San Candido, scempio al cubo

Unica soluzione: renderlo invisibile. Al centro delle polemiche che stanno montando nel ridente centro di San Candido in Val Pusteria è il pavillon in cemento armato destinato a ospitare le bande musicali giudicato a furor di popolo e di turisti decisamente brutto. Wittfrieda Mitterer, direttrice del Curatorio per i beni tecnici e culturali di Bolzano, ne propone la dematerializzazione per renderlo invisibile. “Premesso che se è un progetto che è stato portato avanti e realizzato con fondi pubblici”, ha spiegato al Corriere del Trentino, “significa che c’è una maggioranza che lo ha voluto e approvato. Penso che sia sicuramente un edificio con un linguaggio architettonico moderno che non tiene conto del contesto in cui è inserito”. La proposta è dunque di dematerializzarlo attraverso un concept figurativo, con colori tali da renderlo invisibile. Una posizione di dissenso nei confronti della struttura è espressa anche dal presidente della sezione di Bolzano di Italia Nostra, Stefano Novello: “La nostra associazione da sempre si batte per la salvaguardia dei centri storici anche attraverso la tutela degli insiemi. Nella commistione fra architettura moderna e contesti storici consolidati, la prima non deve imporsi come presenza prevaricante rispetto all’armonia ed al fascino storico del paesaggio preesistente”. Non è mancata infine una stoccata di Vittorio Sgarbi che ha definito il manufatto “uno scempio al cubo”.

 

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