Eiger e Jorasses 1938. Conquiste in camicia nera

Ottant’anni fa una cordata austro-tedesca scalò per prima la parete Nord dell’Eiger precedendo il nostro Riccardo Cassin che rinunciò. Tra il 20 e il 24 luglio Fritz Kasparek, Heinrich Harrer, Andreas Heckmair e Ludwig Vörg riuscirono a vincere la resistenza della terribile Eigerwand. Poche settimane dopo, tra il 4 e il 6 agosto, Cassin si prese la rivincita arrivando, per primo, sulla vetta della Walker, dopo tre giorni di lotta durissima, in cordata con Luigi Esposito e Ugo Tizzoni. Due conquiste subito fagocitate dai regimi totalitari nazista e fascista, che se ne appropriano, facendole assurgere a prova inconfutabile della “superiorità” della razza ariana.

In Italia, questo lavoro di propaganda venne svolto dal presidente del Club alpino italiano Angelo Manaresi. L’adesione al regime da parte di parecchi campioni del sesto grado si palesò in forme esplicite, senza reticenze. Quanto profonda essa fosse rimane però da vedere singolarmente. Esemplare il caso di Cassin, operaio immigrato a Lecco da San Vito al Tagliamento, che attraverso i suoi successi sportivi, prima sul ring poi in montagna, trovò una via di riscatto sociale.

Cassin, Esposito e Tizzoni violarono nel ’38 la nord delle Jorasses. Nello stesso anno (foto in alto) Heckmair e Harrer furono gli uomini di punta della cordata austro tedesca che conquistò per prima la nord dell’Eiger (ph. Serafin/MountCity).

Le conquiste del Manipolo rocciatori lecchesi di cui Cassin fece parte, incoraggiate dai gerarchi locali finanziando qualche viaggio in treno e poco altro, indussero il presidente del Cai Manaresi a sottolineare che “il coraggio è il pane della nostra generazione e chi non ne ha di natura o non ne sa mettere insieme per istrada meglio è che si rassegni alla vita da pecora: ma il coraggio non nega, ma presume intelligenza”.

C’è un curioso episodio che legò il fedele braccio destro di Mussolini Achille Starace alle cordate lecchesi. Il segretario del Fascio di Lecco ottenne infatti che nel ‘34, per volere del Duce, fosse intitolata “XXVIII Ottobre – Achille Starace” la nuova via di roccia aperta alla Piccolissima di Lavaredo dalla cordata Cassin-Pozzi-Vitali.

Nel ’38 Cassin e compagni furono invitati a Roma e ricevettero, dalle mani del Duce, la medaglia d’oro al valore atletico. Per il fortissimo alpinista lecchese era addirittura la terza, dopo quelle per la prima salita assoluta della parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo (1935) e della Nord-Est del Pizzo Badile (1937). Un trittico formidabile che lo inserì di diritto nell’Olimpo dello sport fascista. Partito da cui, però, si terrà sempre distante, formando anzi, dopo l’8 settembre 1943, una brigata di alpinisti partigiani. Chi, invece, tra gli alpinisti di punta, sposò in pieno l’ideologia mussoliniana fu Domenico Rudatis, tra le firme di “Sport fascista” e della fascistizzata “Rivista del Cai”, dove non mancano nemmeno gli articoli di Julius Evola, tra i teorici della superiorità della razza bianca. Un clima che porterà anche il Cai, dal maggio 1938, a escludere sistematicamente dalle proprie fila i soci di origine ebraica. Una macchia odiosa che vedrà la zelante sezione di Ferrara cacciare addirittura sette dei 51 soci fondatori, soltanto perché ebrei.

Tra gli alpinisti di punta di quegli anni gloriosi e tragici, ci fu comunque anche chi, però, si oppose fermamente al regime. È il caso di Ettore Castiglioni, che rifiutò sdegnato la medaglia d’oro con cui il regime voleva celebrare le sue imprese sulle Dolomiti. Per la sua attività antifascista e di difensore degli ebrei perseguitati, è stata recentemente avviata la procedura per l’iscrizione tra i Giusti di Israele. Riscatto postumo per una generazione di alpinisti costretti ad arrampicare in camicia nera. (Ser)

Heinrich Harrer, Fritz Kasparek, Anderl Heckmair e Ludwig Vorg dopo avere conquistato la parete Nord dell’Eiger il 24 luglio 1938.

 

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