Il Suv che “pascola” nei Parchi

Il fermo-immagine che pubblichiamo, tratto da un servizio di “Corriere Motori”, è inequivocabile. Un suv attraversa un prato nel Parco di Paneveggio (Dolomiti) lasciando le sue impronte ben visibili nella tenera erbetta. Qualcuno si stupisce? Ha facoltà di farlo. Può capitare che un contadino imbufalito ci insegua con il forcone se attraversiamo a piedi il suo prato da sfalciare. Ma nei Parchi in Italia è tutto un altro vivere. A mandare un suv a pascolare sull’erbetta dei parchi naturali è Corriere Motori, un supplemento di via Solferino. Che racconta, appunto, l’Italia dei Parchi. Ma lo fa alla sua maniera, “esplorando questi posti”, viene precisato, “in auto o in moto, cercando di valorizzarne le meraviglie attraverso la voce di chi queste zone le conosce bene”. Quanto al rispetto per la natura, niente paura: è stato adottato, si legge, un “denominatore comune imprescindibile: la salvaguardia della biodiversità e dell’ambiente e il rispetto sempre profondo e sentito delle tradizioni”.

Apre la serie delle interviste legate alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto delle tradizioni un incontro con Elena, figlia di Renzo Videsott (1904-1974) che fu storico padre del Parco del Gran Paradiso. Gli Amici del Parco del Gran Paradiso fanno però sapere che il servizio è lacunoso. Che neanche una parola è stata spesa sulla strada del Nivolé, che fu imposta a Videsott anche dall’Ente Parco (come ricorda la targa del presidente Anselmi sul valico). Silenzio anche sulle enormi contaminazioni che gli impianti idro-elettrici, serviti dalla strada, hanno portato in quella che era davvero un’oasi. Ignorati infine sono i blandi tentativi odierni di ridurre lo straripante traffico estivo al Nivolé, che certamente viene incoraggiato dall’articolo.

C’è un punto che andrebbe chiarito: erano consapevoli gli intervistati che le loro dichiarazioni sarebbero state utilizzate a corredo della pubblicità di un suv, una serie di fotoservizi in cui la “natura incontaminata” viene “esplorata” nel modo qui documentato? E un’altra domanda s’impone. Nei Parchi italiani si può scorrazzare liberamente sempre e dovunque con qualsiasi mezzo, motorizzato o meno, come qui si lascia intendere? Nei Parchi svizzeri è severamente proibito abbandonare il sentiero per inoltrarsi a piedi nella boscaglia, come chiaramente impongono i cartelli in lingua romancia: “es scumanda’ de bandunar la senda”. Multe salate a chi sgarra. Ma questo succede nella vicina Confederazione, che cosa pretendiamo da questa Italia la cui vocazione ambientale viene così eloquentemente rappresentata nelle iniziative redazional-pubblicitarie del Corriere? (Ser)

 

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