E se vincessero le montagne del Mi To?

Comunque vadano le cose, l’animata vigilia della candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026 ha riportato a galla una rivalità che si sperava, ma fino a un certo punto, sepolta: quella tra Torino e Milano. “L’alleanza con Milano non esiste. Il nostro dossier è il migliore”, sono state alla vigilia della decisione del Coni le parole della sindaca Chiara Appendino. Concetto ribadito in tutti i modi anche dai sindaci montani per niente disposti a condividere con i colleghi lombardi oneri ed auspicabili onori dei Giochi. “Olimpiadi 2026. Anche la montagna dice no a Milano” titolò (malignamente) La Stampa riferendosi ai “sindaci dei borghi montani compatti con Appendino”. Eppure la soluzione potrebbe proprio essere questa: Milano che risulta in testa ai pronostici ringrazia la Svizzera St. Moritz per la disponibilità offerta, spiegando che governo e Coni vogliono una candidatura tutta italiana e si rivolge alle montagne e ai montagnini torinesi. Che obtorto collo accettano di spartire la torta, o almeno molti lo sperano.

Lasciando perdere folcloristiche differenze caratteriali fra bugianen eredi di Gianduia e meneghini col coeur in man, potrebbe pesare su un eventuale accordo tra le due città il fatto che Milano e Torino corrono già insieme su un fronte importante, quello della musica, grazie all’affermata rassegna MI-TO. Le due città si spartiscono i concerti e gli applausi, d’amore e d’accordo. Poi magari si guardano in cagnesco sul fronte dell’editoria dopo che, nel 2016, Milano ha scippato a Torino il Salone del Libro senza peraltro trarne apprezzabili vantaggi. Sempre in quel 2016, in margine a un piccolo evento battezzato MountCity, realizzato con la regia della Società Escursionisti Milanesi, si auspicò un gemellaggio alpinistico tra Milano e la città sabauda in nome della comune passione per la montagna. In questo sito si accennò, nel nostro piccolo, a possibili montagne del MI-TO da valorizzare, con eventuali positivi risvolti sul piano del marketing. Da vari segnali si capì che entrambe le città in questo momento si ripromettono di valorizzare più che mai il legame con le loro valli, anche se sulle rive del Po ci si è finora mossi con maggiore impegno organizzando (è solo un esempio) la rassegna “Torino e le Alpi” per merito dell’attivissima associazione Dislivelli, una realtà torinese forse esportabile.

Va d’altra parte riconosciuto che non è facile porre le Alpi al centro dell’attenzione nell’indaffarata capitale della Pianura Padana, dove tuttavia l’arco alpino è lì a un passo. Dove in occasione dell’Expo si è perfino presuntuosamente varata una velleitaria “Carta di Milano della montagna” subito dimenticata. E dove a svettare, in gara con i grattacieli di CityLife e di Porta Volta, è la gloriosa montagnetta di San Siro, detta anche Monte Stella, tirata su con le macerie dei bombardamenti alleati nell’immediato dopoguerra. Ora il Coni sta per dire la sua sulle città che ospiteranno i Giochi nel 2026 e i milanesi aspettano fiduciosi il verdetto. Senza dimenticare che tra i due contendenti potrebbe anche spuntare Cortina, il classico terzo che gode. (Ser)

Le Grigne fanno capolino tra le torri di CityLife nella cui area si svilupperebbe parte della città olimpica.

One thought on “E se vincessero le montagne del Mi To?

  • 11/07/2018 at 18:53
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    In merito al dibattito in corso sulle candidature italiane per i Giochi olimpici invernali del 2026, il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha rilasciato il 9 luglio la seguente dichiarazione:
    “Anche io, come il sindaco Beppe Sala, dico che la politica deve stare fuori dalle Olimpiadi, giacchè, se è ancora valido quello che il CIO chiede da tempo – forse anche perché sono sempre di più le città che dicono no alle stesse Olimpiadi – in termini di impatto ambientale ridotto, minima cementificazione e impianti e piste di livello eccellente, la nostra candidatura è certamente la migliore sotto tutti i punti di vista. Al contrario ad esempio di Milano, che, oltre ad essere nell’immaginario collettivo una città decisamente di pianura, dovrà costruire ex novo molti degli impianti e delle infrastrutture necessarie per realizzare i Giochi, o di Cortina, che dovrà sicuramente adeguare le vie di accesso al traffico olimpico, noi abbiamo già tutto: collegamenti con le montagne olimpiche rapidi ed efficienti, palazzetti dello sport adeguati, piste di bob e salto, impianti sciistici all’avanguardia. Perché, come dice il vicesindaco di Torino Guido Montanari, grazie alle ‘cattedrali nel deserto’ costruite 10 anni fa, oggi non abbiamo la necessità di costruirne altre. Inoltre, non siamo affatto preoccupati da quattro ‘fafiuchè’ anti-Olimpiadi, sia perché sono buoni per l’appunto solo a far nevicare e quindi possono essere persino utili, sia perché, a suo tempo, furono messi in fuga dalle mamme che volevano far vedere ai propri figli il passaggio della fiaccola.
    Noi chiediamo quindi che non si politicizzi la scelta facendola diventare un braccio di ferro fra i due partiti che sono al Governo, ma che invece si valutino nel merito le proposte di candidatura. Siamo convinti che quella di Torino e delle valli olimpiche sia la migliore”.
    “In ogni caso”, conclude Chiamparino, “chiederei al CONI, visto che a quanto pare si è riservato qualche giorno in più per decidere, un supplemento di confronto con le varie realtà territoriali che si sono candidate, e in questo caso noi potremmo, oltre ai rappresentanti istituzionali ed economici del territorio, mettere in campo una squadra che va da Evelina Christillin a Valentino Castellani, che furono i realizzatori e i garanti di un evento straordinario dal punto di vista sportivo e turistico”.

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