Gasherbrum IV, la sfida di Hervé in cifre

Nella sua settimanale newsletter Hervé Barmasse ha voluto cortesemente ragguagliarci su alcuni aspetti tutt’altro che marginali della sua sfida al Gasherbrum IV, il gigante himalayano che fu vinto per la prima volta nel 1958 dalla spedizione guidata da Riccardo Cassin con Walter Bonatti e Carlo Mauri. Volentieri pubblichiamo queste interessanti cifre non senza augurare a Hervé e al suo compagno David Göttler una buona scalata che sarà possibile seguire sui social di Hervé Facebook and Instagram

Spulciando dalla newsletter di Barmasse. 7 sono i giorni necessari per raggiungere la base della montagna. 23 giorni il tempo a disposizione per acclimatarsi e tentare la scalata della parete Sud Ovest del Gasherbrum IV. 4 i giorni previsti per scalare la parete in stile alpino. 12 i kg di materiali sufficienti per scalare in completa autonomia il GIV contro i 60 trasportati in più giorni da portatori e scalatori per affrontare una salita simile in stile himalayano. 0 i kg abbandonati sulla montagna contro i 20, in media, abbandonati per persona su montagne come il GIV in stile himalayano. 60 i metri di corda usati per la scalata da Hervé Barmasse e David Göttler contro i 3000, fissati e abbandonati, per affrontare la stessa in stile himalayano. 70% in più l’impegno fisico e mentale di una scalata in stile alpino se paragonata ad una in stile himalayano. 1 la tenda usata per la scalata contro le 3 per la stessa via se fosse affrontata in stile himalayano. 1 i kg di gas usati per cucinare e idratarsi sciogliendo la neve durante la scalata contro i 10 per persona usati in un’ascensione in stile himalayano. ZERO l’impatto ambientale di David ed Hervé durante la loro scalata. La stessa, in stile himalayano, cambierebbe per sempre lo stato della montagna.

  • Abbigliamento e attrezzatura. Per la scalata verranno usate le stesse giacche e piumini usati sulle Alpi, quelli indossati in città per ripararsi dal freddo in città. La leggerezza garantisce la possibilità di muoversi velocemente, la caratteristica su cui si basa lo stile alpino in alta quota. Nel dettaglio l’abbigliamento necessario per la scalata è: 1 intimo, 1 paio di calze, 1 secondo strato in Polartec, 1 piumino, 1 pantalone piumino, 1 giacca modello Ventrix, 1 berretto, 1 passamontagna, 1 guanto 5 dita, 1 muffola in piuma, 1 fascia per il collo. Lo zaino: una tenda modello Assault 2, un sacco piuma ultra leggero Hightail, un materassino gonfiabile, un fornello a gas con due ricariche da 500 grammi, un paio di ramponi, due piccozze da ghiaccio, 6 chiodi da ghiaccio, 6 chiodi da roccia, una serie di friends Camalot, 5 moschettoni, 60 metri di corda e il casco Grivel 2018.
  • Il menu degli scalatori durante una giornata di scalata. Colazione: 1 cioccolata calda con muesli. Durante la giornata: 3 barrette, 3 gel, 1 litro di sali minerali o maltodestrine. Cena: 1 barretta di proteine, un litro di bevanda a base di aminoa cidi, 1 pasto liofilizzato (penne alla bolognese), 1 litro di infuso e bevanda. 45 minuti è il tempo impiegato per sciogliere la neve e procurarsi un litro di acqua che verrà usato per idratarsi a fine giornata. La stessa operazione dovrà essere ripetuta altre 4 volte per cucinare e preparare una bevanda per la sera e la notte. Sono necessari 2 kg di neve per procurarsi un litro d’acqua.
  • La dieta dell’alpinista al campo base. Muesli * Cioccolata * Tè * Porridge * Biscotti * Marmellata * Riso * Pasta integrale * Polenta* Legumi * Uova * Pane Guttiau * Pecorino Sardo * Fontina * Grana * Mocetta. Gli integratori consigliati da Elena Casiraghi, responsabile del centro Enervit e che segue Hervé Barmasse nella sua alimentazione da due anni: maltodestrine per rifornire all’organismo energia e permettere la risintesi del glicogeno, sali minerali per favorire l’idratazione (l’acqua di fusione è povera di minerali), flavanoli del cacao per la capillarizzazione sia a livello periferico che centrale, omega 3 per favorire la riduzione dello stress causato dall’altitudine, proteine in polvere per frenare il fisiologico catabolismo muscolare causato dalla quota.
  • Stile di scalata alpino o pulito. È il modo in cui gli scalatori affronteranno la scalata, il più difficile per salire una montagna in Himalaya perché è quello che espone lo scalatore a rischi maggiori, richiede un impegno fisico e mentale sopra la media e garantisce una bassissima percentuale di successo. Lo si pratica unicamente lontano da vie “normali”, si parte dalla base della parete e si scala sino alla cima della montagna senza nessun tipo di appoggio dall’esterno e senza aver prima installato campi. Non si usa né ossigeno né corde fisse. Gli scalatori portano con loro tutto il materiale in salita e discesa. Così facendo, oltre alla difficoltà della sfida, la montagna rimane pulita e integra. La leggerezza e la velocità sono le peculiarità di questo modo di salire le montagne.
  • Stile himalayano. Era lo stile di scalata negli anni ’50 durante la conquista degli 8000 e ancora oggi quello preferito dal 99’9% degli alpinisti, anche professionisti, nonostante R. Messner e P. Habeler avessero dimostrato già nel 1975 che si poteva scalare un 8000 come una montagna delle Alpi. Lo stile Himalayano consiste nell’attrezzare una montagna con corde fisse, chiodi, fittoni e tende in diverse giornate di lavoro per consentire al maggior numero di persone di raggiungere la cima. Sia la discesa che la salita sono semplificate in quanto, una volta deciso di affrontare l’ultimo tratto verso la vetta, non sarà più necessario scalare la montagna ma basterà salire e scendere dalle corde già installate con una speciale attrezzatura chiamata Jumar. Dopo la scalata tutto il materiale viene abbandonato sulla montagna.

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