Quella strage senza motivo

Volpi, merli, cornacchie, cormorani, tassi, marmotte, faine e stambecchi sono stati abbattuti senza motivo in provincia di Bolzano. I giudici hanno contato gli animali abbattuti: 2.655. E hanno calcolato il danno provocato allo Stato (a cui appartiene il patrimonio della fauna selvatica protetta) dai quasi cento decreti in 4 anni (dal 2010 al 2014) emanati dalla Provincia autonoma di Bolzano. Conto finale: un milione 136 mila e 250 euro. Che adesso dovranno risarcire l’ex presidente della Provincia Luis Durnwalder (ma in qualità di assessore alle Foreste) ed Heinrich Erhard, direttore dell’Ufficio caccia e pesca. La Corte dei Conti d’Appello ha infatti ribaltato la sentenza di primo grado del 2016, stabilendo che “l’abbattimento degli animali veniva sistematicamente disposto senza che ne ricorressero i presupposti”. I giudici nel provvedimento depositato il 18 giugno sostengono che ci fu un “palese abuso dello strumento straordinario dei prelievi… surrettiziamente adoperato in sprezzante violazione dei limiti di legge”.

“È una sentenza politica, ingiusta e inaccettabile”, è stata la reazione di Durnwalder. Che spiega: “La caccia è di competenza della Provincia, questo vuol dire che dobbiamo avere il diritto di stabilire quando un animale crea danni alle colture agrarie o ai boschi. Noi abbiamo autorizzato l’abbattimento di cervi che facevano danni, di tassi che causavano problemi alle aziende agricole, di marmotte che se non intervenivamo avrebbero distrutto le malghe. In questo caso avremmo dovuto pagare noi i danni a contadini e allevatori, con i soldi pubblici”. Tesi difensive che evidentemente non hanno convinto i giudici.

Sulla strage delle marmotte, un documentario è stato realizzato da Carlo Alberto Pinelli.

Intanto continua la strage delle marmotte autorizzata in Alto Adige dal 2017 con il sistema della caccia in deroga. Il pretesto è quello dei danni che gli scavi e i cunicoli delle marmotte starebbero arrecando alle piste da sci, ai prati da sfalcio e, addirittura, alla stabilità di stalle e rifugi. In assenza di alcun concreto supporto documentale e senza pensare a possibili alternative di salvaguardia e tutela, stanno pertanto rischiando la vita fino a 2000 esemplari di marmotte. A tutto svantaggio dell’ecosistema e della biodiversità d’alta montagna, e del benessere di questi dolcissimi animali simbolo delle Dolomiti.

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