Milano e Torino, quel reciproco disamore

Comunque vadano le cose, si cercò di spiegare l’8 luglio 2018 in Mountcity, l’animata vigilia della candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026 ha riportato a galla una rivalità che si sperava, ma fino a un certo punto, sepolta: quella tra Torino e Milano. “L’alleanza con Milano non esiste. Il nostro dossier è il migliore”, sono state le parole della sindaca Chiara Appendino. Concetto ribadito in tutti i modi anche dai sindaci montani piemontesi per niente disposti a condividere con i colleghi lombardi oneri ed auspicabili onori dei Giochi. “Olimpiadi 2026. Anche la montagna dice no a Milano” a sua volta titolò (malignamente) La Stampa riferendosi ai “sindaci dei borghi montani compatti con Appendino”. Ora sulla rivalità tra Milano e Torino interviene Avvenire del 21 luglio con un editoriale di Riccardo Maccioni. Il titolo “Olimpica distanza” è d’intonazione evangelica ma il contenuto è intriso di veleni, molto più di quanto abbia fatto nel suo piccolo MountCity cercando di dimostrare che comunque, al di là delle apparenze, le montagne uniscono secondo uno stereotipo a lungo coltivato, anche se… lo spirito olimpico divide.

Torino fa della propria autosufficienza un punto di forza nella candidatura ai Giochi del 2026. Nella foto la città vista dal Museo della Montagna al Monte dei Cappuccini.

Ma “c’est l’argent qui fait la guerre”, dicono i francesi. E quanto sempre più emerge è che ingenti sono gli interessi in gioco, ammesso e non concesso che, passato l’esame del Coni, il Cio assegni all’Italia il compito di organizzare dovunque sia i Giochi. Ma a parte questo, secondo Maccioni, a separare Torino e Milano ci sono 140 chilometri di autostrada e un oceano di pensieri, di sentimenti, di modi d’essere e di sentire che viaggiano in parallelo. Cioè destinati “a non incontrarsi mai, tantomeno oggi all’ombra dei cinque cerchi olimpici, alla vigilia della decisione sulla candidata italiana ai giochi 2026”. L’editorialista fa risalire tale disagio al fatto che le due metropoli sono troppo vicine per potersi ignorare e troppo lontane, nel rapporto con il mondo e con se stesse, per imparare ad amarsi. “Distantissime persino nel disegno di chi le ha pensate. L’una tutta stradone e incroci ad angolo retto, l’altra costruita in cerchi concentrici che dovunque vai, finisci per puntare al centro”.

Nella prima pagina di Avvenire non si parla però di rivalità, come MountCity aveva a suo tempo ipotizzato, ma di vicendevole antipatia. Peggio ancora, si fa cenno a un retroterra “condito di diffidenze e paranoie, di luoghi comuni e distaccata superiorità, di malcelati pregiudizi spacciati per buona educazione, che sembra non finire mai”. Basta così. Non si salva, nella visione del giornale della Conferenza episcopale, nemmeno il festival musicale MiTo che si pensava rappresentare un’eccezione, un esempio di feconda intesa tra le due città. Maccione lo definisce un ibrido mix ribattezzato oltretutto MiTo anziché ToMi (e perché no?). Insomma,  non si stupisce, l’editorialista, che nel decidere la candidata italiana alle Olimpiadi 2026 Torino e Milano siano fieramente, orgogliosamente, contrapposte come risulta dal “mai con Milano” pronunciato dalla sindaca Appendino. (Ser)

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