In Svizzera si muore di meno

Pierre Mathey

Una buona notizia arriva dalla vicina Confederazione e siamo lieti di pubblicarla oggi, 1 agosto,  Festa Nazionale Svizzera che ne celebra la nascita nel 1291. Le statistiche dicono che oltre Chiasso in montagna sono diminuiti gli incidenti mortali. Merito indiscutibile anche delle guide alpine elvetiche. Se c’è qualcuno che mette a repentaglio la propria vita per la sicurezza degli escursionisti è proprio la guida, spiega Pierre Mathey, guida alpina da oltre 25 anni, intervistato per Swissinfo da Luigi Jorio. “Chi non riesce a raggiungere la cima parla spesso di fallimento. Per me, l’unico fallimento è quando non si fa ritorno a casa”, continua Mathey, 52 anni, segretario generale dell’Associazione svizzera delle guide di montagna.

Incidenti in montagna in aumento come talvolta si legge nei media? “No, per fortuna”, spiega Mathey, “sta succedendo il contrario. In Svizzera, perlomeno. In proporzione al numero di persone che pratica la montagna gli incidenti da noi sono diminuiti, sia in estate sia in inverno. Oggi disponiamo di un equipaggiamento migliore: per esempio apparecchi di ricerca in valanga più evoluti. Ma non solo. Anche l’informazione e la prevenzione sono migliorate. Un altro elemento importante è la formazione delle guide di montagna e la preparazione degli escursionisti amatoriali che grazie ai club alpini possono partecipare a corsi di aggiornamento”.

Il Cervino (in alto in un’immagine notturna di Dario Monti) è la montagna al mondo che miete più vittime. Dalla prima scalata nel 1865 sono morte oltre 500 persone. Qui una recente statistica sugli incidenti pubblicata da Swissinfo.

 

One thought on “In Svizzera si muore di meno

  • 02/08/2018 at 19:21
    Permalink

    Mi spiace dover segnalare un eccesso di ottimismo nella lettura del grafico relativo al “Calo delle vittime in montagna in Svizzera”. Il grafico indica invece un andamento variabile ma sempre in più o in meno attestato attorno ad una media di 113 vittime/anno.
    Le 2376 povere persone che hanno lasciato la vita in 21 anni sulle Alpi Svizzere (senza contare le altre migliaia sui versanti italiano, francese, austriaco) sembra che siano state più vittime del capriccio della fortuna invece che aiutate da un equipaggiamento migliore o da apparecchi di ricerca più evoluti.

    Durante l’intervista per Swissinfo alla guida Pierre Mathey il giornalista chiede come praticare la montagna con sicurezza e il famoso alpinista risponde: “È un insieme di cose: la formazione tecnica, l’esperienza e soprattutto la capacità di rimettersi in discussione.”
    Ma il giornalista incalza: Sono obbligato ad avere una guida? E l?alpinista risponde: “No. Le Alpi sono un’eccezione mondiale: gli accessi sono liberi. Non ci sono pedaggi o regole.”
    E in queste due risposte forse stanno le dolorose verità di tanti incidenti.
    La più importante che forse racchiude anche le successive è l’ultima che fa rabbrividire: le Alpi… eccezione mondiale… gli accessi sono liberi senza pedaggi o regole!

    Non è richiesta quindi una certificazione di formazione tecnica, non un certificato di idoneità fisica all’attività sportiva. Non è richiesta l’esperienza. Un Tartarino qualunque può tentare da solo vie alpinistiche, oppure pagarsi, come fece il vero Tartarino di Daudet, una guida o due che lo trascinano su per la Jungfrau. E chi dice di no di fronte a qualche migliaio di Euro guadagnate in un paio di giorni?
    “La guida è però sempre confrontata con un’incertezza economica: in caso di annullamento le entrate sono pari a zero.” Racconta Pierre Mathey. E’ la storia dell’alpinismo dai tempi di Wimper: se le guide avessero rifiutato di accompagnare la cordata che ha conquistato la Grande Becca (perché alcuni di loro avevano poca esperienza e attrezzatura non idonea) la storia del Cervino non sarebbe iniziata con una tragedia e forse l’alpinismo potrebbe meritarsi la A maiuscola.

    Bene fanno i giovani a non scegliere il lavoro di giuda perché fino a che non ci saranno regole ferree fatte rispettare con multe salate il numero delle vittime non potrà diminuire. Idoneità fisica certificata. Corsi di Alpinismo a vari livelli che consegnino una patente riconosciuta in tutto il mondo. Percorsi e vie alpine da “esperto” in su riservati solo a chi ha conseguito il brevetto, gli altri solo sui sentieri facili. La Montagna non ne soffrirà certo.

    Ringrazio MountCity per aver pubblicato la mia foto del Cervino scattata al Breuil durante le celebrazioni per i 150 anni della prima ascensione.
    Dario Monti

    Reply

Commenta la notizia.