Olimpiadi invernali, chi paga

Entro il 10 luglio 2018 il Coni deve decidere quale candidato proporre al Cio per le Olimpiadi invernali 2026. Candidare Torino per le Olimpiadi vent’anni dopo quelle del 2006 non entusiasma però la maggioranza in Consiglio comunale: soltanto quattro consiglieri su 23 (Marco Chessa, Monica Amore, Antonio Iaria e Antonio Furnari) hanno votato a favore, mentre un tempo i contrari ammontavano a 5 in tutto. Si parla ancora di una collaborazione Torino-Milano: la formula bi-polare consentirebbe tra l’altro di non finire nel retrogusto tipicamente torinese della partita delle vecchie glorie. E chi sostiene questa soluzione ipotizza una olimpiade snella, ecosostenibile, basata sul riuso.

Sulla scorta di studi scientifici risulta in ogni  modo che negli ultimi 50 anni i Giochi hanno registrato uno sforamento medio del 257% fra budget iniziale e costo finale, sia per le edizioni estive, sia per quelle invernali (796% Montreal, 417 per Barcellona, 321 Lake Placid, 287 Londra, 277 Lillehammer, 201 Grenoble, 173 Sarajevo, 147 Atlanta, 135 Albertville, 90 Sydney, 82 Torino, 51 Rio). “Risulta che gli extra-costi”, scrive il 27 giugno Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, “non ricadono mai sul Cio, l’unico a guadagnarci sempre e comunque, ma sugli Stati e le città ospitanti, i cui residenti hanno dovuto ogni volta sobbarcarsi imposte e balzelli aggiuntivi nei 20 o 30 anni successivi per assecondare le fregole faraoniche dei loro governanti”.

La pista da bob di Cesana Torinese. Sopra, un poster delle Olimpiadi invernali del ’28 (particolare).

Chiamparino: sono una risorsa per il Paese

In merito agli sviluppi della situazione relativa alle Olimpiadi invernali 2026, il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamaprino, ha rilasciato il 27 giugno 2018 la seguente dichiarazione:

“Sto aspettando che il sottosegretario Giancarlo Giorgetti mi fissi un incontro, perché, senza voler offendere nessuno, tra tutti coloro che hanno responsabilità politiche locali, io, insieme ai sindaci delle valli olimpiche, sono uno di quelli che, riguardo all’organizzare con successo le Olimpiadi invernali, ha qualcosa da dire più degli altri. Il mio amico e collega Attilio Fontana dice che noi le abbiamo già avute 12 anni fa, e dicendo questo ci aiuta, perché riconosce che il territorio torinese, oltre ad avere impianti che possono essere riattivati con poca spesa – certamente molto inferiore alla costruzione ex novo in Lombardia – ha anche una indiscutibile eredità di progettualità e passione, che va dai volontari a coloro che hanno gestito le Olimpiadi ai più alti livelli tecnici. Una sicura risorsa per il Paese, e su questo punto ci tengo a rassicurare il Governo: la Regione Piemonte fin dall’inizio ha fatto suo il progetto per Torino 2026, elaborato da Città di Torino e dai Comuni olimpici, e sarei lieto se Giorgetti volesse ricevermi in tempi brevi per potergli spiegare più diffusamente le qualità del progetto stesso e la coesione istituzionale che fra noi, il Comune di Torino e i Comuni olimpici, su questo tema, non è mai venuta meno”.

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