Aiuto, il commercio invade le pareti

Il commercio invade le pareti di roccia un tempo riservate a pochi eletti e oggi diventate elementi trainanti nel turismo, basta pensare al ruolo delle falesie nello sviluppo (sostenibile) del Finalese. E poiché appartengono alla preistoria i tempi delle Superga che mandarono in pensione gli scarponi degli arrampicatori, oggi le aziende che producono del materiale da arrampicata sempre più tecnologico e sofisticato si contendono spazi strategici. E’ quanto risulta dall’informatissimo Gogna blog che riferisce  (http://gognablog.com/lasta-al-bivacco-zeni/) sulla disavventura di due alpinisti capitati in un bivacco nelle Dolomiti (il “Donato Zeni”, per l’esattezza, in valle San Nicolò) senza sapere che era stato temporaneamente adibito a show room dell’azienda North Face ed era perciò, sia pure provvisoriamente, inagibile: in attesa, tra l’altro, che l’azienda vi mettesse all’asta alcuni cimeli (giacche a vento, sacchi a pelo et similia) di noti alpinisti. Un’iniziativa realizzata con la benedizione della storica Società Alpinisti Tridentini, sezione del Club Alpino Italiano, che ha ceduto a pagamento (ma solo per qualche giorno) questo suo prestigioso avamposto. E che destinerà l’importo pattuito con l’azienda di abbigliamento alla manutenzione dei suoi rifugi (ma su questo e altri aspetti dell’iniziativa occorre prendere atto dei chiarimenti dell’Ufficio stampa italiano di The North Face che ci sono stati recapitati dopo la pubblicazione di questo post e che qui sotto volentieri pubblichiamo).

“Roba di una tristezza inaudita” è uno dei commenti più pepati nel blog di Gogna. Che sia l’inizio di un trend, con rifugi e bivacchi allietati (si fa per dire) dalle insegne pubblicitarie degli sponsor come lo sono i jumbo tram che circolano per Milano? Siamo alla svendita definitiva della montagna e dei suoi valori? Si tratta di una pagliacciata destinata a trasformarsi in un boomerang per il Cai e per quanti intendono svendere i beni sociali? E non era già successo nel 2017 che in cima alla Grigna Settentrionale piazzassero con il beneplacito del Cai Milano un “bivacco culturale” che prevedeva una struttura mobile sponsorizzata da Ferrino in grado di ospitare esperienze video ed acustiche, concerti e recital?

“E’ chiaro che la cosa mi lascia perplesso e direi anche indignato” è la reazione dell’illustre scalatore Marco Furlani il 2 agosto in Facebook, “ma così gira il mondo ed un posto veramente bello è stato ridotto a un banco per le aste. Mah…sembra che il pezzo più forte sia il piumino della bellissima Tamara Lungher durante il suo tentativo invernale al Nanga Parbat. Penso però che magari se ci mettevano qualche indumento più intimo era meglio”. Bisogna accettare che il commercio avanzi sul fronte dell’outdoor con iniziative così sfacciate? Ma quanto s’indignarono illustri alpinisti fieri delle medaglie ricevute da Mussolini quando il fascismo piazzò fra i pinnacoli delle Grigne giganteschi simulacri dei fasci di combattimento?

A proposito di mercificazione delle pareti, ci si è dimenticati in questa circostanza di un precedente (forse) significativo del nuovo che avanza. Un anno fa negli Stati Uniti aprì i battenti su una parete un cliffsideshop, leggasi una boutique in tela a portata di climber. Sistemato in un portaledge, cioè in una tenda smontabile e portatile che di norma consente di trovare riparo durante scalate impegnative su big wall, lo shop vendeva t-shirt, pile e altri capi d’abbigliamento tecnico a chi se lo poteva e può permettere: non tanto per il prezzo, ma perché per arrivare alla boutique bisognava sapersela cavare su difficoltà piuttosto elevate.

Il cliffsideshop che invita a fare acquisti in parete è un’idea lanciata negli Stati Uniti. In alto, in un fermo-immagine, il bivacco ceduto temporaneamente dalla SAT all’azienda The North Face. In entrambi i casi il denaro ricavato dalla promozione è stato destinato a iniziative legate alla protezione dell’ambiente.

L’aspetto positivo dello shop made in Usa fu, a detta di molti, che il fatturato venne messo a disposizione di un comitato per la protezione e la conservazione delle falesie della zona e una parte dell’incasso fu riservata all’American Alpine Club. Una semplice americanata? Via, non siamo severi. Tornando al bivacco affittato dalla Sat a North Face, la storica sezione del Cai informa che intende fare buon uso del denaro incassato, e ciò per migliorare a quanto s’intuisce le proprie strutture in quota bisognose di quella manutenzione che un tempo erano i soci a sobbarcarsi. Ma bando alle malinconie, per saperne di più e gustarvi un delizioso video sul citato cliffsideshop americano rinviando ai posteri giudizi definitivi, questo è il link: http://thirtysevenfive.com/cliffsideshop/

Un chiarimento di The North Face

Dall’Ufficio stampa italiano di The North Face riceviamo il 7 luglio 2018 e volentieri pubblichiamo quanto segue:

In riferimento al vostro articolo dedicato al progetto The North Face che si è svolto in occasione del MOUNTAIN FESTIVAL in Val San Nicolò forniamo alcune informazioni nella speranza che contribuiscano a chiarire alcuni punti. Il Mountain Festival è un evento nato per offrire a più di 800 persone con vari livelli di esperienza la possibilità di vivere e godersi la montagna. Il Pinnacle Project, ospitato dal Bivacco Zeni, è frutto di una collaborazione con la SAT e nasce per condividere alcune tra le più straordinarie imprese compiute dai nostri atleti esponendo la Collezione di 8 capi che, messi all’asta, permetteranno di raccogliere proventi  che verranno devoluti all’associazione alpina CAI e dunque restituiti alla montagna. Il giorno Lunedi 23 LUGLIO, un’agenzia esterna coinvolta nel progetto ha inavvertitamente chiuso il bivacco, un errore prontamente rettificato e per il quale ci scusiamo sentitamente. Per tutta la restante durata dell’evento il bivacco è rimasto aperto e custodito 24 ore su 24 e supportato da un secondo punto di bivacco poco distante in grado di offrire riparo a climber ed escursionisti. Noi di The North Face amiamo e supportiamo da sempre la montagna e siamo fieri di poter restituire qualcosa alla Val Di Fassa. Pur comprendendo appieno che si sia trattato di un fine settimana diverso da quelli abituali, si è creato un contesto in cui la Valle ha ospitato centinaia di persone provenienti da 25 nazioni, esperti e principianti, che hanno potuto condividere e godere l’esperienza di queste meravigliose montagne e apprezzare le gesta e i racconti degli atleti del nostro team.  Siamo molto fieri di aver potuto accogliere così tante nazionalità e culture diverse e speriamo che la comunità lo riconosca e condivida il nostro spirito di accoglienza. Segnaliamo inoltre, come anche già precisato dalla SAT in un suo comunicato riportato anche dalle testate locali CORRIERE DEL TRENTINO e CORRIERE DELL’ALTO ADIGE, che non c’è stato il pagamento di alcun contributo per l’utilizzo temporaneo del bivacco ma “l’accordo stipulato tra SAT e The Nord Face ufficializza semplicemente il fatto che il ricavato dell’asta on line degli indumenti esposti nel bivacco verrà devoluto a SAT in quanto ente no profit, depurato della spese per il servizio di vendita effettuato a cura di terzi”.

 The North Face

One thought on “Aiuto, il commercio invade le pareti

  • 07/08/2018 at 19:01
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    EVVIVA – CONTINUIAMO COSI’

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