Via i cestini, niente spazzatura al lago di Anterselva

Uno dei tanti impegni di Toni Farina come consigliere del Parco nazionale Gran Paradiso riguarda in questa estate 2018 l’eliminazione dei cestini per i rifiuti al Piano del Nivolet. Proprio così. Toni la definisce in Facebook una piccola grande battaglia che prende le mosse sul sentiero che, dall’abitato di Noasca, un comune del Parco, conduce a un’attraente cascata. “Una passeggiata di 15 minuti”, spiega, “che permette l’insolita esperienza di andare dietro il salto d’acqua, e di osservare il paesaggio (il paese in basso) filtrato dal flusso idrico, imponente tra maggio e giugno. Una sorta di effetto flou davvero particolare. Per questo il sentiero è assai frequentato. Tale ragione ha spinto l’amministrazione comunale a dotare il sentiero di cestini per la spazzatura, immagino per dare un segno di efficienza, e prevenire domande tipo: ‘Ma come, non c’è neanche un cestino dei rifiuti?’”.

Cestini ingestibili nel Parco del Gran Paradiso. Che cosa si aspetta ad abolirli?

E invece, osserva Farina, quei cestini collocati alla cascata sono di troppo, sempre orrendamente traboccanti di rifiuti. Ce ne vorrebbero di più, e poi chi li svuota? Nel sollecitarne l’abolizione, Toni si chiede se è possibile che non si riesca a fare una passeggiata di 15 minuti, sia pure in salita, senza avere dietro una lattina o una bottiglietta. Manco fosse la traversata del deserto del Gobi…Una domanda viene dunque spontanea: è così necessario collocare cestini dei rifiuti nelle zone di pregio ambientale? Alla domanda hanno da tempo offerto una concreta risposta alcune valli dell’Alto Adige, e questo Farina dovrebbe saperlo. Un esempio? Non esistono volutamente cestini nelle affollate sponde del  bellissimo lago di Anterselva (Antholzer See in tedesco) a 1642 m nella valle omonima (una laterale della val Pusteria), circondato da boschi di conifere, nel territorio comunale di Rasun Anterselva (in provincia di Bolzano). Ma per terra non si nota nemmeno una cicca, un fazzolettino di carta, niente di niente.

C’è da supporre che una decisione analoga sia stata presa anche in altre località dell’Alto Adige con l’invito ai turisti a riportare a valle i loro rifiuti, soprattutto le lattine e le bottigliette di plastica. Più che un invito, un obbligo che dovrebbe valere a ogni quota, anche se si apprende che il meraviglioso lago Sorapis sopra Cortina d’Ampezzo soffre di eutrofizzazione per via dei rifiuti di ogni genere, anche organici, che tremila persone in mancanza di cestini lasciano ogni giorno sulle sue rive. Non è messo meglio, in quel di Cortina, il lago Feder alla Croda da Lago dove sorge l’omonimo rifugio. Anche qui si raggiungono le tremila visite al giorno legate in parte alla percorribilità di raggiungere il lago in sella alla sempre più diffusa bike a pedalata assistita. Non rimane allora che da augurarsi che l’esempio del Comune di Rasun Anterselva sia preso a modello in tutte le più frequentate località alpine. Al posto dei cestini occorre purtroppo sistemare un cartello con l’obbligo di non lasciare sul posto schifezze. Una modalità indispensabile, considerata la maleducazione di cui i turisti danno purtroppo prova a tutte le quote. (Ser)

 

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