari

Le precedenti puntate:

http://www.mountcity.it/index.php/2018/04/24/in-montagna-con-walter-1/

http://www.mountcity.it/index.php/2018/05/01/in-montagna-con-walter-2/

http://www.mountcity.it/index.php/2018/05/04/in-montagna-con-walter-3/

http://www.mountcity.it/index.php/2018/05/07/in-montagna-con-walter-4-fine/

 

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