Strade come circuiti, il paradiso (dei centauri) è qui

“Le moto rispettino i nostri paesi” titola il 27 luglio il quotidiano “Alto Adige”. Sui gravi problemi creati al traffico e all’ambiente dai motociclisti, una lettrice interviene infatti segnalando “un sempre più frequente e intollerabile fenomeno che si verifica dal mese di maggio al mese di settembre nelle nostre valli”. Intollerabile è sicuramente anche per i non residenti, come avverte la lettrice, che “orde” di motociclisti, prevalentemente tedeschi e austriaci, in colonne anche di 30 e più, attraversino, soprattutto nei fine settimana, i paesi del Trentino Alto Adige, superando abbondantemente i limiti di velocità e trasformando le strade in piste da gran premio con rumori assordanti, specialmente nei rettilinei di molti comuni tra cui quello dove la lettrice risiede (Cloz, Val di Non).

“Gli sconsiderati sorpassi e gli spostamenti a centro strada nelle curve”, segnala ancora la lettrice, “spaventano non poco automobilisti, pedoni e ciclisti, oltre ad essere causa di notevole pericolo. Possibile, almeno nei piccoli centri, che non si possa ovviare a questo flagello?”. Con l’abituale pacatezza risponde il direttore del quotidiano Alberto Faustini che durante la conduzione di Prima pagina su Radio 3 parlò recentemente anche di montagna e della necessità che si debba conciliare il turismo con il rispetto delle abitudini degli abitanti locali.

Alberto Faustini

“Trovo normale”, osserva l’indulgente Faustini, “che con l’arrivo dell’estate molte persone sentano il bisogno di tirare fuori la moto e di godersela, ma trovo fondamentale che questo non avvenga a discapito di chi vive in certi luoghi. Basterebbe far rispettare le regole che già ci sono, magari con qualche semaforo e con qualche dissuasore in più. Le vie e i vicoli dei nostri paesi, ma anche le strade provinciali che li attraversano non possono diventare circuiti”. Il vero problema è che i motociclisti maleducati che trasformano le strade in piste e non esitano a fare concorrenza a Valentino Rossi rappresentano un problema anche per i turisti che vorrebbero godersi in pace le Dolomiti. Ha un bel dire il direttore che occorre cercare un punto d’incontro fra sogni e aspirazioni dei turisti (in auto, in moto, in bici, a piedi) e salvaguardia del territorio e che le regole vanno rispettate. Basta dare un’occhiata al suo giornale per capire che, rispettosi o no delle regole, i centauri rappresentano una categoria pressoché intoccabile, la linfa di un certo modo d’intendere il turismo badando soprattutto alla cassa. “Tornanti e passi, un paradiso per i motociclisti” titola infatti il 31 luglio lo stesso Alto Adige ribadendo compiaciuto, qualora non ce ne fossimo accorti, che “le strade che si inerpicano sulle montagne sono i tracciati preferiti”. Come si concilia, gentile direttore, il suo rammarico per le strade trasformate in circuiti con l’invito a scatenare i rombanti motori che si intuisce nel suo giornale? Là dove, per l’esattezza, si sottolinea con orgoglio “che in Alto Adige il detto dei motociclisti è ancor più vero: la miglior distanza tra due punti è la curva”? (Ser)

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