Attenti al critico rock

Memoir, gialli, thriller, romanzi ambientati in montagna avrebbero invaso le librerie sperando di raggiungere le vette di Paolo Cognetti, vincitore nel 2017 del Premio Strega con “Le otto montagne”. Questa perlomeno è la rispettabile impressione di Gian Paolo Serino “critico letterario giovane e rock, severo divoratore di libri, capace di stroncare gli intoccabili”, come lo definisce il Fatto Quotidiano. Serino descrive il 21 giugno 2018 nelle pagine del quotidiano “Il Giornale” (“La banalità ad alta quota: i romanzi di montagna da gettare nel crepaccio”) questa presunta ondata post Cognetti, uno scrittore che il critico ritiene (sic) “colpevole due volte: non per aver venduto centinaia di migliaia di copie ed essere tradotto in 30 paesi, ma per aver scritto un libro banale, a quota studenti delle elementari. Cognetti è colpevole una seconda volta per aver dato il via a questa moda che per lo più si perde tra i crepacci dell’insulso”.

Gian Paolo Serino, un critico temibile.

Sistemato Cognetti, quali libri e quali autori si meritano le stroncature di Serino? Proviamo a elencarli, se mai a qualcuno salti in mente di andarli a comprare. Per cominciare, “La montagna dimenticata” di un certo Giovanni Bianchi che definisce in quarta di copertina il suo libro “un romanzo che è un labirinto di un interminabile midrash e un ring dove le diverse discipline contendono tra loro fino a sfinirsi reciprocamente”. Parole incomprensibili a noi comuni mortali, ben venga la stroncatura. Nemmeno va a genio al critico il modo con cui Maurizio Falduti De Rosa racconta “Caravaggio e il segreto della montagna”. E’ poi convinto Serino che anche la canzone italiana sia “flagellata” da quest’ondata montanara: riferisce che “Albachiara” di Vasco Rossi diventa “Albaros” di Laura Pini, romanzo ambientato sul Monte Rosa. E, ancora, cita una tal Alessia Piato che ha scritto “Il piacere gay in montagna”, storia di un giovane che va a festeggiare il suo compleanno con gli amici in uno chalet di montagna isolato.

A Serino capita di leggere “ovunque” recensioni entusiaste a “La manutenzione dei sensi” di Franco Fagiani, la storia di un padre e di un figlio che soffre della sindrome di Asperger. E qui un po’ ci azzecca perché l’autore, dopo una serie di esperienze nel genere noir, teorizza al pari di Cognetti che il male di vivere oggi si cura sempre più ad alta quota (qui siamo nelle Alpi Piemontesi). Nel tritacarne di Serino finisce infine uno scrittore di talento come Enrico Camanni colpevole ad avviso del critico rock di avere scritto il romanzo “Verso un nuovo mattino. La montagna e il tramonto dell’utopia” in cui racconta il fallimento dei movimenti studenteschi in un paesino delle Alpi. “Ci immaginiamo la scolaresca delle elementari del paesino tentare la rivoluzione maoista?”, ironizza il critico riferendosi ai contenuti del libro. Camanni, piuttosto risentito, ha mandato il critico a quel paese in FB consegnandolo “al nostro sdegno” e facendoci venire una gran voglia, una volta di più, di leggere questa sua nuova fatica letteraria.

Uno dei libri di montagna presi di mira dal critico.

E’ inesplicabile l’accanimento di Serino nell’offrire un quadro tanto deprimente dell’editoria di montagna. Da una visita sia pure superficiale ai siti specializzati, questo che state leggendo compreso, l’impressione che se ne ricava è ben diversa. Ha provato Serino a sfogliare “Bambole di pietra” di Paolo Martini, ammirevole serie di saggi sulle Dolomiti che sono preceduti, ciascuno, da una lettera immaginaria? Ha notato come Alberto Paleari intreccia brillantemente il genere romanzesco con le attrattive dei viaggi avventurosi nel libro “L’attraversamento invernale delle Alpi”? Il libro non è soltanto un racconto di avventure alpinistiche, che pure ci sono, ma anche un viaggio nella storia e nelle storie: dalla colonizzazione walser della Val Formazza al rastrellamento dei partigiani in Valgrande del giugno 1944, dall’epopea della costruzione delle centrali idroelettriche. Imperdibile, a nostro modesto avviso.

Di recenti buone letture dedicate alla montagna se ne contano parecchie. Ma Sereni non si degna di citarle, troppo preso dal suo furore contro la cattiva letteratura delle alte quote. E non è detto che non abbia in buona parte ragione.  (Ser)

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/banalit-ad-alta-quota-i-romanzi-montagna-gettare-nel-1543292.html

One thought on “Attenti al critico rock

  • 04/07/2018 at 20:53
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    cosa non si fa pur avere quel quarto d’ora di notorietà

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