Il marchio di qualità per i prodotti di montagna

Il marchio nella versione approvata dal precedente Governo.

“La forma più alta d’amore” è lo slogan con cui sui giornali del 9 agosto 2018 viene presentata la pubblicità di un formaggio, il Parmigiano reggiano. Testimonial di tanta bontà è l’astronauta Maurizio Cheli che, come noto, è salito sull’Everest dopo avere orbitato a lungo nel firmamento. Ciò che colpisce è il marchio “Prodotto di montagna” dovuto al fatto che il formaggio “è diventato unico grazie al fieno di montagna”. Quello raccolto, si deve intendere, nell’Appennino reggiano. Si pensava che questo marchio fosse un lascito del partito che prima governava l’Italia e che in un clima di cambiamento fosse sfortunatamente finito nel dimenticatoio. A presentarlo risulta infatti che sia stato il 24 febbraio 2018 l’allora ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina. “Il nostro obiettivo”, disse in quella circostanza Martina, “è valorizzare meglio il lavoro dei produttori delle zone montane. Parliamo del 17% del totale delle imprese agricole italiane e di un terzo degli allevamenti. L’economia agricola della montagna è un pilastro fondamentale per la tenuta dei nostri territori”.

Poi venne il 4 marzo e gli italiani optarono per un governo “di cambiamento”. Oggi quel marchio, con qualche lieve modifica, si mette finalmente a circolare. Benissimo. Solo che dall’Ansa si apprende che, a proposito di tale iniziativa, “il decreto è stato firmato dal ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio”. “Tutelare i prodotti di montagna vuol dire premiare il lavoro di migliaia di piccole e medie imprese che contribuiscono a tenere viva l’economia del nostro Paese”, ha rilevato il neo ministro in una nota. “Con questo marchio”, ha proseguito, “sarà più facile per i consumatori riconoscere e scegliere queste produzioni Made in Italy”. Il logo, verde con una montagna stilizzata, è più o meno lo stesso lanciato da Martina, ora passato all’opposizione anche se non può che concordare con le parole del collega: riconoscendo, e noi con lui, che non c’è niente di male nel valorizzare le buone idee di chi per anni ha mandato avanti la malconcia baracca del nostro Paese. (Ser)

La pubblicità con il logo “Prodotto di montagna” sui giornali del 9 agosto 2018.

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