I miti delle Dolomiti ispirano gli artisti

Angelo Dibona (1879-1956) osserva indifferente le fiumane di turisti nel centro di Cortina d’Ampezzo. Nella foto sopra il titolo la statua dedicata a Pozza di Fassa al “diavolo” Tita Piaz (1879-1948).

Giovambattista Piaz (1879-1948) detto Tita, grandissima guida alpina fassana conosciuta come il “diavolo delle Dolomiti”, rivive in una statua lignea nella piazza di Pozza di Fassa. Non è il solo tra gli alpinisti storici ad avere ricevuto nelle Dolomiti questo onore sia pure tardivo. A chi frequenta le località “griffate” capita d’imbattersi in altri pionieri che hanno alimentato il mito dei Monti Pallidi. A Cortina d’Ampezzo, ai piedi del campanile che svetta in centro, si viene accolti dal busto bronzeo di un impettito Angelo Dibona (1879-1956) il cui nome è legato anche a un rifugio: le vie di roccia che portano il suo nome si trovano in tutto l’arco alpino. In val Gardena un monumento ligneo è stato dedicato negli anni Novanta – un po’ in disparte, in Vallunga – al triestino Emilio Comici (1901-1940) che di Selva fu podestà ai tempi del fascismo. Tre rifugi nelle Dolomiti portano il suo nome. Una bellissima statua bronzea di Luis Trenker, impareggiabile cineasta della montagna, si fa ammirare a Ortisei mentre indica le smaglianti creste del Sassolungo. Nei pressi della statua sbuffa ancora idealmente la vaporiera del trenino della Val Gardena che saliva da Chiusa a Plan aggiungendo incanto a incanto per i turisti che salivano dalle pianure.

Ortisei rende omaggio con questo monumento al grande concittadino Luis Trenker (1892-1990).

Il nome di Tita Piaz è legato soprattutto alle celeberrime Torri del Vajolet nel cuore del Catinaccio. Maestro di scuola, intrepido soccorritore, fu considerato sovversivo e i governanti non lo videro di buon occhio anche se il re Alberto del Belgio gli si affidò come cliente affezionato. Morì sessantanovenne per un banale incidente in bici. Una curiosità. La motocicletta di Tita Piaz conservata in Val di Fassa venne esposta a Milano alla fine dell’altro millennio nella mostra “Alpi, spazi e memorie” curata da Lorenzo Serafin ai Musei di Porta Romana con il coordinamento del Comitato EvK2Cnr.

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